Porthos chiude ma i moschettieri, assieme, potrebbero vivere3 min read

Appena tornato dall’ultimo saluto a Giulio Gambelli mi arriva la notizia che Porthos, la bellissima rivista diretta da Sandro Sangiorgi, chiuderà i battenti.

L’anno è iniziato veramente molto male e purtroppo non mi consola il fatto che nemmeno tre giorni fa avevo pronosticato sempre più problemi per il settore della VERA e libera informazione enogastronomica.

Prima di riformulare una vecchia proposta voglio parlare un attimo del funerale di Giulio Gambelli che è stata una delle cerimonie più vere, vibranti e toccanti a cui abbia mai partecipato. La partecipazione è stata numerosissima e soprattutto sincera. Nessuno era lì per farsi vedere ma tutti per salutare una persona unica, che aveva meritato amore e rispetto. Di solito le omelie sono fredde e ripetitive, ma in questa circostanza il sacerdote è riuscito ad inquadrare perfettamente Giulio, usando parole assolutamente non scontate. Sono felice che l’ultimo saluto a Gambelli sia stato come era lui, semplice, sincero, profondo.

 

Veniamo alla chiusura di Porthos: nemmeno un mese fa ho partecipato ad una serata con Sandro Sangiorgi e ne ho riportate impressioni estremamente positive. Sandro è una persona preparatissima, capace e, parlando di serate di degustazioni, con un senso della scena unico. Mi dispiace molto che una rivista assolutamente non somigliante a nessun altra, con una grafica molto curata e che parlava di vino ma soprattutto di vita, debba chiudere.

Leggendo un articolo di commento al fatto su Intravino un lettore consigliava lo sbarco della testata su internet, con una parte pubblica ed una ad abbonamento. La stessa strada la stiamo pensando da tempo anche noi di Winesurf ma ci blocca solo la paura del “quantum”;  cioè, aldilà delle dichiarazioni e la voglia di abbonarsi di chi Winesurf lo segue sempre, quanti abbonati annuali arriveremo ad avere? Mille? Duemila?

Facendo pagare una cifra molto più bassa di un normale abbonamento ad una rivista (attorno ai 15-20 Euro, tanto per capirsi) riusciremmo ad avere uno zoccolo duro che ci permetta di finanziare il giornale, ampliando la parte a pagamento (per esempio le degustazioni) senza per questo diminuire la parte pubblica? Oppure arriveremmo ad una divisione che creerebbe due rivistucole al posto di un discreto giornale? Il rischio di dividere il giornale in due parti è proprio questo, specie per chi non parte da 100.000 lettori al giorno.

 

A questo punto però lancio una proposta al mondo enogastronomico del web.

 

Invece di unirsi solo per raccolta pubblicitaria (Filippo Ronco mi senti?) perché non federiamo i nostri giornali in una specie di testata multipla, dove una parte è pubblica ed una a pagamento? L’abbonamento potrebbe essere a tutte o ad una sola rivista. In altre parole io potrei fare l’abbonamento annuale cumulativo a (per esempio) Porthos, Winesurf, Intravino, Wine Blog, Vinoalvino, Lavinium etc a X euro, oppure solo l’abbonamento ad una o più di queste riviste ad una cifra inferiore, in cui sia compreso però anche un “tot” per un fondo comune da dividersi a seconda dei contatti o in altra maniera.

Capisco di avere messo assieme nomi e testate che proprio non vanno d’accordo, ma qui non si tratterebbe di sposarsi, fondersi, inglobarsi o altro; solo di creare una specie di Vinoclic (Filippo mi risenti?) che invece di pubblicità gestisce gli abbonamenti alle parti “crittate” dei nostri giornali.

Potremmo così, basandoci su di un bacino di utenza maggiore, avere una discreta base per produrre buon giornalismo enogastronomico sia sul crittato che sul libero e potremmo finalmente dare un senso a quello che non può più essere un lavoro non pagato.

