#ILVINONONSIFERMA: Interviste Covid-19: Edoardo Ventimiglia “Ogni bottiglia di vino ha dentro di sé una filiera retribuita, un valore preciso!”7 min read

Intervistiamo Edoardo Ventimiglia, tra i primi referenti di una nuova aggregazione tra vignaioli a cui hanno già aderito oltre 450 piccoli produttori.

Winesurf. “Buongiorno Edoardo. #ILVINONONSIFERMA : c’era bisogno di una nuova associazione  di produttori?”

Edoardo Ventimiglia “Meno male mi hai fatto subito questa domanda. Questa non è un’associazione di produttori!”

W. “E cos’è allora?”

E.V. “E’ una rete che si è formata in questa “tempesta” . Il gruppo è composto in primo luogo di produttori che si conoscono e poi si è allargata a tutta Italia ed è stata stimolata da quanto hanno proposto i distributori, in particolare quelli del Club Excellence, relativamente al problema dei pagamenti. All’inizio abbiamo prima parlato in 7 o 8 produttori toscani, per poi comunicare l’idea ad altri, usando solo il passaparola.”

W. “Siete partiti in 7-8 pochi giorni fa e adesso in quanti siete.”

E.V. “Tra poco arriveremo a 400 (ad oggi 448, n.d.r.)  ma siamo solo all’inizio di una strada. Molti di questi vignaioli fanno parte della FIVI e noi ringraziamo sia l’associazione che la nostra presidente, Matilde Poggi, che fa parte del gruppo. Tengo a precisarlo: questa non è l’ennesima associazione, è un’aggregazione spontanea, una rete. Siccome siamo in un momento eccezionale succedono anche cose eccezionali.”

W. “Hai parlato prima della FIVI, ma non potevate utilizzarla  per farvi sentire?”

E.V. “Questo chiedilo alla Fivi. Vediamo la cosa in positivo: oggi siamo 400 e probabilmente tra qualche giorno saremo di più. Ci sono temi sul tavolo che vanno aldilà dell’iniziativa sulla filiera commerciale, ma quest’aggregazione va aldilà di FIVI, anche perché ci sono molti vignaioli che non ne fanno parte e ne arriveranno sempre di più. Comunque la FIVI dà il suo contributo attraverso i vignaioli che aderiscono, a partire dal presidente.  La FIVI, come vignaioli che vi sono iscritti, in questo momento è l’asse portante del gruppo, poi se diventeremo 5000 (La FIVI ha 1500 soci n.d.r.) non lo sarà più, però la spinta per creare il gruppo è venuta dai vignaioli FIVI.”

W. “Quali sono i punti su cui adesso volete andare avanti?”

E.V. “La situazione commerciale è la prima cosa. Lì hanno iniziato i distributori del Club Excellence e noi abbiamo accolto le loro linee guide, modulandole alla nostra realtà, per arrivare ad una lettera comune e poi iniziare a coinvolgere l’Horeca. L’Horeca in questo momento sta andando un po’ per conto suo: noi li capiamo perché sono in un situazione drammatica, ma non vorremmo  che si dimenticasse che noi piccoli produttori  siamo nella stessa situazione,  con in più il fatto che non abbiamo mai chiuso, ma abbiamo lavorato, pagato i dipendenti e riempito i magazzini. I nostri soldi non nascono sotto l’albero ma perché produciamo e vendiamo vino e chi ce lo compra ce lo paga. La differenza è che non stiamo strillando, nessuno si è ancora bruciato su una pira in mezzo alle vigne, però siamo in una situazione economica  tremenda.”

W. “Cosa chiedete all’Horeca?”

E.V. “Di discutere e sottoscrivere un accordo, dove noi siamo disposti a fare dilazioni ma fondamentalmente  la catena dei pagamenti non può e non deve rompersi. La liquidità oggi manca ma i soldi io li vado a prendere in banca, non dai miei dipendenti o dai miei fornitori, non pagandoli.”

W. “Rimandare all’infinito i pagamenti indubbiamente non è una bella pratica. Però anche niente conto vendita, vero?”

E.V. “Il conto vendita è una pratica sleale: è svilire il proprio lavoro. Possiamo fare ordini minori, rotazioni più veloci, possiamo inventarci tanti modi, basta essere corretti. Quando io  consegno una bottiglia di vino dentro quella bottiglia c’è come minimo un anno di lavoro pagato, quindi sto consegnando un bene che ha dentro di sé una filiera retribuita, non un qualcosa senza valore.”

W. “Avete altri punti importanti?”

E.V. “Questo è quello che ci ha unito, ma abbiamo individuato alcuni  elementi chiave oltre a quanto detto.

  1. Liquidità. Battaglia che vogliamo fare assieme a tutte le categorie. Non c’è chiarezza sulle misure adottate dal governo. Noi la chiediamo sui modi e sui tempi delle  concessioni e che siano il più possibile svincolate da lungaggini burocratiche.
  2. La durata dei prestiti: nel settore agricolo non si possono pensare prestiti della durata di 6 anni ma di 15-20-30 anni perché possano essere sostenuti da un’impresa agricola. Su questo tema chiediamo una chiara presa di posizione da parte delle istituzioni. Noi non vogliamo soldi a fondo perduto ma prestiti da poter congruamente restituire. Considera che a monte di tutto si prevede, parlando con colleghi vignaioli che si rivolgono al settore Horeca, un crollo del fatturato dal 50% al 90%.”

