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Pasquale Porcelli e Paolo Trimani, un interessante botta e risposta.



Segnalo sul presente sito e precisamente alla pagina

www.winesurf.it/index.php?file=onenews&form_id_notizia=170

un interessante botta e risposta tra il nostro Pasquale Porcelli e l’enotecario romano Paolo Trimani.



In risposta a Pasquale.

Caro Pasquale, sei proprio sicuro che “dai tecnici non ci si può attendere scelte strategiche che in fondo competono ai produttori”?

Spesso i produttori sono (stati?) “solo” degli imprenditori danarosi che fanno vino per business e moda.

Le scelte strategiche chi le deve prendere?

Il cantiniere?



In risposta a Paolo Trimani.

Gent.mo sig. Trimani, grazie del Suo notevole intervento. Il punto che più mi ha colpito è quello in cui Lei si chiede quale sarà la prossima moda dopo gli autoctoni.



Io la risposta non ce l’ho, ma qui mi preme sottolineare due cose:

1. Gli autoctoni ora vanno perché sono percepiti dagli appassionati “colti” come una sorta di “esotico nostrano” che fa tanto radicalscic (“vuoi mettere l’Etna Bianco con la solare banalità di uno Chardonnay di Hunter Valley?”);



2. ma la cosa più preoccupante sia che adesso c’è una moda molto più sottile e “subdola”, che consiste in un ritorno ad uno stile di vini leggeriacidimineralridotti (e il termine “mineralità” ora è quello di certo più in voga tra gli pseudointenditori).

Conosco gente che fino a ieri solo Montiano e Solaia e adesso si scoprono i massimi esperti mondiali di Bartolo Mascarello & Pergole Torte.



Scomodo Foucault e dico: occhio alle mode uguali e contrarie e a quelle reazionarie!



Gli esperti di comunicazione (soprattutto quelli di moda) ci campano, ma il compito dei critici è quello di guardare senza occhiali!



Dunque anche senza quelli di critico.



Francesco Annibali

carlo 2007-04-13 13:07:44, Ma chi l'avrebbe mai detto; 2 commenti

Commenti

Ciao Francesco,
hai dimenticato una categoria di produttori,quelli che per due ragioni fondamentali non sono come quelli che hai descritto .La prima e' che fino a oggi sono rimasti radicati con le unghie e con i denti a una certa tipologia di vino,vuoi per background culturale o per semplice piacere del vino che producevano,la seconda e' che non avevano i capitali da investire che avevano produttori"di moda"come li definisci tu.....comunque sappi che oggi in tanti vini,io parlo di quelli toscani perche' e' la mia regione,e' presente una buona parte di vitigni internazionali.......il merlot,il cabernet,...ecc...dal punto di vista colturale ti danno meno problemi....le lavorazioni in vigna costano....e...il sangiovese e' una piantaccia....gli devi stare addosso....fai le tue considerazioni....e pensa a quei vini e a quelle aziende con decine e decine di ettari vitati....e vini sempre uguali sempre premiati tutti gli anni anche se il 15 d'agosto in toscana fa -10.....
di michele il 2007-04-18 20:52:08

ciao Michele e grazie del tuo commento!

ma io non li/vi ho affatto dimenticato!

è che mi riferivo SOLO a quei produttori danarosi privi di cultura - e di passione? - che negli ultimi 15 anni hanno aperto una azienda sborsando fior di milioni e affidandosi anima e core al grande enologo.

Non sono talmente rincitrullito da dimenticarmi di voi tranquillo!
di Francesco Annibali il 2007-04-19 09:09:49

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