In altre parole: potremmo, mantenendo ognuno la propria linea editoriale, riuscire a pagare il lavoro dei nostri colleghi, a dare un servizio indubbiamente più ampio e migliore ai lettori e quindi crescere, uscendo da un’ impasse che prima o poi ci soffocherà sicuramente.

Cosa ne pensate?

Carlo Macchi

Sono entrato nel campo (appena seminato) dell’enogastronomia nell’anno di grazia 1987. Ho collaborato con le più importanti guide e riviste italiane del settore e, visto che non c’è limite al peggio, anche con qualcuna estera. Faccio parte di quel gruppo di italiani che non si sente realizzato se non ha scritto qualche libro o non ha creato una nuova guida sui vini. Purtroppo sono andato oltre, essendo stato tra i creatori di una trasmissione televisiva sul vino e sul cibo divenuta sicuramente la causa del fallimento di una nota rete nazionale. Riconosco di capire molto poco di vino, per questo ho partecipato a corsi e master ai quattro angoli del mondo tra cui quello per Master of Wine, naturalmente senza riuscire a superarlo. Winesurf è, da più di dieci anni, l’ultima spiaggia: dopo c’è solo Master Chef.


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0 responses to “Porthos chiude ma i moschettieri, assieme, potrebbero vivere3 min read

  1. l’unione fa la forza….e in tempo di crisi di forza ne serve parecchia…. mi e ci auguro che le voci libere, anche se in contrapposizione, possano continuare a urlare i loro pensieri a tutti noi…

  2. Mah, non so. La forza del web (non so ancora per quanto) è la gratuità . La gente non batte ciglio se spende 30 euro per una pizza mefitica e una birra annacquata, ma ci pensa cento volte, e poi non ne fa di nulla, se si deve abbonare a una rivista (se on line è peggio) dietro alla quale sta magari il duro lavoro di tante persone, ma è buona solo e finchè è gratis.
    Sia chiaro: la tua idea è brillante e pure tentatrice. E’, in fondo, l’idea di Sky: ti abboni a un sacco di roba, spesso ne vedi un decimo ben che vada, ma la spesa è ragionevole e quindi…boh.
    Bisognerebbe distinguere tra testate giornalistiche e blog? i ricavi sarebbero da suddividere come? In parti uguali? Per numero di visite? Un po’ e un po’?
    Sà¬, forse vale la pena di pensarci. Tanto se non lo facciamo noi prima o poi lo fa qualcun altro.
    Io ci sto.
    E ora che si fa?
    Ciao, S.

  3. Proviamo a metterci attorno ad un tavolo, almeno virtuale.

  4. Tentar non nuoce. All’estero non mi sembra che sia un problema pagare un abbonamento per seguire un sito. L’ho già  scritto, se James Suckling si fa pagare quasi 15 euro al mese, non vedo perché non ci possiate provare voi.
    Io pagherò, voi pagherete, essi pagheranno. Se cominciate vedrai quanti vi verrano dietro.

  5. Mi sembra una buona idea per cominciare a discuterne. Secondo me potrebbe funzionare. Metto qui la mia disponibilità .

  6. Il principale punto debole di noi giornalisti wi-fo (ma non solo) è un esasperato individualismo. Piuttosto che vederci in qualche modo apparentati con qualcuno o qualcosa che ci sta sulle scatole/disistimiamo/ignoriamo ecc. siamo disposti a morire di fame. Perchè gli scioperi falliscono? Perchè c’è sempre qualche cretino/intelligente che non aderisce. Bene, i tempi sono maturi per cambiare rotta. La forza di “certo” Internet è la gratuità . Ma quella dell’Internet-risorsa sono i contenuti. A fronte di post o articoli dallo spessore culturale/informativo (e perchè no, anche di intrattenimento) ridicolo, un gruppo compatto, granitico, diciamo il 99% dei pros del settore eno-g potrebbe fornire contenuti di altissimo livello. Se il lettore li vuole, poco o tanto qualcosa dovrà  dare… Quindi, caro Carlo, e scusa la lunghezza del commento: idea ottima, la tua. E secondo me funziona. A patto di essere condivisa da tutti, senza eccezioni. Vogliamo chiamarlo cartello? E chiamiamolo. E anche se dovesse contrapporsi a qualche altro colosso (sedicente) che viaggia per conto suo, sarebbe un confronto tra corazzate, non tra una corazzata e un gommone (di salvataggio). Quando vuoi iniziare a parlarne, conta pure su di me, ho una piccola schiera di lettori anch’io da portare in dote…

