Quando a novembre 2025 l’attrice Gaia Nanni ha messo in scena il suo monologo interpretando 40 anni di storia della Scuola di Arte Culinaria Cordon Bleu di Firenze, il messaggio è arrivato: la cucina non ha solo un ruolo quotidiano, bensì un ruolo sociale, uno strumento di consapevolezza, qualcosa che è contenuto nelle motivazioni con cui l’UNESCO ne ha riconosciuto il valore di Patrimonio immateriale dell’umanità.
Nanni interpretava infatti due donne molto diverse per posizione sociale ma soprattutto per le motivazioni che le spingevano a frequentare un corso di cucina. E così attraverso la voce dell’attrice è emerso che imparare quest’arte può voler dire emanciparsi dalla vita familiare, allontanarsi da un marito ‘invadente’, recuperare autostima, superare un momento difficile, e non solo per le donne. Perché poi il risultato è qualcosa che si prende cura, di noi, degli altri. E così abbiamo deciso di raggiungere le due fondatrici Cristina Blasi e Gabriella Mari per conoscere questa realtà, di cui a dire il vero, il nostro collega Sandro Bosticco ci parla da anni da insider, in qualità di docente di Tecniche di Degustazione.

La Cordon Bleu di Firenze nasce nel 1985 con un obbiettivo: che il patrimonio culinario italiano locale, radicato nei sapori e nelle stagioni, sia tramandato nel ruolo che gli spetta, quello culturale, un obiettivo ancora presente e che in parte si condensa nel libro“Sogni e Soufflé – Storie di vita e di cucina in 40 anni di Cordon Bleu”, scritto dalle fondatrici, dove si intrecciano racconti di vita e aneddoti di cucina.
Blasi e Mari – «All’inizio il nostro lavoro si concentrava soprattutto sulla tecnica – ci hanno raccontato in modo corale le due fondatrici – Quarant’anni fa molte preparazioni venivano tramandate “a voce”, senza codici precisi. Così abbiamo iniziato ad occuparci sia della tradizione italiana sia del rigore tecnico per replicarla, spesso attraverso riferimenti alla cucina francese, che per prima ha codificato tecniche e nomi. Con il tempo però la cucina italiana ha assunto un ruolo centrale nei menù ufficiali e cerimoniali, e questo le ha permesso di sviluppare una propria codifica, mantenendo il rispetto per la nostra tradizione regionale».
Winesurf – Passeggiando lungo le vie del centro di Firenze è impossibile non notare le aule a porte spalancate di Pasta Class con gli ingredienti già distribuiti sul tavolo in attesa di curiosi e allievi in barba all’HCCP. Cosa ne pensate?
B&M – «Cucinare è certamente un’esperienza che molti stranieri desiderano vivere: preparare una pasta e poi gustarla ha un fascino unico. Ma non si tratta solo di “fare esperienza”. Per noi l’insegnamento deve trasmettere conoscenza e tecniche. È importante non impoverire la tradizione in nome dell’intrattenimento».

W. – È vero che i giovani si sono allontanati dalla manualità della cucina?
B&M – «No. Molti di coloro che hanno madri che non cucinano (generalmente la generazione di donne nate tra 1970 e il 1980 che per la prima volta poté scegliere tra casa e opportunità professionali n.d.r.) si rivolgono a noi per recuperare le proprie radici anche attraverso i fornelli. Per i giovani, la curiosità e la passione sono fondamentali: imparare a cucinare significa sviluppare consapevolezza, fare scelte intelligenti, rispettare ingredienti e stagioni. Questo è il cuore della nostra tradizione».
WS – Questo ci conforta perché nuovamente uno stereotipo sui giovani che ci fa tremare viene smentito dai fatti. Andiamo oltre: che valore ha secondo voi il riconoscimento della cucina italiana come patrimonio dell’UNESCO?
B&M – «La cucina non è solo convivialità, è cultura. È un racconto collettivo trasmesso attraverso il gusto, la memoria e la comunità. Non dobbiamo limitarci alle tecniche, ma comprendere il valore di ciò che si tramanda da secoli. Alla fine, cucinare è un gesto di cura, consapevolezza e relazione con chi si ama, con sé stessi e con la propria storia culturale. È questa filosofia, fatta di tecnica e cuore, che ha reso la Cordon Bleu di Firenze una delle scuole più rispettate e amate in Italia, e una testimonianza vivente dell’importanza di conoscere e celebrare la cucina come patrimonio di tutti».
WS – Tra i professionisti di alto livello che fanno lezione alla Cordon Bleu di Firenze non mancano nemmeno i vip…
B&M – «Avete presente il film “Nonas” del 2025? L’attore protagonista, Vince Vaughn, partecipò a delle nostre lezioni prima di girare il film che parlava di un uomo che voleva aprire un ristorante italiano, cosa che scoprimmo solo tempo dopo».
Blasi e Mari ci raccontano che non è stato un caso isolato, anzi che non è raro che attori che devono entrare nel ruolo dello chef abbiano fatto tappa tra le loro aule. Tra questi corridoi si respira pazienza, calma, storia condivisa, ingredienti che potrebbero aiutare a digerire tante cose che invece ci fanno dimenticare il valore di noi stessi.