L’Amarone 2004 e le sue vacche grasse.3 min read

Clima gioioso all’Anteprima dell’Amarone 2004. I produttori sprizzano gioia da tutti i pori sia per il passato sia per il futuro. Il passato parla di cantine vuote, di un vino che, pur venendo da due annate difficili (2002-2003) non è stato minimamente sfiorato da venti di crisi. Il futuro ci viene presentato a tinte se possibile ancora più rosee. Un dato su tutti: nel 2004 erano state messe ad appassire quasi 15 milioni di chili di uva per fare Amarone. Dopo tre anni, nel 2007, questa cifra è quasi raddoppiata, arrivando a 27 milioni (nonostante le abbondanti grandinate dei mesi estivi!!!!!!!!). In soldoni gli attuali 8 milioni e passa di bottiglie di Amarone “rischiano” di  diventare 15. 

In tempi di vacche grasse come questi un dato del genere sembra generare solo sorrisi compiaciuti e nemmeno un minimo aggrottar di ciglia, pensando che un salto del genere possa creare qualche problema di mercato.
Ci sono comunque alcuni dati che fanno oggettivamente ben sperare per il futuro. Da almeno 10 anni il prezzo delle uve per Amarone è stabilizzato attorno ai 2€ al chilo, il che vuol dire che il passaggio da lira ad euro è stato vissuto senza traumi ed assorbito con soddisfazione di tutta la filiera produttiva. Inoltre questo prezzo non è certo altissimo e aumenti futuri potranno essere ammortizzati abbastanza bene dal produttore senza per forza farli pagare al consumatore. Consideriamo infatti che già adesso gli Amaroni escono di cantina dopo 3 anni dalla vendemmia come minimo a 15€, il che è un bel "buscare". Un altro dato importante è che la Valpolicella non si è lanciata in sfrenati ampliamenti della superficie vitata ed anche con i reimpianti siamo in un buon livello fisiologico del 4-5% all’anno. Tutto questo parla di un territorio che non sembra fare follie pur continuando a vincere la lotteria anno dopo anno. Personalmente, pur con il topo in bocca, qualche piantino inizierei a programmarlo, visto che dovrò trovare sbocchi commerciali per un numero doppio di bottiglie in nemmeno tre anni. Il rischio è di sbilanciare e saturare il mercato, specie se consideriamo il “fattore R” cioè il tanto osannato Ripasso. Considerate che per ogni litro di Amarone si possono produrre due litri di ripasso: questo porterà in pratica ad un mercato dove un terzo sarà Amarone, un terzo Ripasso e solo il rimanente Valpolicella base. In pratica come se in Champagne almeno il 50% del prodotto fosse fatto di millesimati…..Ma anche questo dato non sembra scalfire la fiducia nel futuro degli amaronisti, che quest’anno ci hanno accolto in pompa magna, con un’organizzazione perfetta, a cui non è venuto per fortuna voglia di organizzare il solito convegno autocelebrativo, ma ha puntato al sodo, con poche chiacchiere e tanto tempo per assaggiare l’annata 2004.
E parliamone allora di questa vendemmia che sicuramente è di livello nettamente più alto delle due precedenti (e questo non ci voleva molto) ma probabilmente anche superiore ad annate come il 2000 ed il 2001. Le sue caratteristiche principali sono un freschezza sia aromatica che strutturale, bilanciata da potenza e concentrazione. Alcuni vini hanno però il difetto di “reciottare” cioè di mostrare troppo la loro componente zuccherina: non perché questa sia troppo alta ma a causa di una mancanza di “polpa”, alias concentrazione e struttura, che porta immancabilmente in prima fila la sensazione dolce. Generalmente però l’Amarone 2004, nonostante gli zuccheri abbastanza alti e una bella concentrazione media è un vino che si beve bene, che scivola bene in bocca. Merito forse dell’acidità  elevata o comunque della mano sempre più esperta di tanti produttori.
Essendo molti vini campioni da botte mi astengo da giudicare i singoli. Questo verrà fatto più avanti, come è oramai tradizione del nostro giornale.

 

Carlo Macchi

Sono entrato nel campo (appena seminato) dell’enogastronomia nell’anno di grazia 1987. Ho collaborato con le più importanti guide e riviste italiane del settore e, visto che non c’è limite al peggio, anche con qualcuna estera. Faccio parte di quel gruppo di italiani che non si sente realizzato se non ha scritto qualche libro o non ha creato una nuova guida sui vini. Purtroppo sono andato oltre, essendo stato tra i creatori di una trasmissione televisiva sul vino e sul cibo divenuta sicuramente la causa del fallimento di una nota rete nazionale. Riconosco di capire molto poco di vino, per questo ho partecipato a corsi e master ai quattro angoli del mondo tra cui quello per Master of Wine, naturalmente senza riuscire a superarlo. Winesurf è, da più di dieci anni, l’ultima spiaggia: dopo c’è solo Master Chef.


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