Sembra una filastrocca: Valpolicella, Valpolicella Superiore, Valpolicella Superiore Ripasso, Amarone della Valpolicella, Recioto della Valpolicella. E su tutti va inserito, a seconda dove si trovino i vigneti, il termine “Classico”.
Li elenco perché credo si capisca meglio quante frecce ha al suo arco questa terra per “colpire” il mercato. Però negli ultimi anni qualche freccia ha perso un po’ la punta, qualcuna è stata resa più robusta e qualcuna sembra un altro tipo di freccia: lo abbiamo constatato nei nostri assaggi e adesso ne parliamo.

Valpolicella
Piano piano i produttori della Valpolicella stanno tornando a propore e a produrre in dosi non omeopatiche questo vino e la cosa importante è che lo fanno non usando “quello che resta in cantina” ma usando una materia prima giusta per la tipologia.
Purtroppo le ultime annate (2025-2024)non sono state certo adatte per far nascere bene dei vini facili e beverini e questa realtà un po’ pesa. Nonostante ciò quasi il 70% dei vini degustati ha raggiunto o superato i nostri fatidici 80 punti (per noi non sono pochi! In un mondo di punteggi impazziti, che vanno anche oltre i 100/100, ci piace precisarlo).
Da quello che abbiamo visto anche visitando diverse cantine c’è più voglia e attenzione nel far assaggiare il Valpolicella: mi ricordo che una decina di anni fa era un vino quasi introvabile e qualcuno si era messo a fare, al suo posto, un Rosso Veronese IGT. Pare che la crisi dei vini con appassimento faccia tornare i produttori a parlare una lingua enologica più facile e sicuramente storica, come quella del vino che ha dato/preso il nome al territorio.
Voto alle tipologia: 7

Valpolicella Superiore
I produttori ne declamano le lodi e dicono di puntarci, ma il Superiore rimane sempre in quel limbo in cui era entrato praticamente appena nato. Forse la differenza principale è che ormai quasi nessuno usa una parte di uve passite per farlo ma forse, come per l’Amarone di cui parleremo dopo, è proprio questo il suo problema. Se devi fare un vino secco non è che basti togliere le uve passite e portare la fermentazione a zero zuccheri. Devi anche stare attento, tra l’altro, ai tannini che diventano più invasivi e all’equilibrio che deve essere rimodulato.
Inoltre c’è da capire quale sia il ruolo di questo vino: rosso potente da lungo invecchiamento o vino piacevole ma solo un po’ più strutturato del Valpolicella? Vino “facile ma non troppo” che entra in commercio dopo poco più di un anno? Vino di buona struttura che entra in commercio dopo due anni? Vini di grande struttura, adatto all’invecchiamento, che entra in commercio dopo quattro o cinque anni?
All’interno di questi quesiti è molto difficile trovare una quadra sui Superiore, presentare una tipologia chiara e univoca e alla fine dei salmi anche riscontrare una qualità media importante. Come media dei vini con almeno 80 punti siamo infatti parecchio sotto al Valpolicella, arrivando ad un 59%. Insomma, ancora non vediamo la luce in fondo al tunnel per questa tipologia.
Voto alla tipologia: 5+

Valpolicella (Superiore) Ripasso
Ho messo tra parentesi Superiore perché il disciplinare parla di Valpolicella Ripasso che poi può divenire, con determinate caratteristiche, anche Superiore. In realtà i Valpolicella Ripasso sono ormai come le mosche bianche e il mercato è dominato dal Valpolicella Superiore Ripasso.
Detto questo veniamo alla tipologia e agli importanti mutamenti che abbiamo “toccato con bocca”. Il Ripasso è da diversi anni il vino trainante del territorio ma piano piano era diventato un vino “amaronato”, una specie di Amarone bis, con tanto alcol, tanto legno, tanta struttura… tanta roba. In questa veste, che non era la sua storica, aveva un grande successo e quindi la strada sembrava segnata per sempre. Ultimamente però abbiamo assistito ad un alleggerimento globale del vino, sia come struttura che come uso del legno, che sta portando a dei Ripasso molto più bevibili e molto diversi anche da quelli del recente passato.
Ci siamo trovati di fronte a vini molto più giocati sulla frutta e sulle spezie, con un palato rotondo e non bloccato e appesantito dal legno. Sono vini molto più piacevoli senza essere più ruffiani e ci sembrano anche con molti meno zuccheri residui, spesso dati in passato da un 15% di Amarone che poteva essere “declassato” a Ripasso. La media dei vini che ha raggiunto almeno gli 80 punti è del 70% e questo è un bel segnale per una tipologia che sta cambiando, nettamente in meglio.
Voto alla tipologia: 7+

