“L’inverno 2008-2009 è stato uno dei più piovosi e nevosi di sempre. Le temperature però sono risultate in media. “Nevicate record sulle Alpi, così come la piogge su diverse aree del Centro-Sud” era la frase più usata dalla maggior parte degli esperti meteorologici.
Con febbraio si è chiuso, dal punto di vista meteo-climatico, l’inverno 2008-2009: un inverno che ha mostrato finalmente i muscoli tanto da risultare, come accennato, il più piovoso e il più nevoso almeno degli ultimi 30 anni. Insomma, un inverno simile a quelli che i nostri nonni o genitori ricordano di aver vissuto in passato
Come tutti gli eventi degni di essere portati alla ribalta della storia, dobbiamo analizzarne i particolari. In questo inverno possiamo individuare due grandi fasi: la prima (dicembre e gennaio) ha coinciso con il predominio sul nostro paese di correnti di libeccio in quota e soprattutto di scirocco al suolo, che hanno favorito abbondanti nevicate sulle Alpi e spesso sino nelle pianure del Nord-Ovest; la seconda fase invece, soprattutto nel mese di febbraio, ha visto prevalere correnti nord-orientali, molto più fredde ma secche al Nord, mentre il Centro-Sud ha avuto spesso nevicate sino a bassa quota dal versante adriatico alla Sicilia.
Il vero dato notevole di questo inverno è comunque la piovosità. Sono da ricordare anche le incredibili e copiosissime nevicate che hanno sommerso le Alpi sino a quote basse, gli Appennini oltre i 1000 metri al Nord ed i 1.500 al Centro.
Per il piacere di tutti i catastrofisti del clima e dell’ambiente, è stata finalmente una buona notizia, mentre per i viticoltori è andata diversamente.
Infatti tutti i lavori di campagna sono stati ritardati ed in alcuni casi rinviati ai mesi successivi: le potature sono state più lunghe del solito, così come la legatura dei tralci. In molti casi non si è potuto concimare adeguatamente il vigneto ed effettuare le normali operazioni di manutenzione per sostituire pali e fili ed altro ancora.
Ed alle viti cos’è successo in questo inverno storico?
La radice è l’organo della pianta che viene coinvolto nella fase di ripresa vegetativa. È questa che influenza maggiormente la vita delle piante: assolve le funzioni di ancoraggio al terreno, acquisizione di acqua e di sostanze nutritive nonché di accumulo delle sostanze di riserva. I principali fattori che ne condizionano lo sviluppo sono il periodo stagionale, le caratteristiche del suolo e le sue modalità di gestione, nonché l’umidità del terreno (gli eccessi e la carenza sono entrambi negativi), la presenza di aria e di elementi nel suolo ed i portinnesti impiegati.
Per cui l’influenza di un inverno coi muscoli ha originato nei vigneti condizioni di umidità eccessiva, con casi anche gravi di ristagni d’acqua, visibili soprattutto nelle zone pianeggianti specie in presenza di terreni argillosi e tenaci. Le viti che maggiormente hanno sofferto delle suddette condizioni sono quelle più giovani, dotate di apparati radicali ancora poco profondi e di conseguenza sensibili alle condizioni negative che si creano nelle porzioni superficiali dei terreni. Le possibili conseguenze negative saranno visibili col prossimo germogliamento.
In senso generale queste condizioni hanno raffreddato i terreni che adesso, ancora saturi di acqua ed umidità, stanno determinando un ritardo di 5-7 giorni nelle fasi fenologiche rispetto al 2008.
Con queste premesse quali sono le prospettive per la primavera 2009?
Il ruolo di chi deve prevederlo non è di certo facile, così ho fatto un po’ di ricerche. E’ probabile che anche la primavera 2009 sarà mediamente più piovosa e un po’ più fredda di quelle degli ultimi 20-30 anni: fino ad ora ha già mostrato questo lato “umido e variabile tipico del periodo”.
I motivi che fanno propendere i vari esperti del meteo per una primavera 2009 fresca e piovosa sono essenzialmente due: da una parte l’evidenza che l’attività solare è in questo momento ancora quiescente e quindi, almeno nei mesi di marzo di aprile, è altamente improbabile che possa riprendere fino a raggiungere livelli tali da modificare il quadro attuale del clima sulla nostra penisola. Il secondo motivo è di carattere più generarle: se nel’atmosfera vi sono attualmente in atto uno o più “forcing” ( da parte del sole e/o da parte di altri fattori non noti) che nell’ultimo anno hanno fatto sì che il clima sia diventato più fresco (anche a livello mondiale) e più piovoso (almeno sull’Italia), è credibile che tali forcing continuino ad agire almeno nei prossimi 2 mesi, perché è poco probabile possano scomparire nel nulla da un giorno all’altro, per essere sostituiti da forcing di segno opposto.
Ai posteri l’ardua sentenza!