Facciamo bene il nostro mestiere!3 min read

Quando il nostro amico Piero Valdiserra si arrabbia, si arrabbia! Il Trentino, anzi la situazione del vino Trentino è stata la miccia che lo ha portato a questa "esplosione" che colpisce anche la categoria dei (cosiddetti) giornalisti enogastronomici.

 

Complice la pesante crisi economica in atto, dal mondo vitivinicolo trentino giungono echi – ripresi anche dalla stampa locale – di grandi manovre in corso. Ipotesi di acquisizioni, cessioni, scorpori, razionalizzazioni produttive, con nomi e cognomi dei buoni e dei cattivi, di chi ha vinto e di chi ha perso, dei sommersi e dei salvati. E con il corollario di feroci polemiche e di messaggi più o meno cifrati, anch’essi spediti con i tempi e con le modalità della stampa…

Volano gli stracci, insomma, e a farne le spese è soprattutto la grande cooperazione trentina, quella stessa cooperazione che per tanti anni è stata additata a modello virtuoso, in regione e fuori.

A noi vengono spontanee alcune domande, che ci inducono per una volta a redigere un pezzo più caustico del solito. E ci chiediamo: dove erano fino a ieri quei giornalisti locali che ora sparano titoli scandalistici a tutta pagina, che di gusto inzuppano ora il pane nelle difficoltà del sistema cooperativo trentino, e che abitualmente, invece, erano sdraiati, stuoinati sulle sole dichiarazioni ufficiali degli addetti stampa aziendali? Che decantavano acriticamente le magnifiche sorti e progressive del vino dolomitico, salvo poi scoprire – dopo anni di melassa – che, oh cielo, non è tutto oro quel che riluce?

E, seconda domanda: dove sono i giornalisti del vino del resto d’Italia, che non si sono nemmeno accorti che in Trentino si sta combattendo una guerra di sistema dalle proporzioni gigantesche e dagli esiti imprevedibili? Oppure, e sarebbe peggio ancora, dove sono gli opinionisti, i blogghisti, le penne abrasive, che in questo caso preferiscono parlar d’altro e autocensurarsi?
Qualche tempo fa, un amico e collega di settore commentava con aria triste e con voce abbacchiata lo scarso interesse che suscita nel nostro Paese la stampa del vino. Aveva ragione: chi scrive di vino ha spesso il problema di farsi leggere. Ma, ci diciamo, se scrivere di vino è occuparsi di sagre paesane e di degustazioni di campagna, magari facendo “taglia e cuci” di comunicati stampa precotti senza nemmeno conoscere di prima mano ciò di cui si scrive, allora tutto si spiega. Se l’articolo medio riguarda argomenti tipo la festa del vino aspretto di Roccacannuccia, con annesso buffet e presenza delle autorità, è comprensibile che i lettori – se va bene – siano solo quelli di Roccacannuccia…

La verità è che noi giornalisti dobbiamo ricordarci di fare il nostro mestiere. Scovare, organizzare e pubblicare le notizie: anche le notizie del vino. Punto. Se diamo ai lettori roba buona, roba vera, i lettori ci sono e continueranno a esserci. Se facciamo collage di dichiarazioni ufficiali, di cartelle stampa abborracciate e mal scritte, su iniziative improbabili, per nostra pigrizia, quieto vivere o viltà, non dobbiamo poi meravigliarci del disinteresse generale. Generale e meritato. I primi responsabili del nostro successo di pubblico, come pure del nostro insuccesso, siamo proprio noi.

Carlo Macchi

Sono entrato nel campo (appena seminato) dell’enogastronomia nell’anno di grazia 1987. Ho collaborato con le più importanti guide e riviste italiane del settore e, visto che non c’è limite al peggio, anche con qualcuna estera. Faccio parte di quel gruppo di italiani che non si sente realizzato se non ha scritto qualche libro o non ha creato una nuova guida sui vini. Purtroppo sono andato oltre, essendo stato tra i creatori di una trasmissione televisiva sul vino e sul cibo divenuta sicuramente la causa del fallimento di una nota rete nazionale. Riconosco di capire molto poco di vino, per questo ho partecipato a corsi e master ai quattro angoli del mondo tra cui quello per Master of Wine, naturalmente senza riuscire a superarlo. Winesurf è, da più di dieci anni, l’ultima spiaggia: dopo c’è solo Master Chef.


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0 responses to “Facciamo bene il nostro mestiere!3 min read

  1. dove siano gli altri non so.
    io ho personalmente abolito da tempo quella terra di mezzo tra il Veneto e l’Alto Adige.

  2. D’accordo su tutto, caro Piero, ci mancherebbe. Sono cose che ho sempre detto e fatto anch’io. Finché il mio conto in banca non si è prosciugato … Allora ho smesso di farle, e tra un po’ smetterò anche di dirle. Questo per dire che siamo alla solita, irrisolta questione: fare VERO GIORNALISMO ha dei costi, perché i giornalisti attivi (non i pensionati, con tutto il rispetto) di questo mestiere ci campano. Devono camparci. Il problema è che nessuno è disposto a coprirli, questi costi. Non sono disposti gli editori e, guarda un po’, non sono disposti a farlo nemmeno i lettori (non parliamo poi dei produttori…!). Morale? Ogni paese ha la stampa che si merita (non solo il governo).

  3. D’accordissimo Lizzy, ma tutto ciò giustifica il nulla informativo totale? Non il poco, il nulla? Se è cosà¬, come Paese abbiamo veramente pochi meriti…

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