Degustazione Bolgheri: dopo tutto, Cabernet Sauvignon e Merlot…3 min read

“Cielo grigio su, foglie gialle giù…”

Questo è l’inizio di Sognando California, versione italiana dei Dik Dik dell’ irraggiungibile California Dreamin, targata Mamas and Papas.

Ci sono sembrate le parole adatte per iniziare a parlare del nostro ritorno, dopo due anni , ad assaggiare i vini della “California Toscana”, ovvero di Bolgheri.

 

Per fortuna non avevamo ad attenderci un cielo grigio, ma solo un bel numero di foglie gialle nei vigneti, mentre il verde dei cipressetti in duplice filar ci ha accompagnato sin davanti alla sede della Strada dei Vini di Bolgheri, dove il Consorzio (che ringraziamo) aveva organizzato l’assaggio.

 

Questo inizio scherzoso, che spazia dal folk rock a Carducci, sta a testimoniare come l’assaggio ci abbia dato modo di essere contenti: in effetti, a dirla proprio tutta, alcuni dei vini assaggiati qui in California se li sognano!

 

Se li sognano per una serie di motivi: perché pare che anche a Bolgheri (almeno per i vini DOC) sia arrivato un uso più parsimonioso del legno, perché le vigne sono più vecchie e quindi più adatte a produzioni di alta qualità, perché il tanto non di moda Cabernet Sauvignon assieme all’addirittura vituperato merlot riesce, specie in annate fresche/fredde/piovose/molto difficili,  a dare da queste parti risultati di rara profondità e complessità.

 

Ce ne siamo accorti subito degustando i Bolgheri 2014, figli di una vendemmia che definire tragica è fargli un complimento. Non siamo certo di fronte a vini spettacolari ma ad una media qualitativa molto alta che ha come caratteristiche nasi ben espressi, solo in parte segnati da note verdi e corpi di buona ampiezza e rotondità. Praticamente la stessa cosa abbiamo trovato nei Bolgheri 2013, dove anche una certa freschezza acida conferiva ai vini interessante lunghezza gustativa. Unica nota stonata alcuni legni “vecchia scuola” che su questi vini non certo da grande invecchiamento fanno ancora più effetto.

 

Chi ci conosce sa che non siamo certo tra coloro che sognano la California enologica, però queste due annate di Bolgheri, forse perché più fresche e stilizzate del solito, ci sono piaciute. L’unica annotazione ci sentiamo di farla sui prezzi, mediamente piuttosto alti per un vino base.

 

Passando ai Bolgheri Superiore la musica cambia ma in meglio: l’annata degustata era la 2013, con una bella fetta di  vini appartenenti alla rara tipologia “pure troppo”. Pure troppo corposi per l’annata, pure troppo eleganti e ben dimensionati nell’uso del legno, pure troppo adatti ad invecchiare bene, pure troppo dotati di tannini dolci di ottimo livello, insomma un bel numero di ottimi vini. Per dovere di cronaca accanto a questi c’era anche qualche vini piuttosto chiuso e con il legno da digerire, però la maggioranza marciava nella giusta direzione.

 

Una giusta direzione che ci fa ben sperare per il futuro di questa denominazione in crescita sia qualitativa che quantitativa, visto che dal 2011 al 2015 sono passati da circa 28.000 ettolitri a oltre 39.000.

Carlo Macchi

Sono entrato nel campo (appena seminato) dell’enogastronomia nell’anno di grazia 1987. Ho collaborato con le più importanti guide e riviste italiane del settore e, visto che non c’è limite al peggio, anche con qualcuna estera. Faccio parte di quel gruppo di italiani che non si sente realizzato se non ha scritto qualche libro o non ha creato una nuova guida sui vini. Purtroppo sono andato oltre, essendo stato tra i creatori di una trasmissione televisiva sul vino e sul cibo divenuta sicuramente la causa del fallimento di una nota rete nazionale. Riconosco di capire molto poco di vino, per questo ho partecipato a corsi e master ai quattro angoli del mondo tra cui quello per Master of Wine, naturalmente senza riuscire a superarlo. Winesurf è, da più di dieci anni, l’ultima spiaggia: dopo c’è solo Master Chef.


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