Assaggiare in Valpolicellla i quattro vini-punti cardinali di questa terra (Valpolicella, Superiore, Ripasso, Amarone) è sempre istruttivo e interessante. Anche quest’anno abbiamo potuto farlo in due situazioni, al Consorzio di Tutela e nella sede delle Famiglie Storiche: ringraziamo entrambi ma il nostro sogno sarebbe quello di vedere riuniti i nostri assaggi e soprattutto l’intero territorio: speriamo che nel 2026 si possa fare.
Un anno fa scrivevamo che erano in atto dei lenti cambiamenti . Anche quest’anno abbiamo avuto la stessa sensazione, purtroppo rendendoci conto che, forse, i cambiamenti non sono tanto facili da portare, con buoni risultati, a compimento.

Prendiamo per esempio il Valpolicella “base”, vino che in venti anni è passato da 41 milioni di bottiglie a poco più di 14: tutti a spergiurare che ci stanno puntando più che in passato e forse può essere anche vero, ma forse la disabitudine a fare vini di questa tipologia, unite a scelte di vigna che privilegiano sempre e comunque Amarone e Ripasso, il “ritorno in auge” del Superiore (anche di questo parleremo) e infine annate non certo eccellenti portano a vini semplici e scarichi, che dovrebbero sicuramente avere qualcosa in più per stimolare il mercato a rivalutarli e a consumarli di nuovo.

Si diceva dei Superiore: anche qui i produttori parlano di rivalutazione, di puntarci con più attenzione e in effetti i risultati si vedono, ma ci sono luci e ombre: le luci riguardano una qualità media piuttosto alta, le ombre che i migliori sembrano (anche se molto meno rispetto al passato) ancora con qualche “assonanza” con i Ripasso, cioè con qualche zucchero residuo in più che aiuta a smussare spigoli presenti in annate non certo facili. Comunque crediamo che si debba proseguire, anche in tempi più brevi, all’incremento produttivo di questa tipologia.
Se volessimo fare il punto sui vini “secchi” della Valpolicella (Valpolicella e Superiore) potremmo dire che quei pochi movimenti per un loro ritorno in auge cozzano un po’ con un “sistema operativo” di vigna, di cantina e di mercato, che non permette facili rivoluzioni.

Non le permette perché alla fine dei salmi oggiè il Ripasso il vino di punta come fatturato e per produrlo occorre mettere a dimora tante uve per l’Amarone e quindi per questo vino “a caduta”. A proposito di caduta gli assaggi di quest’anno ce lo hanno mostrato in discesa qualitativa e non di poco. Eravamo abituati ormai a Ripasso “amaronati”, pieni di legno e di prospettive per il futuro mentre quest’anno abbiamo trovato vini meno potenti ma anche meno dinamici, con nasi dove ormai le sensazioni che 20-30 anni fa ti dava un Ripasso, sono scomparse tra un po’ di frutta rossa e speziature di buoni legni. A forza di renderlo moderno e accattivante non è che si rischia, specie in annate non eccezionali, di farlo diventare di semplice rotondità?

Tra gli Amarone il discorso è un altro perché siamo veramente di fronte ad un vino diverso: non nato per scendere a compromessi ma per stupire. Siamo rimasti veramente contenti degli assaggi, non soltanto per la qualità media molto alta (oltre il 75% dei vini ha raggiunto e/o superato i nostri 80 punti) ma perché qui si vede veramente lo sforzo per diminuire i grammi di zucchero residuo e arrivare ad avere un grande vino ma meno prevedibile e più complesso. Resta comunque il vino principe per bisogno di tempo: un Amarone non comincia a comunicare a dovere prima di 7-8 anni, meglio se si arriva a 10. Questo, capiamo, è anche un problema per il mercato e l’abbiamo toccato con mano perché quasi il 20% dei vini degustati erano già stati presentati lo scorso anno, segno che la commercializzazione è rallentata. Il fatto che debba stare in bottiglia per anni lo dimostra anche il fatto che praticamente tutti i nostri Vini Top hanno come mimino 6-7 anni.
Provando a fare un piccolo bilancio, pur amando non poco i grandi Amarone, crediamo che la Valpolicella dovrebbe comunicare al mondo i due vini “secchi” (Valpolicella e Superiore) in maniera molto più forte, basandosi anche e soprattutto su una decisione drastica che non dico obblighi i produttori (ma quasi) a lasciare una parte delle uve scelte per l’Amarone in vigna, facendo così crescere fin dalla base la qualità degli altri due vini. Addirittura potrebbero anche pubblicizzare la cosa dicendo che quel vino nasce da una “selezione dell’Amarone” che però è stata vendemmiata per Valpolicella e Superiore.
Questo potrebbe essere il vero e reale cambiamento in un momento in cui il mondo dei vini rossi chiede qualcosa di più e questi due Valpolicella potrebbero essere un’ottima risposta.