  7. io sto già  lavorando, contestualmente al restyling di Vino al vino, alla creazione di una sezione del blog, con contenuti altamente specializzati, che sarà  accessibile unicamente alle persone che accetteranno di sottoscrivere un abbonamento annuale proposto ad un prezzo simbolico (una volta si sarebbe detto “politico”).
    Un esperimento del genere lo ho già  fatto dieci anni fa con WineReport e intendo ripeterlo ora.
    Quanto alla tua proposta Carlo, parliamone, perché no?
    franco

  8. Cara Elisabetta,
    forse la carta vincente di questo bozza di idea (un progetto dovrà  nascere) è proprio il fatto che, pur continuando a non rivolgersi la parola, tante nomi potrebbero aiutarsi e nello stesso tempo aiutare il settore a progredire. Se ne avvantagerebbe un grande concetto, quello di LIBERTA’ DI STAMPA, dove la libertà  delle tue idee e anche e sopratuttto quella di poter essere in contrasto con altre.

  9. Caro Franco, in realtà  la mia proposta è in linea con quello che stai facendo. Si tratterebbe “solo” di creare un gruppo di giornali e/o blog che aggingono una parte a pagamento e di “organizzare” (scusa i termini ma cerco di essere chiaro e veloce e non è facile) gli abbonamenti annuali al gruppo. Come ha detto Stefano Tesi una specie di canale sky del web.

  10. L’idea è condivisibile, ma mi domando: ha senso tirarla fuori proprio nel 2012 quando siamo tutti in attesa di capire sulla nostra pelle quale sarà  il livello di tasse e costo della vita che dovremo affrontare? Mettere a pagamento, per quanto ben fatte, delle riviste online che trattano di cibo e vino, mi sembra quantomeno fuori tempo. Mi sbaglierò, e me lo auguro, ma mi sembra la fase più difficile che ci possa essere per fare un’operazione del genere. A quanto ne so la crisi si sta espandendo a macchia d’olio, non voglio fare il pessimista, però bisogna valutare bene, conoscoendo come ha sempre funzionato il mondo del web fino ad oggi, se non ci sia il rischio di rimetterci invece di guadagnarci. Comunque io sono pronto a qualsiasi riflessione in merito.

  11. I tempi non sono certo belli ma sono convinto che la stessa cosa sarebbe stata detta un anno fa, due anni fa,tre anni fa etc. Capisco, si tratta di una bella rivoluzione e per evitare che gli accada quello che succede sempre alle rivoluzioni, cioè lacrime, sangue e restaurazione, bisogna pensarci bene, essere molti ed essere tutti d’accordo. Comunque non si tratta di mettere i giornali online a pagamento, ma creare una parte (ognuno la riempirà  con i contenuti che crede più adatti) in abbonamento annuale. Insomma: anche se lanciamo il cuore oltre l’ostacolo il cervello rimane da questa parte.

  12. bellissima idea carlo, e dibattito che val la pena approfondire. la mia perplessità  è che un contenuto di informazioni non riesco a pensarlo diverso da un giornale. e un giornale per funzionare ha bisogno di un capo e di una gerarchia. lo dico per esperienza, per aver lavorato in un giornale tradizioanle e in una cooperativa di giornalisti. secondo me cioè lo sforzo del dibattito dovrebbe essere quello di armonizzare l’utopia dell’idea col pragmatismo della sua realizzazione

