Presso la Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige si è tenuta la cerimonia di premiazione della “V° Rassegna dei vini ottenuti da varietà PIWI”, evento che ha ormai assunto un ruolo di riferimento tecnico e culturale per la viticoltura sostenibile in Italia e oltre confine.
Organizzata dalla FEM con il patrocinio di PIWI International Italia e del Consorzio Innovazione Vite (CIVIT), la rassegna ha riunito 141 etichette provenienti da tutta Italia, e per la prima volta anche dall’estero, decretando una crescita d’interesse che testimonia l’importanza sempre più centrale dei vitigni resistenti nel panorama vitivinicolo contemporaneo.
Le varietà PIWI — acronimo di Pilzwiderstandsfähig, cioè “resistenti ai funghi” — sono ottenute dall’incrocio tra vitis vinifera con altre varietà e specie in grado di opporsi naturalmente a malattie della vite come peronospora, oidio e black rot. Questa caratteristica consente, per adesso più in zone fresche o fredde, una viticoltura con drastica riduzione dei trattamenti fitosanitari (fino al 70% in meno rispetto ai vitigni tradizionali), con vantaggi ambientali, economici e sociali.

È proprio questo equilibrio tra autenticità, innovazione e responsabilità ambientale che sta affascinando il pubblico più giovane. I consumatori under 40 dimostrano crescente attenzione verso vini “puliti”, territoriali ma non puramente “bio”, che coniugano gusto e visione.
Studi sul gradimento dei gusti indicano che i giovani prediligono vini aromatici, fruttati, con un tocco dolce-acido e perlage fresco, caratteristiche spesso riscontrabili in produzioni PIWI come il Souvignier gris, protagonista del seminario tecnico-scientifico.
Dai produttori un’adesione convinta. Negli ultimi anni numerosi produttori italiani (ove il disciplinare lo consente), si stanno progressivamente avvicinando a questa tipologia, considerandola una terza via sostenibile rispetto all’approccio tradizionale, biologico o biodinamico, che recentemente a causa del cambiamento climatico accusa forti criticità nella gestione delle malattie fungine data la poca possibilità di intervento in vigna

.Se infatti le pratiche bio e biodinamiche puntano su un’agricoltura a basso impatto, i PIWI uniscono sostenibilità e semplificazione gestionale. A fronte di una maggiore resistenza si hanno meno trattamenti, minori costi, meno passaggi in vigneto e quindi una drastica riduzione delle emissioni di CO₂.
Un settore che non solo cresce sul piano scientifico, ma che sta diventando un concreto strumento di riconversione sostenibile per le aziende vitivinicole, capace di dare valore a territori adatti con problematiche dovute anche ai cambiamenti climatici.
Tra le 71 etichette premiate, il “Take it Easy” della Cantina di La-Vis si è aggiudicato il titolo di vincitore assoluto della V Rassegna PIWI.
Un vino che incarna perfettamente lo spirito del concorso: freschezza, equilibrio e innovazione varietale.
Le categorie premiate hanno spaziato dai bianchi e rossi (anche a macerazione prolungata) ai frizzanti e spumanti Metodo Martinotti e Classico, fino ai vini dolci da appassimento con residuo zuccherino superiore a 45 g/l, ed ogni categoria ha visto premiati con oro, argento e bronzo i migliori. Una panoramica completa che rivela la versatilità delle varietà resistenti e la capacità dei produttori di interpretare stili diversi, dai vini più contemporanei alle riserve da meditazione.

Nel corso della giornata, si sono alternati interventi scientifici di alto livello, tra i temi più significativi, l’utilizzo dei sistemi digitali di supporto alle decisioni (DSS HORT), per ottimizzare la difesa fitosanitaria e ridurre ulteriormente l’impatto ambientale.
La giornata ha visto anche la presentazione del volume “I PIWI ad oggi. Guida ai produttori e ai vini” (Ed. FEM), a cura di Marco Stefanini e Luca Gonzato, pensato come strumento di riferimento per tecnici, produttori e consumatori consapevoli.
L’obiettivo di PIWI International e CIVIT è chiaro: arrivare all’inserimento dei vitigni resistenti nei disciplinari delle DOC italiane, come già avviene in diversi Paesi europei. Un traguardo cruciale per dare pieno riconoscimento normativo a una viticoltura che ad oggi è una rappresentante a tutti gli effetti del futuro della produzione enologica sostenibile.
La Rassegna della FEM conferma che la sfida non è più solo ambientale o agricola, ma anche culturale. I vini PIWI stanno ridefinendo il concetto stesso di qualità sostenibile, con un linguaggio diverso che sta provando ad integrarsi col territorio.
Una rivoluzione silenziosa che, sorso dopo sorso, conquista le nuove generazioni senza dimenticare le radici della tradizione, e che da quest’anno entrerà a pieno diritto degli assaggi della Guida Winesurf.