Sfogo da vecchio. Consumi in calo: e se si pensasse a fare il vino più buono?4 min read

Questo è il gennaio in cui pare che molti non bevano vino camuffando la cosa con idee social-salutiste. Nel mentre si continua a stracciarsi le vesti perché i giovani non bevono più, rovinando il mercato, e  si da anche la colpa del calo  dei consumi  alla diminuzione o addirittura alla mancanza di socialità, mettendo in parallelo la solitudine dell’uomo moderno (che non sembra più, come diceva Schopenhauer “La sorte degli spiriti grandi.” ma solo la sorte di una società sfigata) con la caduta di libido per il vino. Eppure fino a ieri la solitudine era  (con tanto di studi clinici) uno dei motivi dell’alcolismo, oggi  invece è fonte di distacco dal nettare di Bacco: facciamocene una ragione.

Manca di dare la colpa ai marziani o alle scie chimiche e poi il cerchio sarà chiuso e tutti avranno la loro motivazione per la diminuzione dei consumi.

Ora, non vorrei disturbare Gianbattista Vico con i suoi corsi e ricorsi storici ma non è che semplicemente si beve meno perché… siamo in una fase in cui si beve meno?

Detta così non ha molta forza persuasiva e provo a spiegarmi meglio. Partendo da un basilare problema di sviluppo che tocca regolarmente ogni tot anni le società capitaliste e che è accentuato da problemi politici di ordine mondiale sotto gli occhi di tutti, non è mica scritto su tavole di pietra che il vino debba essere bevuto ogni anno di più? In altre parole: visto che ci sono meno soldi è probabile che qualcuno rinunci al vino, magari adducendo motivi salutistici ( o salvifici per la patente…) e magari è pure probabile che i giovani e i giovanissimi preferiscano bere altro, anche se non costa meno del vino, semplicemente perché sono prodotti  che riescono ad attirare maggiormente la loro attenzione e si bevono in maniera più rilassata (da quando in qua tannini/acidità piacciono al primo sorso?)

Ma prendendosi anche noi giornalisti le nostre belle colpe e considerando tutti i motivi che sono stati presentati per spiegare il calo dei consumi,  non ho letto da nessuna parte che forse potrebbe essere colpa della qualità del vino!

Se quello che costa poco non è proprio buono e se quello buono costa bei soldi perché si dovrebbe sceglierlo al posto di altre bevande più facili, dove il prezzo è adeguato a ciò che ingurgiti?

Capisco perfettamente che il vino ha dei costi precisi, che scendendo sotto certi livelli non si può garantire la qualità, ma la situazione non cambia. Una birra non buona in lattina (proprio perché è da sempre così e ci si è fatta l’abitudine) verrà comunque preferita ad un vino in lattina di qualità non certo alta. Un bottiglione di vino da tre litri che costa 5/6 euro darà piacere a chi lo beve?

Quindi, chiederete voi, come se ne esce? Per me non certo trasformando l’idea che abbiamo sempre avuto del vino e cercando di renderlo un prodotto “moderno”, friendly, camuffandolo in lattine o contenitori perfetti per altri prodotti ma non per un buon vino. Perché, cari belli la storia, prima e dopo il metanolo ci insegna che le scorciatoie con il vino alla fine portano sempre in un baratro.

Se diminuiscono anche i corsi per approcciarsi al vino, oltre che per il motivo finanziario sopra detto, non sarà perché molti non hanno mai assaggiato un vino talmente buono che gli ha fatto scattare la voglia di saperne di più?

Certamente quando mi sono avvicinato al vino io era sicuramente più semplice bere un ottimo vino mentre oggi la situazione è completamente diversa.

Insomma, quello che voglio dire è che per me tanti rimedi, tante proposte “marketing oriented” sono palliativi che non cambiano la situazione. Per me un produttore oggi, con le carte che ha a disposizione, dovrebbe pensare solo a fare un vino sempre più buono, sempre migliore e sono convinto che quando i consumi torneranno a salire, sarà il primo ad approfittarne.

Voi direte che questo è un discorso proprio da vecchio, ma quello sono!

Carlo Macchi

Sono entrato nel campo (appena seminato) dell’enogastronomia nell’anno di grazia 1987. Ho collaborato con le più importanti guide e riviste italiane del settore e, visto che non c’è limite al peggio, anche con qualcuna estera. Faccio parte di quel gruppo di italiani che non si sente realizzato se non ha scritto qualche libro o non ha creato una nuova guida sui vini. Purtroppo sono andato oltre, essendo stato tra i creatori di una trasmissione televisiva sul vino e sul cibo divenuta sicuramente la causa del fallimento di una nota rete nazionale. Riconosco di capire molto poco di vino, per questo ho partecipato a corsi e master ai quattro angoli del mondo tra cui quello per Master of Wine, naturalmente senza riuscire a superarlo. Winesurf è, da più di dieci anni, l’ultima spiaggia: dopo c’è solo Master Chef.


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