Quando si dice, magari dando pure un’occhiata al calendario biodinamico, che ci sono giorni adatti per assaggiare e giornate in cui il vino cambia faccia e mostra la peggiore, si pensa al massimo a una boutade. Invece è quello che è successo quest’anno il giorno dell’assaggio ufficiale dei Morellino di Scansano e per fortuna nostra ci siamo resi conto del problema solo perché, per vari motivi, avevamo assaggiato qasi tutti gli stessi vini almeno due volte. Così, confrontando i risultati e conoscendo piuttosto bene la denominazione ci siamo resi conto che in effetti quel giorno avremmo fatto meglio a fare altro.

Dimostrazione lampante di quanto il vino è vivo e può cambiare o essere soggetto a momenti di appannamento, come a momenti in cui la sua espressione è al massimo. Un po’ come noi abbiamo giornate buone e cattive così è il vini, per buona pace di chi loreputa “solo” una bevanda alcolica.
Ma lasciamo da parte le interpretazioni filosofiche e veniamo al sodo: il Morellino di Scansano è una denominazione che ci piace definire “a cammello” nel senso che aveva avuto un grande sviluppo all’inizio degli anni duemila per poi cadere in una crisi che sembrava senza via d’uscita e solo pochi anni fa iniziare una risalita che ha tutte le caratteristiche per (nonostante il mercato generale dei vini rossi) mantenersi ad un livello alto sia qualitativo che di considerazione. Diciamo quindi che ha avuto un andamento alto-basso-alto, proprio come le gobbe di un cammello, sperando naturalmente che gli alti e bassi finiscano qui.

La tipologia che ha noi è sempre piaciuta e che anche quest’anno ha dato buoni risultati, è quella dei Morellino di Scansano d’annata: vini equilibrati, profumati, dotati di una buona rotondità anche in una vendemmia difficile come la 2024. Sicuramente di livello superiore i “base” del 2023 e addirittura alcuni del 2022. Infatti ormai è chiaro che una buona fetta dei Morellino di Scansano ha caratteristiche che li portano non solo ad un buon invecchiamento, ma che conviene anche lasciare in cantina per almeno 2-3 anni. Bisogna sil mito di un rosso “solo da bere giovane” e molte aziende infatti propongono Morellino “non riserva” dopo 2-3 anni riuscendo a unire piacevolezza a profondità e corpo.
Per quanto riguarda invece i Morellino di Scansano Riserva, da sempre la tipologia più controversa, la situazione sembra leggermente migliorata ma rimaniamo sempre del parere che, vista anche la situazione climatica, estrarre molto e usare molto legno per un Riserva ha spesso delle controindicazioni importanti, prima di tutto nel tenore alcolico e nell’equilibrio generale.
In definitiva, anche grazie ai diversi assaggi fatti a partire da maggio, siamo soddisfatti dell’andamento qualitativo di questa denominazione, che secondo noi ha tutte le carte in regola per rimanere per sempre sulla cima della “seconda gobba del cammello”.
