Il dibattito sulle ultime valutazioni delle guide enologiche ha acceso il confronto nel comparto vitivinicolo del Trentino. Alcune critiche mirate sui vini bianchi, condizionati dall’annata 2025 complessa e da interpretazioni produttive talvolta caute, sono state amplificate dalla stampa locale con titoli negativi e generalisti.
Questo approccio ha ingiustamente trasformato valutazioni specifiche in una sentenza globale sulla qualità dell’intera produzione provinciale, confondendo la recensione tecnica con il valore strutturale del comparto. La risposta dei produttori e del territorio si è affidata ai fatti: in questo autunno, il sistema-vino locale ha dimostrato profonda capacità di autoanalisi e una direzione convergente, fondata sulla valorizzazione del territorio come pilastro di competitività e identità.
Tre manifestazioni chiave hanno tracciato questo filo conduttore, unendo sostenibilità misurabile, viticoltura d’eccellenza e storicità alpina.

La presentazione del 3° Bilancio di Sostenibilità (dati 2025) da parte del Consorzio Vini del Trentino ha sancito un netto cambio di paradigma, superando la retorica a favore di componenti strutturali della gestione aziendale. Oggi la sostenibilità (parola spesso usata per riempirsi la bnocca) è una leva strategica per valorizzare il “territorio come brand collettivo”, capace di generare valore reale e proteggere il comparto dal rischio di greenwashing.
Questo bilancio, questa rendicontazione tridimensionale (ambientale, economica e sociale) traccia la rotta per il piano strategico 2026-2028. Inoltre, la centralizzazione guidata dal Consorzio permette alle micro-aziende di superare i costi e i tempi di certificazione, offrendo gli strumenti per fare sistema.
Dalla filiera emergono evidenze cruciali:
– Mercato e regole: Cristina Mercuri MW ha evidenziato il paradosso di un 70% di consumatori che dichiara prioritaria la sostenibilità, a fronte di un misero 27% che ne verifica i requisiti. Con le nuove direttive europee sui green claim l’era degli slogan è finita, i dati dovranno essere misurabili e certificati per entrare nel valore della denominazione.
– Grande Distribuzione: Astrid Palmieri (Esselunga) ha confermato che il nuovo piano aziendale valuterà il 90% dei fornitori ad alto impatto, la direzione ecologica è ormai un prerequisito d’accesso ai mercati.
– Voce dei produttori, nel dibattito tra le aziende, la sostenibilità è emersa come un moltiplicatore del valore territoriale e uno strumento di crescita qualitativa aziendale.

La Vigna Eccellente: Il Marzemino tra Resistenza e Gen Z, è la storica manifestazione ospitata dalla Casa del Vino di Isera che in questa edizione evolve e abbraccia l’intera Vallagarina. In questo scenario, coltivare marzemino diventa un atto di resistenza territoriale, culturale e agronomica rispetto a varietà più vendibili. La sfida è trasformare questo patrimonio in un marchio territoriale collettivo, capace di intercettare i nuovi modelli di consumo ma recuperando anche la tradizione enogastronomica anche attraverso la formazione del personale in materia enologica che parta dalle scuole alberghiere.
Il rilancio richiede un cambio di prospettiva verso la Gen Z: i dati smentiscono il disinteresse dei giovani: la contrazione dei volumi globali (-15% tra il 2019 e il 2022) è legata all’invecchiamento demografico e al tramonto del consumo quotidiano a tavola. Il target giovanile si orienta sul consumo occasionale ed esperienziale fuori casa (l’86% beve al ristorante), mostrando elevata propensione alla spesa e alla sperimentazione. Per conquistarli, la strategia potrebbe puntare principalmente su.
Empatia e accoglienza: scomparso il tradizionale “battesimo del vino” in famiglia, i giovani mancano di un ricordo d’infanzia legato al prodotto. Diventano centrali il passaparola e un’ospitalità colloquiale e informale in cantina, priva di tecnicismi pedanti.
Trasparenza accessibile: per il 75% dei giovani la sostenibilità conta più del marchio, ma viene respinta se priva di verifiche tangibili. Resta fermo un punto: la Gen Z non è disposta a pagare un sovrapprezzo per la certificazione green.
Enoturismo integrato: la risposta strutturale del territorio è la creazione del “Sentiero del Marzemino” (APT Rovereto Vallagarina e Monte Baldo con Trentino Marketing), al debutto nella primavera 2027. Un anello a piedi di 10,33 km unirà trekking, musei, ristorazione e l’eredità futurista di Depero, per poi estendersi su due ruote attraverso la Vallagarina e trattenere il valore economico sul territorio.

DoloViniMiti: Valle di Cembra e i Paesaggi Verticali. L’evento ha sigillato il filo conduttore dell’autunno trentino, trovando nella sottozona della Valle di Cembra la sintesi tra sostenibilità applicata, conservazione del paesaggio e valore economico. Sotto la guida del neo-costituito Comitato guidato da Nicola Zanotelli, i venti produttori cembrani hanno avviato un percorso comune per fare sistema, chiamati a decidere se lanciare un singolo vino di rappresentanza o puntare su un marchio collettivo territoriale.
Nel convegno moderato da Andrea Amadei, è emerso che la Valle affronta un bivio. Come sottolineato da Attilio Scienza, è necessario il coraggio di una “scelta essenziale”, individuando una o due varietà simbolo d’altissima qualità per affermare una vocazione identitaria ancorata a una cultura millenaria. Le testimonianze dei partecipanti evidenziano tre pilastri.
Il muretto a secco agronomico: l’arte della pietra a secco (Unesco) e il riconoscimento PRIS/GIAHS (FAO) non sono elementi bucolici, ma una necessità agronomica ed ecologica. Chi coltiva queste pendenze custodisce la biodiversità e previene il dissesto. Questa fatica strutturale deve essere remunerata attraverso vini capaci di garantire il giusto reddito ai viticoltori.
Modelli turistici: i casi di Lamole e Amalfi (ospiti al convegno), dimostrano che il paesaggio terrazzato diventa destinazione se l’agricoltura resiste e non viene fagocitata dal turismo di massa. L’innovazione risiede nel recupero della ruralità e nella vendita diretta, convertendo il vigneto in un’esperienza immersiva.
Empatia digitale e ricettività: l’introduzione di audioguide, monitoraggio fotografico dei vigneti e totem dotati di QR Code immerge totalmente il visitatore nel territorio che attraversa. Una grande opportunità risiede inoltre nel recupero dei molti “siti” dislocati tra i filari, da trasformare in piccoli B&B per un’accoglienza d’alta quota.
In chiusura
Le recenti frizioni giornalistiche e le semplificazioni della stampa locale hanno mancato l’obiettivo principale, trasformando un normale dibattito tecnico in un processo sommario al sistema-vino trentino. Al contrario, quando le critiche delle guide enologiche sono figlie di un’analisi rigorosa e costruttiva, esse non vanno temute, ma lette come un’opportunità di crescita e una spinta all’eccellenza per colmare i gap produttivi delle annate più complesse. E’ evidente come il territorio si stia impegnando a ottenere una crescita qualitativa dei propri vini attuando rete e sistema attraverso una linea comune, attendiamo i risultati.