Anteprima Rufina: 2009 e 2010 quasi agli antipodi4 min read

Prima di addentrarci nelle impressioni della degustazione è opportuno dare alcune indicazioni per definire meglio il territorio in questione.

La piccola area del Chianti Rufina si trova ad Est di Firenze ed è attraversata dal fiume Sieve:  12.500 ettari che si dipanano tra i cinque comuni di Dicomano, Londa, Pelago, Pontassieve e Rufina.

La denominazione si fregia della peculiarità di essere la zona più alta tra i vari territori del Chianti; questo ha da sempre comportato andamenti climatici generalmente più freschi che hanno portato ad avere vini dal corpo generalmente meno grasso, acidità e trame tanniche in evidenza e di conseguenza elevate longevità.

La degustazione ha riguardato la presentazione alla stampa del millesimo 2010 per il Chianti Rufina e del millesimo 2009 per la Riserva.  Attualmente le cantine che compongono il consorzio sono 20, i vini in assaggio sono stati  13 dell’annata 2010 e 16 dell’annata 2009.

2010: annata difficile, piovosa e fredda, le maturazioni sono avvenute tardivamente e questo ha soprattutto complicato non poco il lavoro di chi produce in modo biologico per la costante presenza di malattie nella vigna. Alcuni produttori hanno perso fino al 30% d’uva nella vigna.

Con queste premesse era difficile poter assaggiare prodotti  dal profilo qualitativo elevato ed in effetti la parola che ha accomunato i 13 vini è “diluizione”, presente in molti casi. In alcuni vini questa magrezza non ha fatto altro che amplificare un palato dominato da trame tanniche secche e disarmoniche. Mi riferisco a  chi  ha comunque voluto usare legni piccoli che mai saranno riassorbiti da  vini troppo esili.

In queste annate varrebbe la pena puntare su uno stile che premi la peculiare caratteristica della leggerezza, anzichè puntare sull’accanimento terapeutico tramite barrique. I vini usciranno mediamente la primavera prossima ed avranno ancora un po’ di tempo per migliorare….per fortuna.

2009:  i produttori la descrivono come un’annata molto positiva climaticamente, con fasi regolari in tutti i periodi, che ha permesso di portare in cantina un’ottima materia prima.

In questo caso le aspettative per vini “più leggibili” non sono state tradite: le Riserve 2009 presentano un quadro generale più nitido, con piacevoli fughe in avanti e una qualità media convincente.

La piacevole sensazione che ha pervaso trasversalmente la degustazione è che le Riserve…“sono vere riserve” e che mantengono quello che ci si aspetta da esse: maggiore colore, complessità, dotazione e longevità. Fatto tutt’altro che scontato se prendiamo ad esempio molte altre zone italiane dove il termine Riserva spesso è sinonimo di prove caricaturali o muscolari (leggi “piene di legno o vitigni migliorativi”) che nulla hanno a che vedere con l’anima della denominazione stessa.

All’interno della denominazione la variabilità è ancora ampia ma  la riconoscibilità del vitigno Sangiovese e la territorialità viene spesso rispettata e questo mi ha colpito positivamente. Le riserve mediamente usciranno nei primi mesi del prossimo anno, ancora un po’ di bottiglia non farà che smussare ulteriormente i profili più nervosi. due vini mi sono piaciuti in particolare: Frascole e il Lastricato della cantina Castello del Trebbio.

In definitiva….abbiamo due annate molto lontane l’una dall’altra che porteranno i vini ad avere sorti diametralmente opposte. Vorrei comunque  sottolineare un paio di circostanze che mi portano ad avere una opinione positiva sulla denominazione.

1. A dispetto della possibilità data dal disciplinare di inserire fino al 20% di vitigni migliorativi  di cui fino al 10% di vitigni internazionali, il profilo organolettico del Sangiovese viene rispettato nella grande maggioranza degli assaggi. 

2. Il carattere “più leggero” dato dal clima più fresco e con escursioni più ampie rispetto al resto dei vini toscani dona al Chianti Rufina la possibilità di giocare un ruolo molto più importante di quello attuale, visto il trend delle preferenze dei consumatori alla ricerca di vini sempre meno complicati e pesanti.

 

 

Per finire la pagella per l’organizzazione dell’evento.

 

Jan d’Agata:  4 stelle per la sua bella esposizione stile “Master of Wine”.

Firenze: 5 stelle per fascino e bellezza (nel caso si abbia il tempo di visitarla da turista)così pure per Palazzo Borghese!!!

Scelta della location: 2 stelle per aver costretto molti giornalisti (me compreso) che devono spostarsi necessariamente in auto, a fare gincane e peripezie per raggiungere il cuore della città.

Sala di assaggio: 2 stelle per i bicchieri inadeguati  e l’affollamento.

 

Gianpaolo Giacomelli

È nato a Lerici, vive a Castelnuovo Magra ed è quindi uomo di confine tra Toscana e Liguria. Al momento della “scelta” ha deciso di seguire la passione per le cose buone invece del comodo lavoro dietro una scrivania. Così la “scelta” lo ha portato a Londra a frequentare i corsi per Master of Wine, finendo tempo e soldi prima di arrivare agli esami. A suo tempo ha aperto un winebar, poi un’enoteca e alla fine ha un’associazione culturale, un wineclub, dove, nella figura di wine educator, propone serate di degustazione e corsi. Fa scorribande enoiche assaggiando tutto quello che può, sempre alla ricerca di nuovi vini. Ha collaborato con varie testate del settore, contribuito alla nascita delle guide vini Espresso e Vini Buoni d’Italia prima di dedicarsi anima e corpo a Winesurf.


ARGOMENTI PRINCIPALI



LEGGI ANCHE