Il Fiano di Avellino rappresenta la punta di diamante dell’enologia bianca meridionale: acidità e finezza sono le due caratteristiche che lo rendono appetibile per la grande massa dei consumatori mentre gli appassionati lo apprezzano per la sua incredibile propensione all’invecchiamento. Una caratteristica, questa, a cui da un po’ di tempo alcuni produttori mostrano di iniziare a credere, soprattutto dopo il successo di Marsella, il primo ad uscire sistematicamente a un anno dalla vendemmia. Pratica oggi considerata quasi normale ma che nel 1997, prima annata di produzione dell’azienda di Summonte, era assolutamente innovativa. Del resto ancora oggi tutti i maggiori produttori (con l’eccezione dei Marsella, Ciro Picariello, Quintodecimo, Villa Diamante) sono già in commercio con la 2010 ed è allora il momento di fare un bilancio della 2010, riservandoci una disamina completa della 2009 a breve.
L’annata
Sin dai primi assaggi nelle cantine anche i Fiano base hanno mostrato vivacità e complessità, se fossimo commercianti, ma non lo siamo, e se avessimo capitali da parte, ma non li abbiamo, faremmo buona scorta di Fiano di Avellino 2010 per metterle in vendita tra cinque anni. Ma purtroppo in Campania, direi in Italia, mancano completamente queste figure. Paradossalmente le abbiamo per il formaggio, ma non per il vino
L’analisi commerciale, dati e anagrafe
Il grande balzo del Fiano è avvenuto tra il 2001 e il 2003, anno del riconoscimento docg quando la produzione è passata da 12.218 a 24.987 ettolitri. Poi la cifra è rimasta sostanzialmente stabile in un quadro complessivo di leggero calo: nel 2010 gli ettolitri prodotti sono stati 22.787 a cui dobbiamo aggiungerne altri 1095 della doc Irpinia. Contestualmente, al netto del passaggio dalla lira all’euro, i prezzi di listino delle aziende sono fermi da dieci anni a 6,50-7 euro, ma sappiamo che in realtà il prezzo di vendita reale al’ingrosso oscilla tra i 4 e i 5 euro iva compresa. Contestualmente, il valore delle uve si è praticamente dimezzato. Stesso andamento, anche se con dimensioni doppie per il Greco di Tufo, che negli stessi anni ha performato rispettivamente così: 25.492, 45.970, 38.469 ettolitri. Infine uno sguardo al valore dei terreni impiantati, che oscilla tra i 70 e i 90mila euro ad ettaro con un calo di valore generalizzato di almeno il 30% rispetto a cinque anni fa.
Il Fiano di Avellino al momento ha 438 produttori iscritti con 561 ettari, ma le denunce vedono in realtà al lavoro 362 viticoltori con 436 ettari con un rapporto medio di 1,2 ettari a produttore.
Il frazionamento della proprietà rurale da un lato ha contribuito a conservare i vecchi vitigni, dall’altro però ha rallentato l’introduzione di sistemi moderni di allevamento e solo all’inizio degli anni ‘90 si sono introdotte pratiche come la potatura verde o la gestione ecocompatibile, soprattutto nelle aziende specializzate nel Fiano. Prima del 1990 erano solo cinque: Vadiaperti, Di Meo, Romano Nicola, Cantina del Barone e Pietracupa. A seguire: 1992 Montevergine (che ha chiuso), 1993 Barone Simone Andrea Chantal (che ha chiuso), La Casa dell’Orco, 1994 Clelia Romano, 1996 Urciuolo, 1997 Marsella e Villa Diamante. A partire da quella data, le aziende nasceranno con il grande equivoco di presentarsi sul mercato con le tre docg, fatta eccezone per Rocca del Principe nel 2004 per un paio di vendemmie.
Appare chiaro dunque che la cifra dell’annata viene data dalle grandi aziende: Mastroberardino, Feudi e Terredora a cui aggiungiamo Montesole e D’Antiche Terre, che da sole producono il 70% delle 3.000.000 di bottiglie. Del restante 30, almeno il 15% porta la firma di aziende non irpine. Ecco perché i Fiano di Mastroberardino, Feudi e Terredora, ossia di grandi aziende (per quanto questo aggettivo si possa usare in Campania) impegnate a coltivare proprie uve, restano i marker indispensabili per capire il genius loci dell’annata.
Vorrei adesso segnalarvi quali mettere, in base agli assaggi che ho fatto, per avere l’idea dell’annata 2010. I punteggi sono ovviamente “mia responsabilità” e non di tutti i giovani Igp!
1-Le aziende più grandi
Radici 2010 Fiano di Avellino docg, Mastroberardino | 86
Ecco il classico dei classici, dallo storico vigneto di Santo Stefano del Sole, siamo oltre 550 metri con lo sguardo rivolto al Sud. Massimo Di Renzo, enologo della casa, cerca soprattutto i sentori dolci di frutta al naso mentre in bocca la degustazione è a due tenpi, un ingresso abbastanza morbido, poi lo scatto acido e lungo con un finale secco e piacevolmente amaro. Snello, fine, discreto quasi, secondo lo stile classico dei bianchi Mastroberardino.
