Bardolino Chiaretto: qualità media ma…2 min read

Da qualche anno il Bardolino Chiaretto è diventato il vino trainante della denominazione, prendendo il posto del Bardolino sia sul mercato che nel cuore e nelle tasche dei produttori, visto che questo vino, impostato modernamente grazie anche ai buoni consigli di un grande personaggio come Angelo Peretti, spunta prezzi che il Bardolino quasi sempre si sogna.

Quindi, in tempi di vacche magre come questi dopo-covid un rosato fresco e leggero, vinificato stando attenti a non eccedere nel colore (piuttosto tenue, come insegnano i maestri provenzali) risulta essere un abbinamento quasi perfetto sia alla voglia di aperitivo che per accompagnare una cena magari non troppo impegnativa.

Impegnativa è stata invece per noi la degustazione perché ci siamo trovati davanti a vini sicuramente gradevoli ma giocati troppo “in sottrazione” in cui l’acidità spesso la faceva da padrona ma portando a note amarognole troppo evidenti. Qualcuno allora ha pensato di lasciare qualche grammo di zucchero residuo, che rendeva sicuramente più piacevole il risultato finale, a scapito però  (quasi sempre) della freschezza.

Insomma i quasi 40 chiaretto degustati erano sicuramente gradevoli ma troppo giocati su  una falsariga “sottrattiva” che alla fine portava a mortificare  le diversità tra vini e la tipologia in generale.

Certo, per mercati che vogliono semplice freschezza e lineare piacevolezza vanno benissimo ma noi ci aspettavamo qualcosa di più, tanto che non siamo riusciti a portare nessun vino al di sopra delle 3.5 stelle (o di 85 punti se volete).

La cosa risalta ancora di più se la confrontiamo con i risultati del Bardolino, sicuramente molto più soddisfacenti sia a livello generale che come punte qualitative.

Chiaramente, ancor prima che il nuovo disciplinare sancisca la differenziazione tra vigne di Bardolino e di Chiaretto sono già in atto due modi diversi di concepire e produrre questi due “gemelli diversi”. Uno, quello del Bardolino punta a esaltare il corpo, gli aromi fruttati e speziati e la rotondità tannica, l’altro fa rotta sulla freschezza, su punte aromatiche tra il fruttato e i floreale e su una piacevole ma spesso tenue  tensione al palato.

Se condividiamo in pieno la strada del Bardolino ci permettiamo invece di mettere  amichevolmente in guardia i produttori su questa deriva di “piacevole leggerezza” che rischia di far somigliare troppo i  Chiaretto a tanti rosati francesi estremamente scarni.

Se è proprio questa la strada che si vuole percorrere nessun problema anzi, siamo contenti per i produttori se riescono a vendere tutto e bene, però non possiamo non dire  che “l’alleggerimento cromatico” e la “pulizia enoica” giustamente attivata negli scorsi anni, se accentuate, rischiano di portare a vini molto, troppo scarni.

Sicuramente anche l’annata ci avrà messo del suo,  ma anche la 2018 e la 2017 non erano certo eccezionali eppure i risultati erano stati più interessanti.

Vedremo comunque dove porterà questa strada con i 2020, sperando che il Covid-19 non ci neghi, come quest’anno la solita bellissima anteprima.

Carlo Macchi

Sono entrato nel campo (appena seminato) dell’enogastronomia nell’anno di grazia 1987. Ho collaborato con le più importanti guide e riviste italiane del settore e, visto che non c’è limite al peggio, anche con qualcuna estera. Faccio parte di quel gruppo di italiani che non si sente realizzato se non ha scritto qualche libro o non ha creato una nuova guida sui vini. Purtroppo sono andato oltre, essendo stato tra i creatori di una trasmissione televisiva sul vino e sul cibo divenuta sicuramente la causa del fallimento di una nota rete nazionale. Riconosco di capire molto poco di vino, per questo ho partecipato a corsi e master ai quattro angoli del mondo tra cui quello per Master of Wine, naturalmente senza riuscire a superarlo. Winesurf è, da più di dieci anni, l’ultima spiaggia: dopo c’è solo Master Chef.


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