  13. Caro Consumazioneobbligatoria,
    in realtà  la mia idea non è di fare un giornale ma di creare una specie di “unione d’abbonamenti” tra giornali e blog online. Ogni giornale o blog dovrebbe creare una parte riservata agli abbonati.
    Niente unioni sotto nuovi marchi ma semplicemente una specie di cartello delle riviste enogastronomiche online che, uguali a se stesse, proporranno una parte a pagamento ed una libera. Chi vorrà  abbonarsi potrà  farlo al pacchetto intero oppure ad una o più riviste.
    Una specie di Lega di Delo, dove tutte le città  greche si univano contro il nemico, ma ognuna manteneva le proprie caratteristiche. Atene e Sparta non si vedevano certo di buon occhio, ma partecipavano assieme alla guerra ed ogni città  contribuiva ed era ricompensata secondo i propri meriti ed il proprio impegno. Se al posto delle città  greche e asiatiche ci mettiamo i giornali online, al posto dei soldati i propri contatti, al posto dei premi di guerra i soldi degli abbonamenti, la cosa si potrebbe capire forse meglio.

  14. E’ una idea sicuramente valida, ma siamo sicuri che alla fine a “pagare” non sarano le solite aziende vinicole – e solo quelle – in cerca di visibilità ? Da grande appassionato quale mi ritengo, credo sia ancora lontano – in questo momento poi… – che il web possa offrire spunti altamente specializzati tali da pagarli. Comunque ragionarci su non è certo un male.

  15. Angelo, sicuramente la qualità  più è alta meglio è , d’altronde l’abbonamento è una scelta, non un obbligo, sarà  compito e intelligenza dei siti/blog offrire un prodotto di qualità  che giustifichi la spesa (per altro moderata). Proprio perché la saggia proposta di Carlo è quella di un panel il più ampio possibile di offerte, chi ci conosce saprà  certamente come e dove orientarsi.
    Personalmente eviterei le degustazioni o le recensino di ristoranti, piuttosto può essere particolare offrire rubriche più specifiche e avulse da possibili ambiguità  e conflitti d’interesse. Ma questo è un problema successivo…

  16. @Carlo: il paragone con la Lega di Delo è perfetto!
    @Angelo: e chi le cerca le aziende vinicole? se vogliono leggerci, pagheranno anche loro! Perchè dovrebbero “pagarci” per avere visibilità ? Se sono redazionali che vogliono, siamo pronti a farli, belli in chiaro, a prezzi (per i committenti) da tariffa nazionale Odg, con una grafica ad hoc. Rigorosamente non firmati. Cosଠsi capisce subito di cosa stiamo parlando.

  17. Vorrei tranquillizzare Angelo. L’azienda vinicola in cerca di visibilità  potrebbe “tentarci” solo comprando un abbonamento, al pari di un qualsiasi altro privato. Potrebbe fare 100, 1000 abbonamenti ma…con i tempi che corrono. in effetti però il discorso di Angelo mi riporta ad un vecchio concetto che tutti dovremmo ritenere come basilare. E’ il lettore che paga le notizie, se le reputa valide. La pubblicità  è nata solo perchè i costi di un giornale andavano oltre la creazione di notizie e commenti. Attuando e sviluppando l’idea che ho proposto si ritornerebbe quindi ad un giornalismo delle origini. Forse questo è il bello del web, riscoprire e permettere lo sviluppo di valori antichi.

  18. Come dicevo, ragionarci su non è certo un male, tutt’altro; e mi scuso per il mio pessimismo. Però sapete, spesso si discute sul parallelismo carta stampata/web, imputando alla prima quella “mancanza di libertà ” cosଠtangibile (eufemismo, ndr) per quest’ultimo. Sarà , ma a me, come lettore, pare che ci si è messo davvero poco a recuperare il gap (in negativo s’intende), se cosଠlo vogliamo chiamare.
    Poi che vi siano professionisti della comunicazione, come molti che noto qui commentare, che lavorino in sinergia per “fare meglio” è tutto un bene, però vi prego, i redazionali nooooo 🙂

