Tolleranza zero: ci siamo. Purtroppo anche per chi ha 17 anni…4 min read

Leggendo i 28 articoli del nuovo decreto legge sulla sicurezza stradale mi sono trovato a gioire come un bambino in pasticceria, salvo incazzarmi subito dopo.

La gioia riguarda l’introduzione della tolleranza zero, (come avevano anticipato in ……)anche se solo per i neopatentati e per chi ha meno di 21 anni (nonché per i guidatori di mezzi pubblici e TIR, ma questo è un altro discorso). Sono felice di questo “traguardo” perché intimamente convinto che non servirà assolutamente a niente. Non è inasprendo le pene (andate a guardare paesi come Australia o Nuova Zelanda, dove se ti beccano con un niente di alcol nel sangue ti mettono in galera e buttano via la chiave; eppure hanno più problemi di noi ) che si può risolvere il problema dell’alcol al volante. Occorrono fior di campagne di sensibilizzazione e soprattutto riuscire a far conoscere pregi e difetti di vino e alcolici ai giovani. Per fare questo servirebbe un’ educazione che inizia dalla scuola e continua in famiglia.

Ma quante scuole italiane hanno nei loro programmi un briciolo, anche solo un briciolo, di educazione al consumo responsabile di alcolici, magari camuffata da educazione alimentare?

Ed in quante famiglie si avvicinano i ragazzi ad un buon bicchiere di vino con i tempi ed i modi che si usavamo quando c’era tempo di stare a tavola?

Ritorno quindi alla proposta fatta nei mesi scorsi: il mondo del vino dovrebbe autotassarsi (con un centesimo per bottiglia, tanto per fare un esempio) e con il ricavato istituire assieme ai ministeri competenti campagne, incontri, momenti di educazione e di conoscenza rivolti verso le fasce più a rischio, quelle cioè dei giovani dalle medie alle scuole superiori. Solo così e solo nel lungo periodo si potranno ottenere dei risultati.

Per il resto, con questo nuovo inasprimento, magari si avranno minimi risultati nel breve buoni per essere strombazzati in TV (vi ricordate i primi mesi dopo l’istituzione della patente a punti???), ma niente di più. E’ per questo sono felice, perché questa futura evidenza farà passare la voglia ai nostri morigeratissimi politici di inserire la tolleranza zero anche sulle altre fasce di età.

L’incazzatura mi viene invece dalla stratosferico cerchiobottismo del decreto  che prevede anche la possibilità di prendere il foglio rosa a 17 anni. Ma vi rendete conto! Con la tolleranza zero certificano che i giovani italiani sono un branco di irresponsabili ubriaconi, che vanno tenuti buoni solo con la pistola alla tempia e nello stesso momento permettono a ragazzi ancora più giovani di prendere in mano l’auto di papà (accompagnati obbligatoriamente almeno da un patentato più vecchio di dieci anni)  e di poter circolare tranquillamente. Caro signor ministro, ma non vede quanto sia illogico tutto questo. Sa cosa le direbbe Totò? MA MI FACCIA IL PIACERE!!!!!
Inoltre i neopatentati ed i minori di 21 anni non potranno superare in autostrada i 90 all’ora, nello stesso momento in cui, per quelle a tre corsie, il limite di velocità ufficiale viene elevato a 150 all’ora. Ma non si rende conto che è pericoloso? Lei è mai andato in autostrada a 90 all’ora? Ha visto che code si creano “solo” con i TIR che questa velocità non possono già adesso superarla?
Poi ci si lamenta se l’onorevole Orsi propone il porto d’armi fino dai sedici anni. Se a diciassette gli possiamo mettere in mano un’arma impropria come l’auto (E’ vero, mi scordavo: non potranno superare i 90….MA MI RIFACCIA IL PIACERE!!!!!!) possiamo tranquillamente piazzargli una doppietta in mano a sedici.

Basta, non voglio più farmi il sangue amaro e per addolcirlo vi parlo di una bella iniziativa dal titolo “Zero, 5 per 5 – Vignettisti del buon bere”. Si tratta di una esposizione itinerante di vignette satiriche (di Gianni Carino, Leonardo Cemak, Didi Coppola, Ro Marcenaro,  Cesare Reggiani ed altri) nei giorni e nei luoghi di Vinitaly e delle altre fiere che si svolgono in contemporanea. Questo per esprimere il proprio dissenso su regole alcolometri che troppo restrittive.
Speriamo che una simpatica vignetta ed un buon bicchier di vino mi facciano passare l’incazzatura.

Carlo Macchi

Sono entrato nel campo (appena seminato) dell’enogastronomia nell’anno di grazia 1987. Ho collaborato con le più importanti guide e riviste italiane del settore e, visto che non c’è limite al peggio, anche con qualcuna estera. Faccio parte di quel gruppo di italiani che non si sente realizzato se non ha scritto qualche libro o non ha creato una nuova guida sui vini. Purtroppo sono andato oltre, essendo stato tra i creatori di una trasmissione televisiva sul vino e sul cibo divenuta sicuramente la causa del fallimento di una nota rete nazionale. Riconosco di capire molto poco di vino, per questo ho partecipato a corsi e master ai quattro angoli del mondo tra cui quello per Master of Wine, naturalmente senza riuscire a superarlo. Winesurf è, da più di dieci anni, l’ultima spiaggia: dopo c’è solo Master Chef.


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