Amarone della Valpolicella
Se guardassimo solo ai numeri la degustazione degli Amarone della Valpolicella sarebbe andata più che bene: 87% di vini con almeno 80 punti e tre Vini Top parlano di una denominazione in grande salute ma, c’è un ma, anzi ce ne sono più di uno.
Il primo e forse più importante riguarda la diminuzione degli zuccheri residui nel vino: L’Amarone è storicamente un vino che nasce da uve appassite e il suo successo si deve proprio a questa caratteristica, che porta a vini rossi importanti, alcolici, dove i tannini della corvina sono mitigati dal residuo zuccherino. In passato un ruolo importante lo giocava anche l’acidità volatile che riusciva a “innalzare” tutta una serie di aromi di grande finezza, ma da tempo l’enologia moderna l’ha ridotta quasi a livello di comparsa. Ma comunque l’Amarone era e rimaneva un vino importante ma quasi sempre molto rotondo e molto corposo. Nel momento in cui la “moda” dei vini da appassimento ha iniziato a declinare diversi produttori hanno pensato, per andare incontro al mercato, di produrre vini più secchi, addirittura completamente secchi. Qui sorge il primo problema, che è quello della gestione dei tannini, che non più armonizzati dallo zucchero e quasi “esaltati” dall’alcol importante, hanno bisogno di grande maestria per essere imbrigliati e resi piacevoli.
Così nasce il secondo problema: chi non riusciva e non riesce a farlo in maniera adeguata ha pensato che, oltre a togliere gli zuccheri forse conveniva rendere gli Amarone anche meno tannici, “dimagrendoli” un po’ e rendendoli meno invasivi dal punto di vista tannico. Ma anche questo processo non si impara in un giorno, considerando anche il fatto che, per disciplinare, un Amarone deve avere almeno 14° di alcol e le ultime 6-7 annate non sono state proprio le più adatte per la viticoltura veronese.

Queste due cose, meno zuccheri e meno tannini, condite da annate non certo facili e da una certa mancanza di esperienza nel “depotenziare” uve importanti come corvina e corvinone, hanno portato ad una conseguenza: gli Amarone non sembrano più Amarone ma “solo” dei buoni o discreti vini rossi, anche da invecchiamento ma senza quelle stimmate che l’Amarone aveva (in parte ha anche oggi) e che lo rendevano unico nel panorama italiano e mondiale. Da una parte mancano quegli aromi classici del vino, dall’altra hanno tannini importanti ma ruvidi oppure meno imponenti ma spesso pungenti.
A tutto questo dobbiamo aggiungere un altro fattore: un Amarone cominciava ad essere bevibile e godibile almeno dopo 7-8 anni e oggi, pur con tutti questi “dimagrimenti” ha bisogno più o meno dello stesso tempo. Peccato però che ormai tantissimi produttori entrino in commercio dopo 3-4 anni (qualcuno anche prima perché il disciplinare permette di andare in commercio dopo 24 mesi) e quindi presentino vini non pronti. Un po’ come se un modello o una modella venissero fatti dimagrire molto in pochi mesi e poi mandati in passerella con gli stessi abiti di prima. Il risultato, anche se i modelli e gli abiti avessero mantenuto la loro iniziale bellezza, non sarebbe certo positivo.
Così eccoci arrivati al perché l’87% di vini con almeno 80 punti non è un buon risultato, perché in diversi casi sembra di assaggiare vini diversi, magari anche buoni (in futuro) ma diversi, senza grande appeal aromatico e con corpi e potenze diversi dal solito. Se un certo dimagrimento ha fatto bene ai Ripasso, la stessa cosa non possiamo dirla per l’Amarone.
Forse siamo in un momento di passaggio, in cui diversi produttori devono capire bene come operare, ma adesso per noi il quadro è questo.
Voto alla tipologia: 6–
Chiudiamo con dei dovuti e sentiti ringraziamenti: i nostri assaggi sono stati fatti in gran parte al Consorzio vini Valpolicella e in una piccola parte presso le Famiglie dell’Amarone. Ringraziamo entrambi, sperando che in futuro, anche di fronte a situazioni di mercato non proprio favorevoli, le divergenze possano appianarsi e si possa tornare ad assaggiare solo nella sede consortile.