W. “Cosa pensate dell’idea di spostare i fondi OCM  della promozione  2020 ad altro capitolo e usarli per comprare contenitori per stoccare il  vino ?”

E.V. “Ne abbiamo parlato ed è una delle cose che noi chiediamo.”

W. “Lo credi possibile?”

E.V. “Non si può pensare di ragionare come due mesi fa, con i tempi burocratici di due mesi fa. La crisi sanitaria è diventata crisi economica e se c’è da mettersi a tavolino per cambiare qualcosa bisogna farlo, subito.”

W. “Su questo spero si possa fare qualcosa a tempi brevi. Il mio europeismo mi spinge a pensarlo .Altri punti importanti?”

E.V. “Certo. Terzo punto importante è “No Distillazione”, perché la consideriamo quasi offensiva per il mondo del vino di qualità. Nessun vignaiolo butta il frutto del suo lavoro, inoltre evoca vecchi scenari in cui si faceva di tutto e di più. L’idea della distillazione non fa certo bene al vino italiano di qualità e alla sua immagine nel mondo. Bisognerebbe utilizzare i soldi che verranno stanziati per la distillazione per altri scopi, come appunto l’acquisto di vasi per lo stoccaggio del vino, sia sfuso che imbottigliato.”

W. “Però se per qualcun altro la distillazione può essere utile perché non utilizzarla?”

E.V. “Bisogna vedere quante risorse gli dedichi. Noi vogliamo che quei fondi vadano prioritariamente per poter stoccare il vino. Inoltre si potrebbe, in via eccezionale, liberalizzare i tagli d’annata. Già si può fare fino al 15%, si potrebbe arrivare a cifre percentuali più alte.”

W. “Sulla vendemmia verde,  quella che, da regolamento comunitario ti obbliga a buttare giù il  100% delle uve, cosa pensate?”

E.V. “Che, proprio perché adesso è obbligatoria solo per il 100%,  non la possono fare in questo momento e non per niente stanno studiando una specie di “vendemmia verde modificata” . Alla fine poi ti porta la miseria di 300-400€ ad ettaro. Poi attenzione: la vendemmia verde  “in percentuale” in certe zone, tipo Sicilia , non serve se non vuoi fare delle marmellate. Ribadiamo che le misure più  semplici e utili sono quello sullo stoccaggio e aggiungo ancora, con il minor “apporto”  di burocrazia possibile.”

W. “A parte misure di sostegno più o meno immediate cosa potrà  e dovrà cambiare nel mondo del vino?”

E.V. “La sfera di cristallo non ce l’ho, però la mia idea è che si dovrà lavorare molto sulla logistica e accorciare la catena. Quindi avere la capacità di vendere meno a singolo ordine  ma con costi di distribuzione più bassi. Cambierà probabilmente il ruolo degli agenti rappresentanti perché in qualche modo si dovranno ridurre i costi. Dato che credo nel settore Horeca ci sarà un discreto sfoltimento bisognerà capire quante cantine potranno reggere questa botta. Non so quando ripartirà l’estero e credo che in una prima fase sarà vincente il mercato nazionale e i vini più legati al territorio.”

W. “E la GDO?”

E.V. “Un punto importante sarà il ruolo della GDO: qui bisognerà capire come si potrà integrare la GDO e l’Horeca.  Se ci saranno spazi per un patto tra loro. Quando sarà finita l’emergenza io vedo anche la possibilità di una ripartenza del commercio locale, quello dei piccoli negozi attenti ai prodotti del territorio.

W. “E le vendite online?”

E.V. “Hanno e avranno un boom, magari anche con piattaforme particolari e dedicate, per esempio  la FIVI ha la sua piattaforma di vendita,  ma  il piacere di andare in enoteca, farsi due chiacchiere, avere due consigli e magari assaggiare un vino è un qualcosa che mancherà a tanti e che si cercherà di recuperare, specie dopo le code con la mascherina ai supermercati.”

Carlo Macchi

Sono entrato nel campo (appena seminato) dell’enogastronomia nell’anno di grazia 1987. Ho collaborato con le più importanti guide e riviste italiane del settore e, visto che non c’è limite al peggio, anche con qualcuna estera. Faccio parte di quel gruppo di italiani che non si sente realizzato se non ha scritto qualche libro o non ha creato una nuova guida sui vini. Purtroppo sono andato oltre, essendo stato tra i creatori di una trasmissione televisiva sul vino e sul cibo divenuta sicuramente la causa del fallimento di una nota rete nazionale. Riconosco di capire molto poco di vino, per questo ho partecipato a corsi e master ai quattro angoli del mondo tra cui quello per Master of Wine, naturalmente senza riuscire a superarlo. Winesurf è, da più di dieci anni, l’ultima spiaggia: dopo c’è solo Master Chef.


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