Bianchi friulani del 2020: eleganza, gamme aromatiche particolari e equilibrio portano ad un buon risultato. SECONDA PARTE5 min read

Continuiamo a presentare i risultati della nostra guida relativa ai bianchi friulani del 2020 (e non solo).

Sauvignon

Se prendiamo in considerazione solo la vendemmia 2020 dobbiamo constatare che la zona del Collio si stacca dal resto della regione grazie a vini che oltre a mostrare del bel frutto accanto alle note floreali e leggermente vegetali propongono corpi freschi, rotondi e godibili.

Invece nel Colli Orientali e in Isonzo i  vini hanno bisogno di tempo, con nasi più dominati da note vegetali  e bocche ancora piuttosto dure e verdi, con spigoli che solo il tempo potrà smussare.

Se invece allarghiamo il discorso anche alle vendemmie precedenti, in particolare alla 2019, allora le cose cambiano e ogni denominazione ha presentato Sauvignon ampi e complessi al naso con bella freschezza e notevole pienezza gustativa. Del resto oramai è chiaro che la 2019 in Friuli è stata una vendemmia di altissimo profilo.

Ma per quanto riguardo l’ultima annata in commercio  il consiglio è semplice: approcciatevi per primi ai Collio e tra 6-7 mesi lanciatevi su i Sauvignon targati FCO e Isonzo. Per quanto riguarda la longevità siamo convinti che, denominazione a parte, si possa puntare come minimo ai 5 anni. Voto alla vendemmia 7.5

Pinot Grigio

Le degustazioni dello scorso anno ebbero un grosso puntum dolens nella valutazione die Pinot Grigio. Stiamo parlando del vitigno più piantato in regione, con quasi 8000 ettari (tanto per darvi un dato, il sauvignon e il Friulano non arrivano a 1500) e anche se molti di questi ettari sono di pianura e  producono vini non certo di alto profilo, ogni produttore friulano di qualità che ha vigne in collina si fa vanto di produrre uno o più Pinot Grigio (fresco, maturato in legno, ramato, etc)  e commercialmente questo  rende, eccome. Per questo le nostre valutazioni non vennero digerite benissimo dai produttori friulani . Quest’anno abbiamo quindi dedicato particolare attenzione agli assaggi dei Pinot Grigio.

Se in altre regioni l’annata equilibrata  ha portato dei vantaggi di finezza e eleganza al vitigno, purtroppo in Friuli non ci sembra sia andata così. Non ci siamo quasi mai staccati da un’onesta rotondità e una semplicità olfattiva in qualche caso disarmante. Lo scorso anno avevamo parlato di vini molto “internatonal style” quest’ anno invece uno “style” abbiamo fatto fatica a trovarlo. Una fetta di “colpa” secondo noi sta anche nei tappi: usando oramai quasi tutti dei tappi tecnici, è sorto un problema di dosaggio di solforosa all’imbottigliamento. Con queste tipologie di tappi  bisogna avere la mano leggera perché c’è il rischio di chiudere molto il vino, cosa che è puntualmente avvenuta in diversi campioni, anche di vini blasonati e comunque pensati per invecchiare. Sinceramente non sai come comportarti in questi casi perché magari tra 3-4 anni i vini saranno buonissimi ma se vengono inviati adesso alle guide e i vini sono completamente muti non si possono fare ragionamenti futuristici. Una cosa è un vino ancora leggermente “sotto” solforosa” uno è un vino schiacciato tra la solforosa e un tappo che tende a chiudere molto e a portare il vino verso la riduzione. I pinot grigio sono stati i vini più colpiti da questo problema. Voto alla vendemmia 6+

