Anche se la giornata stava volgendo al brutto e nuvole nere si stavano mettendo d’accordo per fornirci dosi non omeopatiche di pioggia, il mondo collinare che mi circondava andando a Montespertoli era (ed è) di assoluta bellezza. Il motivo del viaggetto non era solo per bearmi di panorami ma per assistere alla presentazione della mappa dei vigneti di Montespertoli creata da Alessandro Masnaghetti.
Montespertoli paga lo scotto storico di non essersi, diciamo a partire da 50 anni fa, proposta al mondo enoico in maniera univoca e oggi sta cercando, grazie soprattutto alle nuove generazioni, di presentarsi in maniera chiara e positiva.
Dopo la creazione dell’associazione dei produttori questa mappa è un bel passo avanti verso una visibilità territoriale, che dovrà per forza essere accompagnata dalla qualità dei vini per raggiungere il suo scopo. Per capirlo meglio inseriremo Montespertoli negli assaggi della nostra guida 2026-2027.

Ma veniamo alla mappa e ad Alessandro che l’ha presentata: durante la sua chiacchierata , mentre metteva in mostra in maniera minuziosa aspetti geologici e paesaggisti di queste belle terre mi è venuta in mente la vecchia frase: “Siamo nani sulle spalle di giganti”. Non mi riferisco in questo caso ad Alessandro, sicuramente un gigante nel nostro settore ma al vero gigante silenzioso sulle cui spalle viviamo, la nostra terra.
La mappa dei vigneti di Alessandro Masnaghetti, anche se pone l’accento sui vigneti in realtà sta parlando della terra, sta mettendo in evidenza che dobbiamo non solo guardare ma vedere come se fosse la prima volta questa meraviglia davanti ai nostri occhi. Una meraviglia composta non (solo) da accumuli di ere geologiche ma da un secolare lavoro di abbellimento che spesso (non sempre purtroppo) l’uomo riesce a fare. E questo abbellimento si chiama anche vigneto ma soprattutto quell’insieme di fattori naturali, storici e culturali che ogni zona enoica che si rispetti propone.
La mappa di Montespertoli va quindi aldilà della raffigurazione di dove sono dislocati i vigneti, propone un viaggio, una piccola ma importante scoperta di una zona che produce vino ma non vuole e non può fermarsi a questo.
Con parole sicuramente migliori lo dice Alessandro stesso, in una veloce intervista con la nostra Barbara Amoroso Donatti

Cosa possiamo migliorare per valorizzare le zone, integrando il vino in un discorso più ampio?
«Valorizzare ciò che rende unico ogni singolo territorio, andando oltre il vino. Non esiste una regola precisa: a volte può essere l’uliveto, altre volte, come nel caso di Montespertoli, alcune particolarità che potremmo definire geologiche. Anche se personalmente non ho una grande passione per la geologia, queste caratteristiche sono talmente peculiari che quando una persona viene in Toscana e non conosce i calanchi di Cèvoli, Aulla o quelli delle Crete Senesi si perde qualcosa. È un mancato approfondimento, perché quando inizi a conoscerli, magari dopo uno o due anni, ti viene voglia di tornare a rivederli. Così si crea un legame con il territorio che va ben oltre il solo vino.
«Poi, chiaramente, se sul territorio trovi il vino, l’olio, la cucina, tutto questo moltiplica le occasioni di interesse. È molto diverso dall’avere soltanto il vino come elemento attrattivo. Quando ti trovi davanti a una grande scelta, a livello gastronomico, di ospitalità, di esperienze, di cose da vedere, dalle colline alle montagne vicine, il territorio diventa più forte. Del resto, tutte le zone vinicole importanti hanno sempre qualcosa in più da offrire oltre al vino: il Chianti Classico, Montalcino, la Borgogna, Bordeaux.
«Detto questo, alla mia età posso dire che il trend negativo dei consumi di vino non lo fermeremo. Forse tra cinquant’anni assisteremo a una risalita, come è già accaduto: negli anni Settanta il vino viveva un periodo drammatico, poi c’è stato il boom quarant’anni dopo. Sono dinamiche che vanno al di là delle nostre possibilità di intervento.

«Quello che possiamo fare, però, è creare occasioni per incontrare il vino anche per chi non è un “nerd” del settore, in modo rilassato. Io sono qui per godermi una passeggiata, un momento di calma; poi c’è il vino, e me lo godo. È questo, secondo me, ciò che dobbiamo riscoprire davvero.»
Anche se il momento per il vino (e non solo) non è facile c’è tranquillità nelle parole di Alessandro, la stessa tranquillità che dovremmo avere tutti parlando di vino e, naturalmente, bevendolo.
