Dolcetto 2005. Ma quale?3 min read

Ad Alba, dal 6 al 8 settembre, si è tenuta la seconda edizione di Dolcetto&Dolcetto, manifestazione incentrata su questo vitigno, che presentava un’ampia panoramica dei Dolcetti presenti in commercio. Abbiamo così potuto assaggiare in maniera anonima ed estremamente professionale otre cento Dolcetto 2005, nonché altrettanti di annate precedenti e farsi un’idea chiara su questo vitigno.

A questo proposito non scherzo dicendo che la cosa più difficile di quest’articolo è stato trovargli il titolo. Ero incerto se parlare del Dolcetto d’Alba o se partire da quello di Dogliani. Però potevo accennare subito a quello di Diano o di Ovada. Magari era meglio iniziare con quello d’Acqui per poi passare alla Langhe Monregalesi e poi magari……. Come vedete un grande confusione, dovuta alla inusitata frammentazione di Denominazioni che affligge questo vitigno, da cui nascono vini tanto profumati e piacevoli ma altrettanto difficili da vendere. Dopo che da mezz’ora ci stavano spiegando le differenze (addirittura 12 tra DOC e DOCG) ho chiuso i miei capaci orecchi ed ho deciso che avrei parlato solo di Dolcetto in genere e dell’ultima annata in commercio, il 2005.

Il Dolcetto è un vitigno che crea vini dalla grande ed inconfondibile aromaticità ma che purtroppo non dura a lungo. Un suo indubbio problema è che a questi profumi primari e secondari non se ne sostituiscono altri particolarmente importanti ed altrettanto intriganti, con il vino che rimane così per anni, dato che le componente in antociani e fenoli è altissima, in una specie di limbo aromatico. Proprio quest’ultima caratteristica spinge diversi produttori a proporre dolcetti da invecchiamento, che però, per quanto detto sopra, difficilmente portano a vini che alla piacevolezza hanno sostituito complessità, corpo ed eleganza. Quindi, per me, il Dolcetto deve essere bevuto al massimo nell’arco di 12-18 mesi per ottenere il massimo. Dopo diventa un vino buono ma diverso, senza quella carica di freschezza che i suoi profumi gli conferiscono.

Adesso veniamo all’annata 2005. Sicuramente inferiore alla, peraltro grandissima, 2004. Questo per due principali motivi: una minore intensità ed ampiezza aromatica e per dei tannini amarognoli e pungenti che difficilmente si arrotonderanno nei prossimi mesi. Discutendo con i colleghi presenti si sono avuti pareri magari discordanti sui singoli vini ma molto simili nelle valutazioni generali. Quindi mediamente buoni prodotti ma non eccezionali, con punte di qualità in ogni denominazione più importante. Ultima nota per i prezzi. Non sono alti visti i costi per produrre un buon dolcetto, ma i 6-8€ IVA esclusa dei migliori non rappresentano certo un buon viatico per sfondare in un mercato sempre più attento a questa variabile. In assoluto il problema non è  6-8 € per i migliori, ma 3-4€ per il mare magnum che rischia di rimanere invenduto. Forse abbassare il profilo ma non la qualità, proponendo un Dolcetto Piemonte in contenitori diversi dalla bottiglia, potrebbe servire a far conoscere ed apprezzare al mercato un vino particolare ed accattivante.

Carlo Macchi

Sono entrato nel campo (appena seminato) dell’enogastronomia nell’anno di grazia 1987. Ho collaborato con le più importanti guide e riviste italiane del settore e, visto che non c’è limite al peggio, anche con qualcuna estera. Faccio parte di quel gruppo di italiani che non si sente realizzato se non ha scritto qualche libro o non ha creato una nuova guida sui vini. Purtroppo sono andato oltre, essendo stato tra i creatori di una trasmissione televisiva sul vino e sul cibo divenuta sicuramente la causa del fallimento di una nota rete nazionale. Riconosco di capire molto poco di vino, per questo ho partecipato a corsi e master ai quattro angoli del mondo tra cui quello per Master of Wine, naturalmente senza riuscire a superarlo. Winesurf è, da più di dieci anni, l’ultima spiaggia: dopo c’è solo Master Chef.


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