Per favore, mordimi sul grappolo!2 min read

C’è una storiella vecchia ma carina che rimbalza da tempo tra gli addetti ai lavori e riguarda il dialogo annuale tra il giornalista ed il vignaiolo. Ve la ripropongo.

 

Giornalista: “Com’è andata la vendemmia quest’anno?”

Vignaiolo: “Una favola, la migliore degli ultimi vent’anni.”

G: “Scusa,ma anche l’anno scorso hai detto la stessa cosa.

V: “Si, ma questa volta è vero.

 Una storiella d’agosto quando l’inizio della vendemmia è prossimo ed è l’apprensione, come tutti gli anni, a governare gli stati d’animo dei viticoltori. In più, ultimamente, una certa dose di ansia ha colpito anche i sommelier, i buyer del vino, gli importatori,gli esportatori e gli enotecari. Non è rimasta indenne nemmeno mia nonna Maddalena che ha cominciato, stranamente, a tremare mettendo a dura prova la stabilità della dentiera,alla faccia di tutti i collanti del mondo.

Saranno state le piogge d’agosto e qualche sguardo preoccupato allo stato dei vitigni precoci a creare questo stato di fibrillazione? Come sarà la vendemmia e, sopratutto, come saranno i vini? E’ questo l’interrogativo che aleggia nell’aria e che presto sarà svelato dalle “profezie” che ogni anno, puntuali come le tasse, ci saranno rivelate. Ma non sarà facile capirci qualcosa: a fine luglio, una notizia diffusa in ambito nazionale, dava per certo il sorpasso sulla Francia nella produzione di vino. Ma se quanto ci hanno sempre insegnato è vero, e cioè che a parità di vigneto e a fronte di una MINOR produzione (resa) corrisponde un innalzamento della qualità, beh, allora c’è veramente di che preoccuparsi. Ed è facile ipotizzare che le torrenziali piogge d’agosto non abbiano certo giovato ai vitigni precoci come lo Chardonnay.

C’è solo da augurarsi che ci si limiti nell’impiego delle “tecniche di cantina” e ci si accontenti di quello che passa madre natura. Per una volta, quindi,  vorremmo che ci fossero risparmiate le dichiarazioni di esperti sulla vendemmia (sempre del secolo) quando ancora il "tralcio sanguina" e su come saranno i vini senza che nemmeno siano iniziate le prime fermentazioni. Ci piacerebbe tanto che per una volta ci fosse anticipata una più concreta analisi su come sono andati gli assaggi delle uve, fatti sul campo da chi l’uva, prima di trasformarla, se la mangia.

(Siamo talmente d’accordo con Giovanni che da sempre abbiamo la rubrica "Che tempo fa" , curata da Davide Ferrarese. n.d.r.)

Giovanni Solaroli

Ho iniziato ad interessarmi di vino 4 eoni fa, più per spirito di ribellione che per autentico interesse. A quei tempi, come in tutte le famiglie proletarie, anche nella nostra tavola non mancava mai il bottiglione di vino. Con il medesimo contenuto, poi ci si condiva anche l’onnipresente insalata. Ho dunque vissuto la stagione dello “spunto acetico” che in casa si spacciava per robustezza di carattere. Un ventennio fa decisi di dotarmi di una base più solida su cui appoggiare le future conoscenze, e iniziai il percorso AIS alla cui ultima tappa, quella di relatore, sono arrivato recentemente. Qualche annetto addietro ho incontrato il gruppo di Winesurf, oggi amici irrinunciabili. Ma ho anche dei “tituli”: giornalista, componente delle commissioni per la doc e docg, referente per la Guida VITAE, molto utili per i biglietti da visita. Beh, più o meno ho detto tutto e se ho dimenticato qualcosa è certamente l’effetto del vino.


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