Ormai siamo alla XIV edizione e dovrei averci fatto il callo e invece ogni volta sono emozionato come un bambino, quasi di più del giovane enologo che, vincendo il Premio Nazionale Giulio Gambelli, riceve dalle mie mani la targa che lo consacra vincitore.
Sarà perché con Giulio il rapporto era speciale, sarà perché ogni anno scopro che esistono giovani enologi dalla faccia pulita e dalle idee chiare, idee che a Giulio sarebbero piaciute e che fanno vini che a Giulio sarebbero piaciuti.

Quest’anno a vincere stato Francesco Baldacci, nato nel 1992, e laureatosi nel 2016 in Viticoltura ed Enologia. Allievo di Attilio Pagli , che è stato a sua volta allievo di Gambelli, vive a Panzano e lavora a Basilica Cafaggio, una delle aziende storiche del territorio ma che negli anni scorsi ha avuto varie vicissitudini societarie.
Il lavoro di Francesco è quindi ancor più ammirevole, perché si dal 2019 (anno in cui ha preso le redini della cantina) ha impostato la produzione valorizzando il sangiovese in maniera semplice ma decisa: fermentazioni e macerazioni anche lunghe se le uve lo permettono, botti più o meno grandi per l’invecchiamento e i risultati gli danno ragione.

E’ stato un piacere passare una serata in sua compagnia e accanto al figlio di Giulio Gambelli, che gli assomiglia talmente tanto da confondersi.
Sono convinto però che al nostro tavolo c’era anche Giulio, che stava controllando con il suo sguardo disincantato Francesco e a fine serata, prima di tornare tra le sue vigne paradisiache ha sicuramente fatto uno dei suoi gesti che volevano dire che un vino andava bene.
Complimenti Francesco!