Degustazione vini Valtellinesi: ottimi risultati e un futuro che pare roseo2 min read

Dopo essere stati due volte nel 2025 in Valtellina: per un nostro tour e  per VIVA, aver parlato con i produttori  e degustato una bella fetta di vini,  i nostri assaggi annuali fatti in ufficio con i vini bendati potremmo chiamarli semplicemente una conferma.

In realtà la Valtellina del vino dopo anni difficili è riuscita ad approfittare in pieno dell’aumento delle temperature, riuscendo così a portare a maturazione completa la chiavennasca (alias nebbiolo). Ma puoi portare a maturazione tutte le uve che vuoi, se poi non sai controllare la maturazione e trasformare le uve in vino l’aumento di temperatura, che in zone montane come queste è basilare, non serve assolutamente a niente.

Quello che invece abbiamo capito è che negli ultimi 7-8 anni i produttori valtellinesi si sono sempre più attrezzati dal punto di vista tecnico sia in vigna che in cantina e quindi, per dirla con un paragone surfistico, quando è arrivata l’onda giusta sono riusciti a sfruttarla al meglio.

Altrimenti non si spiegherebbe un semplice dato e cioè che quasi il 90% dei vini degustati ha raggiunto e/o superato i nostri fatidici 80 punti (per non sono pochi perché, lo ripetiamo sempre, non spariamo punteggi alti come petardi alla festa del patrono). Il 90% (88.6 per la precisione) se applicato a livello di tutta la valle vuol dire che si può bere qualsiasi vino locale (o quasi) sapendo di cascare bene.

In effetti i buoni voti hanno coinvolto sia il Rosso di Valtellina che i Valtellina Superiore, siano essi Inferno, Valgella, Sassella e Grumello e addirittura lo Sforzato, vino  che in passato non ci aveva mai molto convinto.

Quindi la Valtellina con i suoi 800 ettari è oramai una certezza a livello nazionale sia per chi si vuole avvicinare, senza troppo approfondire, ad un suo vino (in questo caso meglio un Rosso di Valtellina) sia per l’appassionato che vuole cercare di capire la “scacchiera” dei vigneti, che nelle varie sottozone propone vini diversi a secondo dell’altitudine a cui si trovano.

A questo punto ci possono essere solo rischi che i produttori si creano da soli, da una parte volendo “incassare” in fretta il risultato appena ottenuto e quindi aumentando molto i prezzi,  dall’altra ritenendosi arrivati e pensando sia meglio andare avanti da soli per “non dividere” la gloria, anche economica, con gli altri produttori.

Serve attenzione ai prezzi e tanta voglia di coesione (cosa in cui la Valtellina non ha mai brillato) per andare avanti con il vento in poppa. Su quest’ultimo argomento segnali positivi li sta dando il consorzio di tutela che pare sia riuscito a radunare attorno a sé la maggioranza dei produttori e ha creare uno spirito nuovo e collaborativo.

In ultimo vogliamo sottolineare che oltre al quasi 90% di vini con più di 80 punti, ben 6 vini hanno ottenuto il riconoscimento di Vino Top, a conferma che la qualità non solo è diffusa ma ha anche delle vette di valore assoluto.

Carlo Macchi

Sono entrato nel campo (appena seminato) dell’enogastronomia nell’anno di grazia 1987. Ho collaborato con le più importanti guide e riviste italiane del settore e, visto che non c’è limite al peggio, anche con qualcuna estera. Faccio parte di quel gruppo di italiani che non si sente realizzato se non ha scritto qualche libro o non ha creato una nuova guida sui vini. Purtroppo sono andato oltre, essendo stato tra i creatori di una trasmissione televisiva sul vino e sul cibo divenuta sicuramente la causa del fallimento di una nota rete nazionale. Riconosco di capire molto poco di vino, per questo ho partecipato a corsi e master ai quattro angoli del mondo tra cui quello per Master of Wine, naturalmente senza riuscire a superarlo. Winesurf è, da più di dieci anni, l’ultima spiaggia: dopo c’è solo Master Chef.


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