Pietracalda 2010 Fiano di Avellino docg, Feudi di San Gregorio | 85
Terre di Dora 2010 Fiano di Avellino docg, Terredora | 87
Fiano di Avellino 2010 docg D’Antiche Terre |84
2-L’areale di Montefredane
Siamo in un comune a ridosso di Avellino, sulla collina lavorano Vadiaperti, Pietracupa e Villa Diamante. Da qualche mese è in attività una nuova azienda e qui ha il vigneto anche Ciro Picariello che poi assemblea le uve con quelle di Summonte.
Fiano di Avellino 2010 docg Pietracupa |92
Sabino Loffredo ci ha abituato da tempo a strepitose performance con i bianchi. Anche in questa versione la frutta viene presa per mano dall’acidità prorompente, tipica di questa zona, e portata in alto in un continuo e infinito rimbalzo. Un vino pieno, di corpo, di lunghissime e importanti prospettive future.
Fiano di Avellino 2010 docg Vadiaperti |89
Alimata 2010 Fiano di Avellino docg, Villa Raiano |91
3-La zona di Lapio
Fiano di Avellino 2010 Colli di Lapio Clelia Romano | Voto 86
Fiano di Avellino 2010 docg Filadoro |voto 84
Fiano di Avellino 2010, Rocca del Principe |Voto 87
Ventidue 2010 Fiano di Avellino, Villa Raiano |Voto 87
Ecco l’altro cru di Fiano impostato da Fortunato Sebastiano per Villa Raiano. Buona frutta a pasta bianca, note di salvia e menta, discfeta freschezza in bocca. E’ davvero didattico provare i due cru insieme per capire come la stessa uva possa esprimersi in maniera completamente differente a soli 20 chilometri di distanza. Un plauso a Villa Raiano per aver impostato questo lavoro che ci attendiamo da tutti i grandi e una raccomandazione che rimarrà inascoltata: fate uscire i cru con due anni di ritardo, cazzo!
4-Il Serinese
Pietramara etichetta bianca 2010 Fiano di Avellino doc, I Favati |87
Fiano di Avellino 2010 docg Fratelli Urciuolo 86
Ciro e Antonello, terza generazione di un’azienda sepcializzata della costruzione nell’impianto di pali di castagno, poi la decisione nel 1996 di produrre vino con il supporto dell’enologo Carmine Valentino, all’epoca all’esordio della sua attività. Si tratta di Fiano in puro Valentino style, al naso quasi si ritraggono e regalano profumi solo a chi li cerca, in bocca una beva tranquilla, non cerebrale, di buon equilibrio.
5-Lo stile anni ‘90
Fiano di Avellino 2010 docg, Macchialupa |88
Fiano di Avellino 2010 docg, DonnaChiara
Bechar 2010 Fiano di Avellino docg, Caggiano |84
7-Outsider
L’areale del Fiano è molto vasto. Chiudiamo segnalandovi i vini di quattro aziende che, per un motivo o per l’altro, possono considerarsi outsider.
Refiano 2010 Fiano di Avellino docg, Tenute del Cavalier Pepe| 84
Fiano di Avellino 2010, Tenute Sarno |88
Anche questo Fiano porta la firma di Vincenzo Mercurio.Il padre di Maura, Domenico Sarno, è stato il notaio più conosciuto di Avellino e grazie alla sua attività ha ripreso molte proprietà di Candida, paese di cui è originaria la famiglia, perdute dal nonno dopo la caduta del fascismo. Lei adesso ha recuperato il vigneto e vinifica presso l’azienda San Paolo. Un fiano ricco, pieno di carattere, senza mediazioni piacione: non a caso è piaciuto agli amici dell’Espresso che lo hanno segnalato tra le eccellenze.
Vigna Acquaviva 2010 Fiano di Avellino docg, Montesole |87
Montesole è un’azienda della metà degli anni ‘90 impegnata sostanzialmente nella vinificazione che si è sempre distinta per l’ottimo rapporto tra qualità e prezzo. In cantina il giovane Michele D’Argenio, subentrato a Massimo Di Renzo nel frattempo chiamato alla Mastroberardino. Poche chiacchiere, tanto lavoro. Da un anno la decisione di presentare delle selezioni di uve e questa è particolarmente riuscita, si inserisce nello stile non strillato, con belle note di frutta bianca e di mandorla, in bocca freschezza e dinamicità.
Vitis Apianus 2010 Fiano di Avellino docg, Cantine Astroni |85
Il rapporto tra i vinificatori napoletani e le campagne è antichissimo, risale spesso all’inizio dell’800. Spiazzati dalla rivoluzione degli anni’90, alcuni si sono rimboccati le maniche aggiornandosi in cantina, comprando terreni, facendo studiare enologia ai figli. Così Gerardo Vernazzaro è la quarta generazione della famiglia Varchetta impegnato in una bellissima azienda sul cucuzzolo del vulcano degli Astroni a Napoli. Laureato in Enologia a Triste con il professore Zironi, quest’anno si è cimentato con il Fiano, la prova a cui ogni enologo aspira, giocando su freschezza e profumi classici. Da uve di Lapio (70%) e Montefalcione in un rapporto con i conferitori creato te anni fa.
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