La vena del gesso romagnola è un unicum, sia da punto di vista paesaggistico che come area per produrre vini. Le aziende che osano fare vini su questi terreni si contano sulle dita di una mano, qualcuna nel brisighellese ( valle del Lamone) e qualcuna a Casola Valsenio (Valle del Senio). Virginia Lo Rizzo (nipote del fondatore Franco) e la sua famiglia fanno vini, e molto altro, nel territorio di Casola Valsenio (ma hanno anche una tenuta sull’Etna) a quote altimetriche che per la Romagna sono considerate piuttosto alte. Ma, di questi tempi le altezze e le esposizioni più fresche sono più un vantaggio che un handicap. Con una decina di ettari di vigne a disposizione, Tenute Tozzi si prodiga nella realizzazione di vini da vitigni tradizionali non disdegnando, tuttavia, anche incursioni con vitigni alloctoni.

Ed è qui che le sorprese si fanno più evidenti grazie ad un vitigno piuttosto insolito per la Romagna, l’Incrocio Manzoni Bianco. Presumo, pescando dai ricordi di studio, si tratti dell’Incrocio Manzoni bianco 6.0.13 ottenuto incrociando il riesling renano con il pinot bianco, uno dei tanti incroci realizzati dal professor Manzoni negli anni ’30. Il vitigno ha un grappolo compatto e piccolo con buccia spessa e vigoria limitata e discreta tolleranze al marciume. In quanto ai profumi posso dire che il MEMÌ (dedicato ad Amelia, bis-nipote del fondatore Franco) non ne ha in abbondanza e di certo non trovate i soliti sentori agrumati ma piuttosto qualcosa che ricorda il tè e la camomilla e forse i fiori di campo. Ma sapete come funziona il naso: più annusi e più ti confondi mentre l’assaggio non ti inganna e qui ci trovate un frutto delicato ma ben scolpito e una sapidità mitigata: non la solita sapidità salmastra di tanti bianchi ma quella più legata al sapore della frutta. Con un prezzo abbordabile, 16,50 sullo shop aziendale.
Manzoni Bianco Rubicone igp 2023 Memì, Tenute Tozzi