  19. direi che è una idea niente male, tanto ormai la discussione è solo in pochissimi posti sul web (Intravino e pochissimi altri se non nessuno) quindi l’idea di fare un giornale SENZA capiredattori ma con contenuti “premium” di vari blogger mi pare sensata.
    L’importante però è che sia lasciata a ciascuno la possibilità  di decidere cosa mettere a pagamento e cosa no…e che non ci sia qualcuno che si metta a fare il caporedattore altrimenti siamo nei casini dopo 10 giorni…

  20. @angelo. Tranquillo Angelo, i redazionali saranno l’ultimo dei problemi, ma proprio l’ultimo -ultimo-ultimo.
    @Andrea. Voglio essere crudo: l’unico modo per creare un gruppo interessante, composito e di peso (non cominciare subito a pensare a pinco o a pallino…) passa da due strade. la prima è quella di non creare sinergie e/o imporre cosa mettere o non mettere nelle parti a pagamento. La seconda è quella di non fare appello al cuore o al buon senso ma al portafoglio. X o Y possono anche starmi sulle palle ma se il mantenimento della mia famiglia passa attraverso un accordo che permette a tutti di sopravivvere, magari mandandosi spesso a quel paese (tutta roba che il lettori possono anche apprezzare) e senza che questo tocchi di una virgola il nostro modo di fare giornalismo, non vedo perchè non si possa fare. insomma: mors tua, mors mea: vita tua, vita mea. Perchè , ricordiamocelo bene, il brutto giorno che, dopo anni di volontariato, dovremo fare altro per campare, del libero giornalismo enogastronomico sul web, fatto anche di vaffa e odii viscerali, non rimarrà  che web-polvere. Dobbiamo decidere oggi se vogliamo campare domani.

  21. Intanto complimenti per l’idea, spero che vi riesca, io mi sono avvicinato al vino grazie ai vari blog che girano per il web e vedo con piacere che sono intervenuti tutti e fino a qui è tutto bello.
    Il problema che dice Andrea è dietro l’angolo ci sarà  sempre un coordinatore che decide quanto spazio si deve occupare, poi la pubblicità  anche se lei dice di farne a meno, quanto potrà  durare un anno due anni, poi se il vostro prodotto funziona, moltissime azienda vi presseranno per avere qualche spazio.
    Le degustazioni invece le trovo ottime, mettervi tutti a confronto, ognuno con la propria idea.
    Se abbonamento si dovrà  fare, io sarò il primo abbonato, l’importante che la marchetta non sia dietro l’angolo,perchè noi enoappassionati siamo molto critici.
    Sig Ronco manca solo lei all’appello e che Vinix sia con lei.

  22. L’argomento è molto interessante e nel contempo molto delicato. Se da un lato infatti abbiamo la *tradizione* web che ha abituato il lettore che qualsiasi cosa debba essere gratuita, dall’altro è evidente che se si vuole proporre contenuto di qualita’ questo comporti dei costi in termini di spese, retribuzioni, tecnologie, partecipazione ad eventi, trasferte, consumi e quant’altro.

    Come testata singola ci provò Studio25 con il WineReport diFranco Ziliani un trilione di anni fa ma era troppo presto. Oggi, qualche anno luce più tardi, siamo nel tempo della professionalizzazione, non tanto fornita da un patentino quanto per la qualità  che alcuni soggetti sono stati, sono e saranno in grado di sviluppare essendosi alzato indubbiamente il livello generale.

    La parte delicata sta nella modalità  e nel numero di aderenti.
    Se infatti a provarci fosse uno soltanto rischierebbe troppo perché ci sarebbe pur sempre una moltitudine di alternative gratuite. Se a farlo fosse un intero gruppo sarebbe meno rischioso (per il gruppo) anche se dall’oggi al domani si cambierebbe radicalmente il modo di proporre il contenuto al lettore (abituato a riceverlo gratuitamente) con il rischio di un contraccolpo troppo forte.