Uvaggi

E’ un tema complesso e avrebbe bisogno di una serie di articoli e non solo di poche righe: abbiamo degustato uvaggi diversi, di annate diverse, fatti con filosofie diverse in denominazioni diverse. Trovare un filo conduttore è praticamente impossibile, dispersi tra uvaggi diversi sia per tipologia di uve che per  percentuali (per non parlare dei terreni dove nascono le uve…) e forse questo è il vero filo conduttore: una tipologia che doveva in qualche modo unire e rappresentare il concetto di vino di qualità friulano è quella che ha, di fatto, le maggiori diversità. Forse l’unica costante è che nell’uvaggio si vorrebbe dimostrare, anche se non si ammette pubblicamente, più la mano del produttore che  quella di madre natura o di padre vitigno. Da questo presupposto al puntare su vini “grossi” e teoricamente importanti il passo è breve ed è ancora più breve e veloce il modo di farli, spesso ingessandoli in legni che li libereranno, forse, tra alcuni anni. Una tipologia che, pur con vini di indubbio valore,  andrebbe ripensata. Voto 6

Malvasia e Traminer Aromatico

Mettiamo assieme questi due vitigni, uno storico e ben radicato , l’altro praticamente appena arrivato  specie nelle zone di collina, per fare un ragionamento scomodo.

La malvasia istriana ci sembra ormai uno dei classici vitigni “sopportati e non supportati”, per vari motivi, dai viticoltori: per affezione, perché alcuni clienti te la chiedono sempre, perché il vigneto non è abbastanza vecchio per l’espianto, etc. Fatto sta che in tutto il Friuli Venezia giulia non si arriva a 300 ettari (quasi tutti collinari) mentre del traminer aromatico (quasi tutti pianeggianti) ce ne sono circa 100 ettari in più.

Fino a pochissimi anni fa la differenza tra i due vini era palpabile, tutta a vantaggio della Malvasia ma da 2-3 anni questa distanza non solo si è assottigliata ma in alcune annate, magari poco idonee alla malvasia si è quasi ribaltata. Allora ci viene spontaneo dire che servirebbe un “Malvasia Pride” per far capire che in terra friulana e particolarmente in collina certe uve avevano, hanno e avranno un senso compiuto. Se questo orgoglio non esiste si vada pure avanti con il traminer aromatico, con la facilità di un vitigno indubbiamente “piacione” ma che pone i produttori friulani buoni ultimi in Italia dopo l’Alto Adige e il Trentino. Cesare diceva “meglio primi in Gallia che secondi a Roma” e se una regione crede in un suo vitigno storico dovrebbe dimostrarlo, altrimenti ben vengano altre uve “barbare” a colonizzarla, magari con successo.

Diciamo questo perché i nostri assaggi ci hanno sorpreso in negativo con la Malvasia e in positivo con il Traminer Aromatico (quanto staranno a chiamarlo Gewürztraminer…): da una parte aromi poco marcati e corpi non certo importanti, dall’altra magari mancanza di profondità gustativa ma precisa e profonda nettezza aromatica.

Voto all’annata della Malvasia: 5.5

Voto all’annata del traminer Aromatico: 7

In conclusione ancora un grazie al Consorzio delle DOC Friuli Venezia Giulia e al Consorzio Friuli Colli Orientali che ci hanno messo a disposizione non solo spazi adeguati ma soprattutto personale competente e che punta sempre sia a migliorare la conoscenza dei vini friulani sia a migliorarsi professionalmente. E sempre un piacere avere a che fare con persone da cui puoi imparare molto.

Carlo Macchi

Sono entrato nel campo (appena seminato) dell’enogastronomia nell’anno di grazia 1987. Ho collaborato con le più importanti guide e riviste italiane del settore e, visto che non c’è limite al peggio, anche con qualcuna estera. Faccio parte di quel gruppo di italiani che non si sente realizzato se non ha scritto qualche libro o non ha creato una nuova guida sui vini. Purtroppo sono andato oltre, essendo stato tra i creatori di una trasmissione televisiva sul vino e sul cibo divenuta sicuramente la causa del fallimento di una nota rete nazionale. Riconosco di capire molto poco di vino, per questo ho partecipato a corsi e master ai quattro angoli del mondo tra cui quello per Master of Wine, naturalmente senza riuscire a superarlo. Winesurf è, da più di dieci anni, l’ultima spiaggia: dopo c’è solo Master Chef.


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