Chiaretto di Bardolino 2020: la rivoluzione è compiuta, adesso aspettiamo la restaurazione2 min read

Con questa frase che si ispira a eventi accaduti molti anni fa mi piace sintetizzare i nostri assaggi del Chiaretto, vino “rivoluzionato” quanto mai moderno e centrato, anche grazie all’intuizione di Angelo Peretti e del Consorzio di Tutela che a suo tempo capirono le potenzialità nel  mercato attuale di un vino rosato ben riconoscibile e definibile.  Questo in un momento in cui i rosati non solo non erano quasi di moda ma nessuno pensava a crearne uno stile ben riconoscibile.

I produttori di Chiaretto l’hanno fatto e oramai questo vino rosa chiaro, fresco, sapido, da bere giovane (con alcune interessanti “digressioni” con 2-3 anni sulle spalle) è riconoscibilissimo ed ha un mercato sempre più in crescita.

I 2020 degustati ci hanno parlato di un vino del genere, cui piano piano quasi tutti i produttori si sono adeguati. Per adeguarsi bene però ci vuole del tempo e quello che abbiamo notato noi e che i vini sono ben inquadrati e di buon livello ma mancano quelle punte che farebbero veramente decollare il prodotto.

Non sappiamo se questo dipende dall’annata o dalla tipologia che “costringe” a stare in determinati range non del tutto digeriti e dai quali ancora non è  stato compreso il modo per ottenere di più,  ma i risultati degli assaggi  ci parlano di tanti buoni Chiaretto, magari più o meno freschi, più o meno profumati, più o meno sapidi e quasi agrumati, ma senza quelle punte che ci avrebbe fatto piacere trovare per completare il quadro. Bisogna anche dire che se mancano le punte mancano, per fortuna completamente, Chiaretto con problemi olfattivi, che in passato erano uno dei problemi della denominazione. Quindi la qualità media è salita e questo è sicuramente un punto a favore della “rivoluzione”.

Ma dopo ogni rivoluzione c’è sempre una restaurazione e per questo puntiamo, scherzosamente, proprio a questa, cioè a dei Chiaretto che, pur rimanendo ben all’interno della tipologia, spicchino per caratteristiche particolari (corpo e potenza maggiore, per esempio).

Forse queste punte le otterremo con il tempo,  cioè con i Chiaretto “selezione”, con qualche anno sulle spalle, che dovranno giocoforza cambiare veste e proporsi non come vini immediati ma come un qualcosa che parte dal Chiaretto d’annata per arrivare  a maggiori complessità e profondità.

Qualcosa si sta muovendo anche in questo senso e se non altro denota una voglia ulteriore di mettersi in gioco, un ulteriore “step”, dando quasi per scontato quello che adesso pone il Chiaretto di Bardolino in una posizione di mercato e di visibilità  invidiabile.

Ci vorrà del tempo ma siamo sicuri che questa centrata tipologia ci arriverà.

 

Carlo Macchi

Sono entrato nel campo (appena seminato) dell’enogastronomia nell’anno di grazia 1987. Ho collaborato con le più importanti guide e riviste italiane del settore e, visto che non c’è limite al peggio, anche con qualcuna estera. Faccio parte di quel gruppo di italiani che non si sente realizzato se non ha scritto qualche libro o non ha creato una nuova guida sui vini. Purtroppo sono andato oltre, essendo stato tra i creatori di una trasmissione televisiva sul vino e sul cibo divenuta sicuramente la causa del fallimento di una nota rete nazionale. Riconosco di capire molto poco di vino, per questo ho partecipato a corsi e master ai quattro angoli del mondo tra cui quello per Master of Wine, naturalmente senza riuscire a superarlo. Winesurf è, da più di dieci anni, l’ultima spiaggia: dopo c’è solo Master Chef.


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