Orvieto per la guida Winesurf: quattro punti da tenere presenti4 min read

Le non molte bottiglie dei nostri assaggi orvietani di quest’anno parlano una lingua diversa a seconda dell’annata presa in considerazione.

Questo per noi può voler dire fondamentalmente quattro cose:

la prima è che una vendemmia, nella fattispecie la 2025, pare sia inferiore a quelle che l’hanno preceduta.

la seconda è che ormai si sta creando sempre più una frattura tra l’Orvieto che entra in commercio subito e quello che invece (Superiore o non Superiore) arriva dopo 1-2 anni di affinamento.

La terza è una motivazione viticola che si basa su un disciplinare che permette percentuali molto variabili tra le due uve principali del territorio, Procanico e grechetto. Detto questo ci è sembrato di capire che l’annata 2025 a Orvieto è stata più favorevole al Procanico che non al Grechetto. Questo perché si tratta di due uve con tempi di maturazione diversi e quindi non è detto che entrambe “rendano” allo stesso modo.

La quarta è che ormai si è creata una élite di produttori che, anno dopo anno, rendono l’Orvieto un vino sempre più vicino per complessità, profondità gustativa e possibilità di invecchiamento, ai grandi bianchi italiani. Nello stesso tempo le altre cantine stentano a star dietro a questo gruppetto (una decina al massimo).

Vediamo punto per punto

Lo scorso anno, valutando il vino d’annata, cioè della 2024, avevamo  il 70% di vini che superavano la soglia degli 80 punti (per noi, lo ripetiamo sempre, non sono pochi) e solo il 30% era al di sotto. Quest’anno, con in campo l’annata 2025, il 73% dei vini è al di sotto degli 80 punti e solo il 27% al di sopra. Un dato del genere, assaggiando praticamente ogni anno gli stessi vini, può voler solo dire che siamo di fronte ad una vendemmia 2025 non certo di grande spicco e inferiore alla 2024.

Naturalmente stiamo parlando di Orvieto DOC (classico e non) e vini orvietani di pronta beva, che sicuramente rappresentano quantitativamente la grande massa della produzione, ma la vera qualità ormai la si trova negli Orvieto Superiore che entrano in commercio dopo uno/due anni e che mostrano le grandi qualità di due vitigni poco considerati come grechetto e procanico.

A proposito di grechetto e procanico, come accennato la 2025 ci è sembrata un’annata che ha dato più spinta al secondo rispetto al primo: non per niente i migliori di questa vendemmia sono stati sempre vini con percentuali di procanico maggiori rispetto al grechetto. Questo non vuol dire che il grechetto sia un’uva inferiore (per me è superiore all’altra) ma semplicemente che l’annata si è evoluta in maniera tale che le due vendemmie, che di solito sono separate da 10-15 giorni hanno avuto condizioni climatiche diverse. Vedremo se queste caratteristiche le ritroveremo anche negli Orvieto del 2025 che usciranno nei prossimi anni.

la meravigliosa facciata del duomo di Orvieto

L’ultimo punto è una vecchia storia, ma mano a mano che passano gli anni ci sembra che la “conoscenza qualitativa” dell’Orvieto eguagli e poi superi la “conoscenza quantitativa”, spesso appannaggio delle grandi cantine, sociali o meno. Oramai è chiaro che quando si parla di Orvieto da una parte di intendono vini corretti e facili dall’altra prodotti molto diversi, di qualità superiore e che hanno bisogno di lunga maturazione. Stiamo parando di due mercati diversi e se il primo mantiene comunque  livelli qualitativi sufficienti per sopravvivere il secondo è sempre più distante dal primo e il fatto che esista un gruppo di cantine di alta qualità che invece di puntare sul brand aziendale scommettono sulla denominazione è segno che ad Orvieto c’è forse più di quello che non si vede a occhio nudo e che le uve che nascono in zona hanno creato in passato e creeranno molto di più in futuro, dei grandi bianchi.

Intanto quest’anno abbiamo trovato due VINI TOP di altissimo profilo, che vi consigliamo in maniera particolare.

Carlo Macchi

Sono entrato nel campo (appena seminato) dell’enogastronomia nell’anno di grazia 1987. Ho collaborato con le più importanti guide e riviste italiane del settore e, visto che non c’è limite al peggio, anche con qualcuna estera. Faccio parte di quel gruppo di italiani che non si sente realizzato se non ha scritto qualche libro o non ha creato una nuova guida sui vini. Purtroppo sono andato oltre, essendo stato tra i creatori di una trasmissione televisiva sul vino e sul cibo divenuta sicuramente la causa del fallimento di una nota rete nazionale. Riconosco di capire molto poco di vino, per questo ho partecipato a corsi e master ai quattro angoli del mondo tra cui quello per Master of Wine, naturalmente senza riuscire a superarlo. Winesurf è, da più di dieci anni, l’ultima spiaggia: dopo c’è solo Master Chef.


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