Il martirio del degustatore3 min read

Per la stragrande maggioranza della popolazione mondiale che vive nell’emisfero nord il mese di giugno segna l’inizio dell’estate. Gli scandinavi la chiamano Festa di mezza estate anche se coincide con il solstizio, cioè l’inizio, ed è tradizione festeggiare San Giovanni. 

L’arrivo dell’estate rappresenta dunque per ogni popolo motivo di gioia: anche gli italiani stessi, che pure appaiono sempre divisi su argomenti di importanza capitale come l’inizio delle stagioni, per l’occasione sembrano uniti. Quasi tutti. Fa eccezione  una nicchia, una fetta, un kilo, una briciola, insomma una particella sub-atomica di italiani, probabilmente sbarcati da Alpha Centauri nella notte dei tempi, che il motivo di gioire durante il mese di giugno proprio non c’è l’hanno.

Eh sì, se il mese di maggio è Mariano, quello di Giugno è il mese del selezionatore di vini per le guide, in particolare quello del suo martirio, o calvario se preferite. Una sorta di via crucis che inizia con frasi apparentemente banali del tipo “ Eh, beato te che ti bevi tutti i più bei vini del mondo” per passare ad altre più efficaci come “Non solo li bevi agratis, ma ti pagano anche. Che culo che c’hai.” 

Ma la prima vera prova è quella del panel. Le pene del panel, sarebbe meglio dire, visto che è poi lì che si soffre. Nell’orgoglio quando assegni tre punteggi diversi allo stesso vino nell’arco di dieci minuti, nell’esperienza quando non capisci se è un difetto o se è solo schifoso, nell’intelligenza quando hai stanato il vitigno internazionale ed esulti, ma poi leggendo la scheda vedi che era stato dichiarato regolarmente, e nel fegato perché non hai preso la pillola di cardo mariano e aggiungi danno alla beffa.

Un altro elemento di sofferenza è quando si tratta di scrivere la descrizione: dieci minuti dopo e soprattutto dopo aver esplorato mentalmente negozi di fiori, verdurai, carrozzieri e restando solo la bustina di spezie comprate in India secoli fa ci viene voglia di spararci a vicenda. Intanto sul tavolo le bottiglie aumentano. Una schifezza alternata a un vino mediocre e poi anche (per fortuna) una bottiglia buona, in un’interminabile sequenza che sembra non aver mai fine. Ogni anno mi dico però che tutto questo ha un senso, che i produttori ce ne saranno grati e i lettori non potranno che apprezzare il lavoro fatto per orientarli nelle scelte d’acquisto.

Infine la guida esce e diventa imperativo staccare telefono, andare in monastero,sparire dalla faccia della terra finché non si placano gli animi di chi è stato penalizzato. Il più gentile dei commenti che mi sono sentito rivolgere… non lo si può scrivere. Non una botta d’orgoglio ma “una botta all’orgoglio”. 

Per fortuna che poi le acque si calmano e arriva il momento del ritorno alla vita pubblica; trovi il coraggio di uscire di casa, seppur con cappello a falde larghe e occhiali scuri e  magari ti capita di incontrare qualcuno che parla di vini, di punteggi e di premi assegnati. In quel caso come fai a non gioire quando li senti dire: “ ‘Sti qui che fan le guide non capiscono proprio una sega! Pensa te, han dato un premio alla Tenuta X  che il vino poi lo compra dall’azienda Y. Poi non hanno cagato di striscio il Rosso Z che invece è un vino da almeno 120 punti. Ma se ne andassero a lavorare che è meglio,và!”

Frasi come questa mi scaldano il cuore e per un attimo sono tentato di rivelarmi. Insomma, non trovate che sia bello fare un lavoro utile? Se poi questo ha anche un senso socio-cultural-gastroenterologico, ampiamente riconosciuto dai destinatari del tuo sacrificio, è ulteriore motivo di gioia.

E ora che è finita, con quello che si guadagna,già non vedo l’ora che arrivi l’anno prossimo.

 

Giovanni Solaroli

Ho iniziato ad interessarmi di vino 4 eoni fa, più per spirito di ribellione che per autentico interesse. A quei tempi, come in tutte le famiglie proletarie, anche nella nostra tavola non mancava mai il bottiglione di vino. Con il medesimo contenuto, poi ci si condiva anche l’onnipresente insalata. Ho dunque vissuto la stagione dello “spunto acetico” che in casa si spacciava per robustezza di carattere. Un ventennio fa decisi di dotarmi di una base più solida su cui appoggiare le future conoscenze, e iniziai il percorso AIS alla cui ultima tappa, quella di relatore, sono arrivato recentemente. Qualche annetto addietro ho incontrato il gruppo di Winesurf, oggi amici irrinunciabili. Ma ho anche dei “tituli”: giornalista, componente delle commissioni per la doc e docg, referente per la Guida VITAE, molto utili per i biglietti da visita. Beh, più o meno ho detto tutto e se ho dimenticato qualcosa è certamente l’effetto del vino.


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