Nobile 2005, il vino per chi non vuole aspettare2 min read

Un bel frutto, tannini dolci, a volte un po’ “lisci”, non sempre serrati, una buona (ma non di più) profondità strutturale. Queste le principali sensazioni ricavate dall’assaggio in anteprima del Vino Nobile di Montepulciano 2005, annata a suo tempo valutata a 4 stelle (una di troppo?).
Vini in sostanza già piuttosto godibili ora, anzi forse da cogliere nella loro gioventù, viste le capacità di miglioramento probabilmente non proprio amplissime.
Queste le principali impressioni ricevute dalla tornata di assaggi svolti il 21 Febbraio scorso nella tensostruttura – che a molti colleghi, ed al sottoscritto, ha fatto rimpiangere non poco l’ambientazione nella Fortezza degli anni precedenti, in cui l’ordine ed il silenzio imperavano – posta nella Piazza principale di quel paesino meraviglioso che è Montepulciano.
Una zona che, dopo la “sbronza internazionalizzante” degli anni ’90, sta cercando e trovando una propria dimensione ed una più consona fisionomia, che è poi quella, risaputa da secoli, di un vino di sfumature ed eleganza, con una struttura buona ma non imponente, e di grande piacevolezza e serbevolezza.
Un grande vino gourmet insomma, in cui gli esemplari costruiti sull’estratto ed il legno sono costantemente in diminuzione, ed in cui i limiti esecutivi si affacciano solo in casi sempre più rari.
Per il futuro, la nosta impressione è che si dovrebbe cercare di attenuare il gap, attualmente ai nostri occhi eccessivo, esistente tra Nobile “normale”, da una parte, e selezioni e riserve dall’altra.
Una situazione in cui le selezioni sono chiaramente (eccessivamente?) più complesse e piacevoli dei vini normali, e in sostanza anche superiori alle più ambiziose e tanniche riserve.
Bene infine i risultati dell’altra annata in degustazione, quel 2004 lento, chiaroscurato, ottimo in prospettiva, sempre più convincente, con una selezione di Boscarelli da brivido, e molto altro di buono. Ma da attendere. Nel frattempo, dunque, stappate tranquillamente i 2005…

Carlo Macchi

Sono entrato nel campo (appena seminato) dell’enogastronomia nell’anno di grazia 1987. Ho collaborato con le più importanti guide e riviste italiane del settore e, visto che non c’è limite al peggio, anche con qualcuna estera. Faccio parte di quel gruppo di italiani che non si sente realizzato se non ha scritto qualche libro o non ha creato una nuova guida sui vini. Purtroppo sono andato oltre, essendo stato tra i creatori di una trasmissione televisiva sul vino e sul cibo divenuta sicuramente la causa del fallimento di una nota rete nazionale. Riconosco di capire molto poco di vino, per questo ho partecipato a corsi e master ai quattro angoli del mondo tra cui quello per Master of Wine, naturalmente senza riuscire a superarlo. Winesurf è, da più di dieci anni, l’ultima spiaggia: dopo c’è solo Master Chef.


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