San Gregorio a Chiusi, azienda “una e trina”5 min read

Il bello del nostro mestiere è che pensi di avere un quadro abbastanza completo delle aziende vinicole, specie se sono nella tua provincia, e invece trovi sempre delle sorprese. 

L’azienda San Gregorio, che si trova vicino a Chiusi ne è il classico esempio. L’abbiamo conosciuta nell’arco di un intero fine settimana grazie alla riunione della redazione di Winesurf e dobbiamo ammettere che non è stata una sorpresa ma un insieme di sorprese e, per essere precisi, le sorprese sono state soprattutto tre.

Partiamo dai vini, sconosciuti ai più, noi compresi. L’azienda produce soprattutto due Chianti Colli Senesi (annata e riserva) e alcuni IGT tra cui un ottimo Ciliegiolo. Ma prima dei vini la cantina, semplicissima, con vasche in cemento e in acciaio e delle barrique per la Riserva: nessuna tecnologia particolare anche se in quanto a tecnologia (lo vedremo più avanti) l’azienda potrebbe dare lezioni a tutti. Prima dei vini anche le vigne, nemmeno 20 ettari, non giovanissime (l’azienda venne acquisita nel 1957 ma ha iniziato a produrre seriamente solo dai primi anni ’80 del secolo scorso)  dove il sangiovese domina.

Vigne di San Gregorio

E arriviamo ai vini: il Chianti Colli Senesi è sicuramente una denominazione che nel migliore dei casi potremmo definire “a caduta” nel senso che spesso ci cascano i vini base di aziende con DOCG molto più famose, tipo Brunello di Montalcino e Vino Nobile di Montepulciano. Quindi avere come vino di punta un Chianti Colli Senesi Riserva può essere visto anche come un modo per rinunciare a far salire i prezzi dei propri vini. Ma a San Gregorio restano fedeli alla denominazione e vi garantisco che sia il Chianti Colli Senesi che soprattutto Il Chianti Colli Senesi Riserva (delle annate 2022 e 2023 abbiamo messo a dura prova le scorte aziendali) è un vino di una schiettezza e di una rigorosa precisione che colpisce sin da subito. Sangiovese in purezza con tannini dolci ma decisi e profumi fini e complessi. Il tutto a prezzi, in cantina, nettamente inferiori ai 10 Euro.

Del Chianti Colli Senesi annata invece abbiamo fatto una verticale arrivando fino al 2003 e siamo letteralmente rimasti a bocca aperta: la 2013 in particolare mi ha talmente colpito che ne parlerò in un articolo apposito.

Sono vini molto gastronomici, non per niente si abbinano benissimo ai salumi di cinta senese. Cinta senese non a caso perché il secondo dei punti di forza di San Gregorio è un allevamento di ben 600 capi di cinta senese, che hanno a disposizioni ettari di bosco e di campo e sono seguiti addirittura da un nutrizionista che decide “la dieta” a seconda dei periodi.

Così abbiamo anche imparato come si fa a riconoscere una vera cinta senese (ha le zampe davanti bianche, la classica fascia bianca e otto mammelle) e le abbiamo viste scorrazzare per i campi in totale libertà. Nonostante averli “conosciuti di persona” non ci siamo sentiti per niente in colpa mangiando salame, prosciutto, capocollo, soprassata prodotti in azienda. Tutti salumi veramente buoni: in particolare da toscano-chiantigiano ho apprezzato la soprassata, finissima e con un profumo accennato di scorza d’arancia che si sposa benissimo con le parti grasse e magre di questo salume cotto.

E così siamo a due sorprese e per trovare la terza abbiamo dovuto vedere un filmato di un vecchio trattore che si muove nel campo ma… senza trattorista. Non era stato lasciato in folle in discesa ma aveva in dotazione un sistema satellitare accoppiato ad una centralina che guida meccanicamente il trattore, trasformandolo in un mezzo a guida autonoma. Tutto questo non è stato fatto a San Gregorio ma da una delle tre aziende del gruppo, specializzata in elettronica e sistemi complessi (tanto per dirvene una hanno le mani in pasta nel Telepass). Questa innovazione permette di adattare i vecchi trattori già presenti in qualsiasi azienda agricola ad una guida fatta da operatori esterni: oltre a sopperire alla cronica mancanza di trattoristi consente anche, se uno avesse intenzione di comprare uno dei modernissimi e costosissimi trattori a guida autonoma, di risparmiare quasi il 90% sul prezzo di acquisto.

San Gregorio dall’alto

Così il quadro sull’azienda “una e trina” è completo: in realtà quasi perché oltre alla trinità ci sarebbe da dire due parole sull’olio extravergine d’oliva e sull’agriturismo con ben 40 posti letto, ma questi potreste scoprirli da soli, magari durante un fine settimana in azienda. Noi ve lo consigliamo perché si beve e si mangia benissimo e l’ospitalità, guidata dal direttore/factotum/responsabile vendite/uomo ovunque Michele Monica è veramente proverbiale. Tra un bicchiere di Chianti Colli Senesi e una fetta di prosciutto potrete anche visitare i tre musei sulla civiltà etrusca che si trovano a Chiusi e vi garantiamo che anche questa “trinità” è assolutamente da non perdere.

Carlo Macchi

Sono entrato nel campo (appena seminato) dell’enogastronomia nell’anno di grazia 1987. Ho collaborato con le più importanti guide e riviste italiane del settore e, visto che non c’è limite al peggio, anche con qualcuna estera. Faccio parte di quel gruppo di italiani che non si sente realizzato se non ha scritto qualche libro o non ha creato una nuova guida sui vini. Purtroppo sono andato oltre, essendo stato tra i creatori di una trasmissione televisiva sul vino e sul cibo divenuta sicuramente la causa del fallimento di una nota rete nazionale. Riconosco di capire molto poco di vino, per questo ho partecipato a corsi e master ai quattro angoli del mondo tra cui quello per Master of Wine, naturalmente senza riuscire a superarlo. Winesurf è, da più di dieci anni, l’ultima spiaggia: dopo c’è solo Master Chef.


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