    Una via mediana – che è quella che proposi a Carlo già  un paio d’anni fa quando mi accennò di questa cosa per la prima volta – potrebbe essere una soluzione come quella adottata da *il post* – immagino molti di voi lo seguano quotidianamente – che attorno ad una serie di blog collegati, fornisce in parte contenuti ripresi da tali blog, un parte rimandi a notizie e contenuti originali creati dai curatori di tali blog appositamente per tale nuova testata anche se lଠè ancora tutto gratuito.
    La testata di gruppo con il meglio di tutti è indubbiamente il processo più interessante e sicuro a livello editoriale ma anche quello di più difficile e lunga realizzazione (chi ne fa parte, chi dirige, in quali termini ecc.).

    Per quanto riguarda i pagamenti, sia che si tratti di situazioni solitarie o di gruppo, penso che più che l’ “abbonamento federato”, potrebbe avere ancora più fortuna l’acquisto diretto da parte del fruitore di contenuti singoli in modalità  “on demand”. Sono sempre stato profondamente convinto che il contenuto di qualità  sia l’unica vera moneta dell’editoria online ed ho sempre investito negli anni per produrne (mai tanto quanto avrei voluto). Dovrebbe pur sempre trattarsi di contenuti eccezionali che abbiano la capacità  di generare un desiderio tale nel lettore da spingerlo all’acquisto. Quindi un lavoro anche qualitativo di altissimo livello.

    Ho come però il sospetto che il lettore, salvo informazioni imprescindibili e non reperibili altrove, tenderà  quasi sempre a preferire soluzioni free, almeno fino a che il nuovo modello (tutto a pagamento o ibrido un po’ a pagamento e un po’ no) non diventi la nuova regola. Ripeto, probabilmente i tempi sono oggi molto più maturi che 10 anni fa ma è comunque una scommessa davvero molto difficile volendo restare ancorati alla realtà .

    Sicuramente dove c’è denaro da parte del lettore, NON deve esistere redazionale a pagamento ma solo grandissimi contenuti di qualità . Io non ho mai fatto un redazionale su una testata gratuita, figuriamoci se lo farei su una testata tutta o parzialmente a pagamento sarebbe un paradosso.

    Ora, perdonate la deriva autoreferenziale ma lo aggiungo giusto per fornire un po’ di concretezza: su una piattaforma evoluta come Vinix, in costante espansione e con le qualità  offerte da un vero e proprio social network professionale potremmo integrare una soluzione di questo tipo in tempi ragionevoli e a nostre spese. Il risultato sarebbe che avreste la possibilità , a fianco degli inserimenti normali, di avere la possibilità  di pubblicare contenuti “preimium” visibili solo a pagamento. La fruizione dei contenuti a pagamento potrebbe essere fatta, per esempio, in due modi:

    a) attraverso pagamento “on demand” per ogni nuovo lettore che desideri acquistare il contenuto e sul quale vinix tratterrebbe una commissione minima per il servizio fornito

    b) disponibile per tutti i possessori di account pro per 1 anno, per il quale vinix verserebbe a ciascun autore le relative “royalties” mensilmente o trimestralmente in base al traffico generato da parte di ciascun lettore pro in base a tariffari da stabilire di comune accordo.

    Secondo me la prima è più semplice.
    Sarebbe comunque necessaria una selezione secondo me per evitare che, quale che sia il luogo preposto alla raccolta di questi contenuti – ed un luogo di “resume” è necessario – si riempia di contenuti di media qualità  poco acquistati anziché di pochi contenuti molto richiesti.

    Carlo, se pensi che anche VinoClic possa essere d’aiuto vediamo pure come ma considerato il tipo di piattaforma già  esistente, il livello tecnico e le capacità  di sviluppo che abbiamo oltre tutti i servizi e l’ambiente connesso, io vedrei molto bene Vinix ma mi rendo conto che sono l’ultimo che dovrebbe proporlo.

    Discutetene liberamente, studiate le strade possibili anche completamente diverse, io vi leggo e se ho da aggiungere qualcosa alla discussione lo faccio volentieri.

    Ciao, Fil.

