Barbera d’Asti, Barbera d’Asti Superiore, Nizza, e altri vini del Monferrato: un quadro molto vario3 min read

Gli assaggi dei vini del Consorzio Barbera d’Asti e vini del Monferrato quest’anno si sono svolti nel nostro ufficio e speriamo il prossimo anno di poter tornare sul territorio. Abbiamo però visto con piacere un aumento dei campioni e tante nuove aziende inviarci i loro vini. Di seguito parleremo delle varie tipologie assaggiate

Forse non c’è vino italiano più piacevole e immediato di una giovane Barbera d’Asti: profumata e fresca, perfetta per accompagnare qualsiasi pranzo, anche di pesce (magari non un’orata bollita…). Se poi ci mettiamo che un’annata difficilissima come la 2024 si dimostra molto adatta a mantenere freschezza e alcol in parametri adeguati il quadro si completa e viene fuori una quadro generale che non ti aspettavi, sicuramente superiore alle aspettative.

Panorama astigiano

Superiori alle aspettative anche i risultati delle Barbera d’Asti Superiore di varie annate, ma soprattutto 2021 e 2022. Il fattorie che ci hanno colpito di più è una graduale diminuzione dell’incidenza del legno sul vino e quindi di quelle sensazione dure al palato e “coprenti” al naso che in certi anni erano veramente eccessive. Forse anche tra i produttori di Barbera d’Asti ci si sta accorgendo che le barriques costano molto e quindi è bene utilizzare sempre più vasche in acciaio o in cemento.

Barbera

Un altro vino dove il legno è, purtroppo, un requisito irrinunciabile è il Nizza e anche quest’anno ci aspettavamo una non gradita  “conferma”. Invece siamo rimasti sorpresi perché i vini “occlusi” dal legno sono molti meno e soprattutto abbiamo trovato dei Nizza dove il corpo e la sostanza del vino riescono a farsi ben sentire, aldilà del legno utilizzato. Neanche tanto per assurdo ci sembra che più di diminuire il legno sia “aumentato il vino”, cioè ci siano uve di qualità maggiore e un’utilizzo non inferiore ma “più saggio del legno”. risultati sono due Vini Top e una sensazione generale positiva.

In quanto a piacevolezza il Ruché di Castagnole Monferrato non è secondo a nessuno: i suoi profumi sono assolutamente unici, quasi indimenticabili. Per questo quanto troviamo dei Ruchè che, o non riescono a svilupparli o addirittura li nascondono con il legno siamo veramente dispiaciuti. Non ne abbiamo assaggi molti ma alcuni di questi sono veramente molto buoni e tipici e ci meravigliamo sempre che esistano cantine che mettono in commercio dei Ruchè “muti” o quasi.

I Grignolino d’Asti hanno fatto passi da gigante negli ultimi anni e lo dimostrano i 2024 degustati che, pur venendo da una vendemmia difficile, hanno mostrato una tannicità equilibrata accanto ad una buona freschezza. Non tutte “le ciambelle sono venute col buco” ma indubbiamente i Grignolino stanno crescendo  sia in complessità che in equilibrio tannico.

Chiudiamo con l’Albugnano, di cui abbiamo ricevuto solo tre campioni provenienti da una sola cantina. Per questo non possiamo dare un giudizio generale sulla piccola denominazione. i tre vini degustati li trovate tra i Ruchè di Castagnole Monferrato

Carlo Macchi

Sono entrato nel campo (appena seminato) dell’enogastronomia nell’anno di grazia 1987. Ho collaborato con le più importanti guide e riviste italiane del settore e, visto che non c’è limite al peggio, anche con qualcuna estera. Faccio parte di quel gruppo di italiani che non si sente realizzato se non ha scritto qualche libro o non ha creato una nuova guida sui vini. Purtroppo sono andato oltre, essendo stato tra i creatori di una trasmissione televisiva sul vino e sul cibo divenuta sicuramente la causa del fallimento di una nota rete nazionale. Riconosco di capire molto poco di vino, per questo ho partecipato a corsi e master ai quattro angoli del mondo tra cui quello per Master of Wine, naturalmente senza riuscire a superarlo. Winesurf è, da più di dieci anni, l’ultima spiaggia: dopo c’è solo Master Chef.


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