Tolleranza Zero per il Kebab a Lucca.2 min read

Mi pare di vederlo: il vigile, nascosto dietro l’angolo e munito di regolare palloncino, aspetta che arrivi il giovane alla guida del suo panino. Lo blocca con la regolamentare paletta con su scritto “Stop Kebab”, gli fa appoggiare l’untuoso e rivoltante (per lui vigile!) involto e poi lo costringe a soffiare forte nel palloncino. Da questo purtroppo esce fuori un suono inequivocabile, una lussuriosa musica araba che ricorda tanto odalische e mille ed una notte. “Mi dispiace –dice il vigile con malcelata soddisfazione- lei è fuori dei limiti di etnicità consentiti per circolare nel centro storico. Che fa, concilia?”
Questa scena nasce nella mia fantasia ma tra poco tempo potrebbe realizzarsi nel centro storico di Lucca. Infatti, con una delibera comunale, è stata proibita l’apertura di  nuovi locali di ristorazione “etnica” (per chiarezza anche di pizza al taglio e Mc Donald’s). “Ce ne sono già cinque e sono tanti” ha sentenziato la Giunta ed ha quindi posto il veto sia a chi vorrà vendere Kebab sia a chi comunque avrà intenzione di proporre cibo da  consumarsi in piedi o per strada.
Il provvedimento si commenta da se, ma… sono proprio curioso di vederlo commentato nel prossimo numero del Vernacoliere.
Intendiamoci: potrebbe essere anche giusto limitare la presenza di tanti “mangimifici” all’interno della stupenda cornice storica del centro di Lucca, ma fare riferimento a cibi “etnici” è una colossale stupidaggine che sicuramente porterà a discutere solo di questo, facendo perdere di vista l’insieme del provvedimento e quindi riuscire a capire se dice qualcosa di giusto o no. A proposito: l’ordinanza pare contempli anche la regola per i ristoratori di avere ogni giorno in menù almeno due-tre piatti della tradizione toscana. Qui si rasenta l’autarchia, devo quindi investigare meglio prima di pronunciarmi.

Mentre plaudo comunque alla lungimiranza degli amministratori lucchesi………. torno di corsa dal solito vigile che adesso sta per sottoporre alla stessa prova un rubizzo signore (probabilmente con maggiore disponibilità finanziaria del ragazzo di prima)uscito da un bel ristorante del centro. Dal palloncino escono però le note di “La porti un bacione a Firenze”. Il vigile sorride e domanda “Com’era la bistecca alla fiorentina?”.

 

Carlo Macchi

Sono entrato nel campo (appena seminato) dell’enogastronomia nell’anno di grazia 1987. Ho collaborato con le più importanti guide e riviste italiane del settore e, visto che non c’è limite al peggio, anche con qualcuna estera. Faccio parte di quel gruppo di italiani che non si sente realizzato se non ha scritto qualche libro o non ha creato una nuova guida sui vini. Purtroppo sono andato oltre, essendo stato tra i creatori di una trasmissione televisiva sul vino e sul cibo divenuta sicuramente la causa del fallimento di una nota rete nazionale. Riconosco di capire molto poco di vino, per questo ho partecipato a corsi e master ai quattro angoli del mondo tra cui quello per Master of Wine, naturalmente senza riuscire a superarlo. Winesurf è, da più di dieci anni, l’ultima spiaggia: dopo c’è solo Master Chef.


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