  23. L’esperienza di Filippo è sempre importante in questi momenti in cui le idee si srotolano senza argini e la paura è sempre quella di parlare di un’ operazione buona per Marte ma non attuabile sul pianeta terra.
    La prima cosa che voglio ridire è che non si tratterebbe di unire i giornali in un super giornale ma “solo”
    1. creare una parte a pagamento in ogni singolo sito che aderisce all’idea, ovviamente riempiendola costantemente con contenuti di qualità  di assoluta ideazione e gestione del sito stesso.
    2.Federare gli abbonamenti, non i siti.
    3. Raccoglieregli abbonamenti (che potrebbero essere cumulativi o ad alcuni siti) e distribuire il ricavato secondo il numero di abbonati avuti ma anche considerando un piccolo “quid” di base per tutti.
    Assolutamente nessuno deve intervenire sull’impostazione giornalistica e sui contenuti degli altri, però ogni “federato ” dovrà  produrre più materiale (do ut des) rispetto a prima, altrimenti che senso ha avere dei soldi in cambio di niente.
    L’idea non è di facile realizzazione e credo che l’esperienza di Filippo Ronco, sempre pronto ad innovare ed a rischiare vie nuove, possa servire.
    Ripeto: anche se sarebbe bello avere un giornale online dove scrivono tutte le migliori penne dell’enogastronomia che si trovano sul web, la cosa, viste anche le antipatie storiche, la vedo impossibile.
    Più possibile vedo il fatto di “federarsi finanziariamente” per poter portare acqua a tutti i mulini .
    Sarà  indubbiamente difficile e mi viene in mente l’ingresso di Sky in Italia. Fu tragico! Sembrava un furto legalizzato pagare per guardare la televisione. Oggi se non hai Sky (io non ce l’ho..) ti guardano come se fossi un marziano.
    A questo punto cercherò di fare due cose; rilancerò l’idea sul web e proverò a creare una bozza di progetto che invierò a tutti i giornalisti e/o blogger online che conosco, per poter fare un primo giro di opinioni su un qualcosa di più strutturato.
    Intanto ringrazio per l’interesse dimostrato.

  24. @Manilo. La mia idea prevede solo una “federazione fiscale-finanziaria” (brutte parole ma cosଠcredo si capisca meglio) che non toccherebbe assolutamente i contenuti. X non potrà  dire a Y “pubblica questo o non pubblicare quest’altro” . Se pinco decide di pubblicare un redazionale potrà  anche farlo, salvo rischiare che nel trimestre successivo i suoi abbonati, incazzati, diminuiscano del 10-20-30% e cosଠdiminuiscano anche i suoi introiti.
    Un progetto del genere deve prima di tutto far crescere il numero ed il livello delle cose pubblicate, altrimenti un lettore come lei perchè dovrebbe pagare per sapere le stesse cose che sapeva gratis. E’ una sfida anche in questo senso: da”dilettanti” non pagati si può anche scrivere quando vogliamo, da “professionisti” pagati è deontologicamente obbligatorio dare un servizio di livello adeguato.

  25. mi basta leggere commenti come questo “tanto ormai la discussione è solo in pochissimi posti sul web (Intravino e pochissimi altri se non nessuno)” e mi passa subito la voglia, che é già  poca, di consociarmi con realtà  e personaggi che pensano di essere i mejo fichi der bigoncio…

  26. in effetti è un commento, credo, volutamente tagliente, in linea con il giornale online su cui Andrea scrive. Però Franco, ammetterai che il bello della rete sta anche nella discussione, anche molto animata, dalla quale tu non ti sei mai tirato indietro.
    La mia idea non vuole consociare nessuno dal punto dei vista dei contenuti, tnatomeno apparentare realtà  che a malapena si sopportano. Vuole “solo” federare la parte “fiscale. Ripeto, un po’ come sky o, ancora meglio, il digitale terrestre. Ora è arrivato anche in Toscana e accanto a canali molto seri se ne trovano altri di intrattenimento o comunque molto diversi tra loro. Nessuno chiederà  mai a, faccio un esempio “RealTime” di avere i contenuti di Rai Storia e viceversa. Però entrambe vanno avanti (volenti o nolenti) anche grazie ad utenti che, usando il telecomando per andare su uno dei due, cascano sull’altro, danno un’occhiata e poi, magari ci ritornano. Il bello della mia idea è proprio il fatto di non avere niente da condividere tra noi che non la parte “monetaria”. Possiamo continuare a vederci in cagnesco quanto vogliamo e forse tanto pubblico e proprio questo che vuole.

