Non tutti i mali vengono per nuocere…una volta azzoppato il megadirettur Macchi (se non sa sciare non è colpa mia…) ecco che mi si apre la possibilità di partecipare finalmente all’Anteprima Amarone!!!
Dunque una prima assoluta per me, ma questo interessa meno, interesserà molto di più sapere invece lo svolgimento e quello di cui si è parlato nel convegno pre–degustazione e di come sarà l’annata 2010 che sta per uscire sul mercato.
Nella mattina di sabato si è iniziato con un convegno estremamente interessante in molti dei suoi contenuti.
L’annata 2010 sancisce l’uscita delle prime bottiglie che si possono fregiare della fascetta D.O.C.G. Un risultato importante che rende giustizia ad una denominazione importante che, agli occhi dei più, appariva davvero strano non potesse fregiarsi di tale rango, al pari di altrettante blasonate denominazioni Italiane.
Un rango totalmente avallato dai numeri e dalla fama che questo vino si è conquistato nel mondo. Il 90% è venduto all’estero, il fatturato che sviluppa si aggira intorno al miliardo di Euro. Stiamo parlando di un’isola felice che ha solo problemi di crescita vertiginosa della sua produzione e dei suoi prezzi. Sono completamente d’accordo con Sebastiano Barisoni, moderatore del convegno, che ha ricordato quanto noi come Winesurf stiamo dicendo da tempo: la crescita della produzione di Amarone ha di fatto cannibalizzato le altre denominazioni, soprattutto il Valpolicella che invece dovrebbe essere la base solida su cui una zona dovrebbe crescere. I produttori non vinificano più Valpolicella perché ovviamente la remuneratività dell’amarone e la sua richiesta sono talmente alti da far dimenticare tutto il resto. Ma L’aumento continuo della produzione prima o poi porterà ad una inevitabile caduta della qualità e dell’identità di tale vino, ed alla domanda “quale numero di bottiglie (attualmente viaggia intorno ai 13.800.000) è sostenibilmente possibile fino a che questi fenomeni non accadano? Nessuno dei relatori ha voluto rispondere od è stato molto vago. E questo pensa sia la peggior risposta potessimo ricevere.
In tema di identità appunto, nel novantesimo anno di età del Consorzio Vini Valpolicella, c’è da segnalare la presentazione del nuovo marchio che identificherà e guiderà tutta la nuova comunicazione per i prossimi anni.
Passiamo invece all’andamento climatico dell’annata il 2010, presentato come al solito molto bene dai responsabili del Consorzio. Inverno freddo con una partenza delle germogliature in ritardo; questo ritardo si è mantenuto per tutto il ciclo vegetativo della vigna fino ad arrivare al periodo di vendemmia che è iniziato 15 giorni dopo l’anno precedente. L’annata è stata peraltro molto piovosa e le escursioni termiche negli ultimi 30 giorni prima della vendemmia sopra la media.
Il tutto si è riflesso in un’uva meno zuccherina e più acida e dove la collina è risultata avvantaggiata nella qualità media del prodotto da portare in cantina.
La conformità orografica della zona ha un grande peso in un’annata come questa, infatti nel l’esposizione analitica differenziata di tutte le dorsali su cui si dipana la Valpolicella, si è rilevato una sensibile diversità tra le varie zone: in via teorica le varie zone presenterebbero queste differenziazioni:
Valpolicella Est: vini di potenza.
Valpantena: grande finezza ed eleganza.
Valli di San Pietro in Cariano e Sant’Ambrogio: la zona dove l’annata ha un po’ più penalizzato il territorio, vini più semplici.
Fumane: è la valle più fredda i vini appaiono al momento come molto armonici, ricchi e complessi.
Negrar: i vini che probabilmente avranno bisogno di maggior tempo per esprimersi con estratti e tannini molto alti.
Marano: la valle che pare più premiata dall’andamento climatico e renderà vini più profondi e tannici.
Comunque sia, in generale il millesimo 2010 dovrebbe presentare vini più leggeri, con minor apporto di zuccheri e alcool e contemporaneamente delle acidità più alte.
Al momento 2/3 dei vini sono ancora in botte e l’assaggio effettuato dei campioni già imbottigliato conferma queste previsioni: alcuni hanno già sviluppato aromi piuttosto fini ed eleganti, meno grossolani del solito e meno potenti, il palato è risultato mediamente più leggero e bevibile con buona eleganza ed armonia al palato.
Molte volte abbiamo definito questa una denominazione piena di paradossi: vini costosissimi e domanda in aumento, vino molto alcolici e domanda in aumento…etc..etc…a questo punto vorrei aggiungere un nuovo paradosso: un andamento climatico sfavorevole porta a degli amaroni più buoni. Il contenimento dei parametri responsabili della potenza di questo vino rende gli stessi molto più slanciati e bevibili riportandoli in un ambito di consumo quasi “normale” anche per l’appassionato italiano.
Ma prima di terminare i voti all’evento.
Logistica: palazzo della Granguardia è una location suggestiva per la posizione sulla meravigliosa piazza dell’Arena, facilmente riconoscibile e raggiungibile. Peccato nessun parcheggio sia stato previsto per la stampa e gli operatori. Albergo confortevole e vicino. Voto 7.
Organizzazione: L’aspetto peggiore è risultato la scelta dei tempi per fare il convegno, ore 11.00 diventate poi 11.30 e poi la degustazione, alle 14.00, dopo il buffet: orario impossibile per chi vuole assaggiare seriamente. Sarebbe bastato assaggiare la mattina dalle 10.00, poi il buffet e gli incontri con i produttori, e nel momento in cui le porte si aprivano per il pubblico (ore 16.00) si avrebbe dato inizio al convegno a chiusura della manifestazione per la stampa. Voto 4.
Possibilità degustative: Complice probabilmente l’impossibilità di poter sfruttare tutte le sale del palazzo per una mostra pittorica di Monet, la sala di degustazione è stata approntata all’ingresso dell’auditorium. Luogo poco idoneo per una degustazione, molto rumoroso e con poca visibilità; il servizio sommelier impeccabile ed efficiente ma la mancanza di una rete wifi ha reso difficile ad alcuni colleghi lavorare agevolmente. Voto 6.
In definitiva una bella manifestazione ma migliorabile in alcuni aspetti relativi alla degustazione professionale.