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Hans Barth, “Guida spirituale alle osterie italiane da Verona a Capri”
Dirò subito una delle cose che chi recensisce un libro non dovrebbe mai confessare: non l’ho letto. Non l’ho letto tutto, diciamo.
Dirò subito una delle cose che chi recensisce un libro non dovrebbe mai confessare: non l’ho letto. Non l’ho letto tutto, diciamo.
Per l’estate 2019 anche una rossista come Caterina Dei si converte al rosato.
Ogni volta che passo da Lucarelli, un centinaio di anime circa a ridosso del confine tra le provincie di Siena e Firenze, mi fermo a mangiare un boccone a Le Panzanelle.
Un vinone ma, nel suo genere, assai godibile.
Parlare delle frittelle di San Giuseppe che si fanno a Siena è come parlare delle madeleine proustiane: un tuffo irresistibile nel gusto e nel profumo del passato.
Il suo produttore, Niccolò Montecchi, è mancato sabato scorso. Il vino l’avevo bevuto due settimane fa. Ho pensato a lungo se scriverne: volevo evitare omaggi maldestri.
La mia scarsa inclinazione verso le cose modaiole è arcinota, altrettanto nota la mia attrazione, invece, verso i giochi del destino.
Da vent’anni tondi, con coraggio e passione, dalle parti di Pienza Marco Capitoni fa vini sinceri.
Life of Wine, la rassegna dedicata alla longevità vinicola e organizzata ogni anno a Roma, ma con divagazioni itineranti, ha riservato una interessante verticale a questo vino presso il ristorante Konnubio di Firenze, mentore l’enologo Andrea Daldin.
La storia di quest’antico vitigno langarolo sarebbe da raccontare, ma è meglio far parlare il vino.