  27. Carlo, quello non é un commento “tagliente”: é semplicemente superficiale e arrogante. Tutto lଅ
    cordialità 
    franco

  28. La nostra testata funziona con newsletter gratuita e contenuti della rivista online in parte riservati a chi è abbonato al cartaceo. In qualche modo ci avviciniamo all’idea di Carlo salvo che esiste un cartaceo. Sugli utenti esteri c’è un abbonamento solo online. Siamo disposti a discutere qualunque ipotesi di collaborazione, anche se il taglio della nostra rivista è meno “consumer” e più tecnico rispetto agli altri. Per memoria, da quest’anno anche il nostro sito è nel circuito vinoclic.

  29. Molto stimolante l’idea anche se non facile da realizzare, ma è un passaggio obbligato per l’editoria. Vero che la gente è abituata al “tutto gratis”, ma è anche vero che comincia a capire che molte volte “Tutto gratis=bassa qualità “, quindi è anche propensa ad acquistare contenuti di qualità  (nonostante la pirateria, l’acquisto di musica o app a pagamento è sempre in crescita).
    Se avete bisogno di una mano (lavorando nel settore), ben volentieri.
    P.s. = e comunque dieci anni fa ero tra gli abbonati di winereport 🙂

  30. A me sembra un’ottima idea bisognerebbe capire bene come concretizzarla . Servirebbero delle dinamiche diverse però dall’abbonamento classico. Il web porta con se la libera comunicazione in tutti i sensi (con i pro e con i contro) mettendo un dazio all’entrata si rischierebbe il flop. Ma sono sicuro che una soluzione si potrebbe trovare. Ciao. Giampi

  31. E’ vero che per ora il “web a pagamento” in Italia è un concetto poco sentito, ma credo che le cose cambieranno sempre più velocemente. Unirsi mettendo insieme a pagamento una parte dei singoli giornali, per esempio le inchieste e lasciando il resto free non può che far bene a tutti coloro che fanno giornalismo di qualità . All’inizio gli iscritti può darsi non saranno molti, ma io sono convinta che se il servizio è di qualità  cresceranno e anche molto rapidamente. Suggerisco di proseguire a discuterne via web e poi provare a concretizzare con incontro di persona dei direttori.

  32. @maddalena. Se lo dice la nostra responsabile delle PR, dall’alto del suo stipendio a 6 zeri (sei!!!) noi non possiamo che seguire il suo consiglio.

  33. Se riuscite a realizzarla, mi sembra un’ottima idea. Da produttrice (che non fa redazionali a pagamento per principio ed ai quali cambierei nome per chiarezza nei confronti del consumatore) chiaramente sarei interessata per tenermi sempre al corrente anche se mi manca spesso il tempo di leggere. Ma quando leggo voglio la qualità  e quindi mi va bene di pagarla. @Franco, ancora una volta, non ti curar di loro! tanto sai bene che è il pubblico che sceglie! In questo modo forse si elimineranno tanti sciocchi.

  34. Carlo, sul fronte abbonamenti ti faccio sapere cosa potrebbe fare VinoClic in proposito per il suo network. Ho un’idea in mente ma vorrei prima discuterne con i miei tecnici per verificarne la fattibilità  ed i costi.

    Ciao, Fil.

  35. A questo punto, come già  accennato, mi metterò a scrivere una bozza di proposta da mandare ai giornali/blog enogastronomici online. Poi vedremo.

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