Primitivo: un rosso alla riscossa3 min read

Dai nostri assaggi viene chiaramente fuori che il Primitivo, il vitigno più  conosciuto della Puglia mostra contemporaneamente(come ormai da alcuni anni) entrambe le facce della stessa medaglia. Da una parte una produzione che continua imperterrita ad interpretate questo vino spingendo, alcune volte esasperando,le caratteristiche peculiare del vitigno quali la rotondità  (espressa attraversa la naturale  dolcezza del frutto ed elevato tasso alcolico) con esecuzioni decisamente  retrò. Dall’altra aziende che interpretano il vitigno in chiave più moderna, usando  alcune volte la barrique come mezzo taumaturgico, ma comunque sempre molto attente alla maturazione delle uve e a  processi di vinificazione che puntano ad una definizione ed ad una pulizia esecutiva senza per questo tradire lo spirito originario del vitigno.

La diversità dei terreni delle zone viticole (sabbia, terre rosse e terre nere) potrebbe in futuro giocare un ruolo decisivo per una definizione più puntuale ed originale del vitigno. Esempi già ce ne sono, si tratta di perseguire una strada meno facile e banale ma sicuramente strategicamente più soddisfacente.

Questo vale soprattutto per il Primitivo di Manduria, mentre per quello di Gioia del Colle, ormai uscito definitivamente dal ruolo di “outsider” la situazione è un po’ diversa. Le più elevate quote (350-500 m) in cui si svolge la coltivazione prevalentemente a controspalliera, danno vini meno opulenti, meno masticabili, con note floreali che vanno ad aggiungersi a quelle tipiche del vitigno e con sensazioni minerali e sapide che ne completano un quadro di gradevole complessità. Tutte rose e fiori quindi? Anche qui come è già avvenuto per il territorio di Manduria, il successo commerciale  ottenuto da alcuni , ha sicuramente messo in moto un meccanismo di emulazione e di espansione  non sempre con risultati positivi. Una espansione che fortunatamente trova un limite nella ridotta superficie della DOC che non supera i 250 ettari, anche se questo non può ovviamente impedire di aggirare l’ostacolo attraverso il ricorso alle IGT.

Per il Primitivo nel suo complesso il quadro è ancora in evoluzione ma con  segni di netto miglioramento rispetto a qualche anno fa: questo vale anche per i Primitivi del Salento per i quali va fatto un discorso a parte. Le terre rosse salentine conferiscono al primitivo una particolare finezza dovuta ad un buon equilibrio acido ed anche ad una minore esuberanza alcolica. Sovente usato come migliorativo nelle IGT, quando è spalla del Negroamaro  apporta carnosità, dolcezza ed intensità di colore, creando blend di assoluta piacevolezza.

Abbiamo lasciato fuori dalle nostre degustazioni la tipologia dei  Primitivi di Manduria  dolci  naturali  che ha superato tutte le fasi burocratiche per l’ottenimento della DOCG e che prenderemo  in esame appena il suo iter si concluderà e dispiegherà i suoi effetti a partire dalle prossime vendemmie. Continuiamo però a non capire perché la richiesta della DOCG non sia stata estesa alla tipologia “normale” e nonostante i nostri solleciti l’interrogativo resta al momento ancora senza risposta.

Pasquale Porcelli

Non ho mai frequentato nessun corso che non fosse Corso Umberto all’ora del passeggio. Non me ne pento, la strada insegna tanto. Mia madre diceva che ero uno zingaro, sempre pronto a partire. Sono un girovago curioso a cui piace vivere con piacere, e tra i piaceri poteva mancare il vino? Degustatore seriale, come si dice adesso, ho prestato il mio palato a quasi tutte le guide in circolazione, per divertimento e per vanità. Come sono finito in Winesurf? Un errore, non mio ma di Macchi che mi ha voluto con sé dall’inizio di questa bellissima avventura che mi permette di partire ancora.


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  1. Tralascio i nomi per non fare torto a nessuno,però caro Pasquale converrai con me che i vini di Gioia non sono cosଠmeno opulenti di quelli di Manduria,anzi per entrambe le provenienze la critica ed il mercato sta premiando proprio quei vini che esprimono opulenza e masticabilità .Credo che tutti dovranno rivedere il parametro della bevibilità  e piacevolezza,ma non oso contestare il successo di certi vini,auspico invece che tale successo venga amplificato e sia da sprono per altri territori che pagano un ritardo atavico.

  2. Vittorio, a me non sembra che nella media il mercato premi i vini che abbiano una eccessiva concentrazione, un frutto esuberante ed un grado alcolico fuori dal normale. Questo non vuol dire che non ci siano vini siffatti che meritino tutta la nostra considerazione, sia di Manduria che di Gioia,.Devi però ammettere che sono le eccezionali eccezioni e che come tali vanno interpretati, non possono di sicuro essere un riferimento per la stragrande massa dei produttori. Sulla bevibilità  sono ormai in molti ad aver aggiornato il proprio parametro, non è un caso che molti, me compreso, giudicano positivamente anche (non solo) vini cosiddetti di seconda fascia, basta guardare le nostre degustazioni. Sono comunque d’accordo con te che questo fermento sia estremamente positivo e tutta la regione se ne avvantaggerà  se riuscirà  a vedere al di là  del proprio naso, senza creare una nuova moda rincorrendo un modello ormai obsoleto.

  3. Certo,Pasquale a livello generale è cosà¬,io mi riferivo però allo specifico dei vini trattati,del resto come potrebbe essere diverso se per la dop Manduria vi è l’obbligo della gradazione alcolica minima di 14°,occore rivedere anche il disciplinare a questo punto,ma ho certezza che al momento la tendenza sia proprio quella da me espressa,mi obblighi a qualche nome ad esempio Gianfranco Fino e Polvanera,comunque ci tengo a sottolineare che sono consapevole delle tendenze generali,anzi sono a conoscenza di quanta fatica in terre meno assolate della nostra come l’Alto Adige stanno profondendo per contenere la gradazione alcolica.

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