Luciano Pignataro propone un Consorzio solo per il Taurasi? Certo… e a quando la creazione della DOCG su Marte?2 min read

Luciano Pignataro non è solo un carissimo amico ma anche la persona con cui, da più di 15 anni porto avanti una storica e particolare rubrica del vino, GarantitoIGP. Luciano è un ottimista nato e per tanti versi un sognatore.

La sua proposta per un Consorzio per il Taurasi DOCG rispecchia entrambe queste caratteristiche, sia il suo inguaribile ottimismo che l’essere sognatore.

Ormai sono più di 20 anni che assisto ad un qualcosa che potrebbe fare invidia allo stesso Erode, cioè la morte in culla di neonati consorzi Irpini, che appena vista la luce si vedono da una parte sfuggire le stesse forze che li hanno creati e dall’altra nascere altri consorzi o associazioni ( o semplicemente singole aziende importanti sul territorio)  che hanno come unico scopo quello di affossarli.

Inoltre ogni anno partecipo a Campania Stories e mi rendo conto che attorno a questo gruppo che per primo ha provato ed è riuscito, con successo, a promuovere il vino irpino e campano, si creano, nel migliore dei casi spazi di “ostile silenzio”.

Mettiamoci anche che parlando con la famiglia Perillo, bravissimi produttori di Taurasi  a Castelfranci, mi confessavano che i 7-8 produttori di Castelfranci dopo tre anni non sono ancora riusciti a mettersi d’accordo su come fare un depliant che metta in mostra le cantine del comune.

E partendo da questi presupposti si dovrebbe essere ottimisti per la nascita di un Consorzio del Taurasi?

Mi dispiace dirlo perché in Irpinia ci sono due dei più grandi bianchi italiani (Fiano di Avellino e Greco di Tufo) altri bianchi buonissimi e rossi di altissimo profilo, ma in questa stupenda terra i consorzi, per me, sono destinati, sic stantibus rebus, a stentare se non a morire.

I perché non li so o forse li conosco ma possono solo essere solo sussurrati in notti senza luna, però caro Luciano per me far nascere e prosperare un consorzio per il Taurasi è più difficile che creare la DOCG Marte.

Poi spero proprio di sbagliarmi e che la tua proposta crei una scossa elettrica tale da illuminare i produttori irpini, ma…

Carlo Macchi

Sono entrato nel campo (appena seminato) dell’enogastronomia nell’anno di grazia 1987. Ho collaborato con le più importanti guide e riviste italiane del settore e, visto che non c’è limite al peggio, anche con qualcuna estera. Faccio parte di quel gruppo di italiani che non si sente realizzato se non ha scritto qualche libro o non ha creato una nuova guida sui vini. Purtroppo sono andato oltre, essendo stato tra i creatori di una trasmissione televisiva sul vino e sul cibo divenuta sicuramente la causa del fallimento di una nota rete nazionale. Riconosco di capire molto poco di vino, per questo ho partecipato a corsi e master ai quattro angoli del mondo tra cui quello per Master of Wine, naturalmente senza riuscire a superarlo. Winesurf è, da più di dieci anni, l’ultima spiaggia: dopo c’è solo Master Chef.


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