Libero Masi era una persona grande. Un trascinatore, maestro di vita, non si risparmiò davvero in ogni attività in cui si impegnò: la professione forense, la promozione della terra abruzzese, e in particolare Teramana, che tanto amava, la convivialità, e l’ideale primigenio di Slow Food.
Io lo conobbi in questo ambito, esuberante e generoso come quella epica “panarda” al Salone del Gusto, rimasta nella storia di chi la visse come la più impegnativa, completa e memorabile giornata enogastronomica della propria esistenza.
Sono passati cinque anni da quel tremendo inizio di giugno 2005, quando Libero e Manuela sono stati ferocemente trucidati a colpi di mannaia a Nereto.
Cinque anni inutili, serviti solo a gettare vergogna su chi ha oscenamente coperto di oblio la storia di Libero e di sua moglie. Tutto tace da sempre sul fronte delle indagini, inspiegabilmente mai cominciate, e troppi hanno avuto fretta di dimenticare dimostrando che per alcuni la parola “amicizia” ha spesso significati solo strumentali.
Gli amici veri di Libero, forse troppo pochi, continueranno a ricordarlo, e a pretendere con rabbia, anno dopo anno, la VERITA’ su quella maledetta sera del primo di giugno del 2005.
Perché da allora ci manca maledettamente quel carissimo commensale, e perché non sopportiamo l’idea che il suo assassino sia nelle strade, indisturbato e impunito…

