Spumanti con “Anima”3 min read

Per un vecchio appassionato e sostenitore dei vitigni autoctoni (in tempi assolutamente non sospetti..) sentir parlare di un’associazione dal suggestivo nome di “Anima” (Associazione Nazionale Italiana Metodoclassico Autoctono) che riunisce una quindicina di produttori  spumantisti di questa tipologia di vitigni è stato un vero e proprio invito a nozze. Poter assaggiare spumanti da vitigni completamente diversi come Blanc de Morgex, Erbaluce di Caluso, Cortese, Arneis, Nebbiolo, Garganega, Verdicchio, Asprinio d’Aversa Trebbiano e Nerello Mascalese, provenienti dai quattro angoli dello stivale era una un’occasione troppo ghiotta.
Il solito Mr. Hide che abita nel mio corpo, con la sua vocina flebile ma insistente,  continuava però a dirmi “Fare spumanti è un’arte, non si improvvisa. Cosa pensi di assaggiare da aziende più abituate a fare vini fermi? E poi parecchi sono vitigni che definire di serie B è fargli un complimento” Visto che era solito ripeterlo tre volte al giorno aggiungendo anche frasi del tipo “Poi faranno pochissime bottiglie, non interesserà a nessuno..”. Con questi dubbi che mi frullavano per la testa prendo comunque la strada per Caluso, dove si trova una delle cantine che ha dato vita al progetto, Orsolani. Qui si è svolto l’assaggio di quasi quaranta campioni, che tra qualche giorno sarà pubblicato nella sezione “Degustazioni”:
Mi fa piacere dire subito una cosa. Il mio personale Mr. Hide aveva torto marcio! Raramente assaggio è stato tanto interessante e coinvolgente. Avevo chiesto due cose: degustare i vini in commercio ed anche, ove possibile, qualche vecchia annata. In entrambi i casi c’è stato da divertirsi e da riflettere.
Devo ammettere comunque che i pensieri di Mr. Hide possono essere quelli della gente comune, che magari vede un vino spumante fatto da uve poco conosciute e, preso dal dubbio, opta per qualcosa di più familiare, come Franciacorta, Trento DOC addirittura Champagne. Dall’assaggio è venuto fuori che la poca fiducia in questi vitigni o nella maestria dei produttori è fuori luogo. Quasi tutti i vini assaggiati erano fatti e spumantizzati bene e soprattutto quasi tutti i vitigni autoctoni danno caratteristiche particolari al vino. Siamo passati dalla potenza del Nerello Mascalese e del Nebbiolo, alla fresca finezza dell’Asprinio, alla grassezza del verdicchio, alla suadenza del Cortese, alla ruvida eleganza dell’Erbaluce, per arrivare ai profumi intriganti di un vitigno coltivato a 1200 metri, il Blanc de Morgex. Che dire poi dei profumi terrosi e minerali di un vitigno coltivato sull’Etna o di quelli agrumati, silicei, di cioccolato, amarena e via cantando che si sono succeduti durante l’assaggio. Assaggio che è stato in realtà piuttosto difficile perchè il tempo da dedicare ad ogni vino era poco mentre le complessità hanno bisogno di un po’ di tempo per liberarsi.
Siete curiosi di sapere qualcosa in più sulla degustazione? Come detto dovrete aspettare qualche giorno. Questo è solo un articolo che sentivo il dovere di fare per presentare qualcosa di veramente nuovo nel panorama italiano. Realtà sicuramente piccola (meno di un milione di bottiglie in totale) ma con tutte le carte in regola e soprattutto  “Anima” per dare visibilità ed importanza ad alcuni grandi vitigni autoctoni.

Carlo Macchi

Sono entrato nel campo (appena seminato) dell’enogastronomia nell’anno di grazia 1987. Ho collaborato con le più importanti guide e riviste italiane del settore e, visto che non c’è limite al peggio, anche con qualcuna estera. Faccio parte di quel gruppo di italiani che non si sente realizzato se non ha scritto qualche libro o non ha creato una nuova guida sui vini. Purtroppo sono andato oltre, essendo stato tra i creatori di una trasmissione televisiva sul vino e sul cibo divenuta sicuramente la causa del fallimento di una nota rete nazionale. Riconosco di capire molto poco di vino, per questo ho partecipato a corsi e master ai quattro angoli del mondo tra cui quello per Master of Wine, naturalmente senza riuscire a superarlo. Winesurf è, da più di dieci anni, l’ultima spiaggia: dopo c’è solo Master Chef.


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