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Le Macchiole andata e ritorno
Me lo ricordo bene quel dicembre del 2009: visitare Le Macchiole è stata un’esperienza unica perché da illustre sconosciuto quale ero (e continuo ad essere), Cinzia Merli mi dedicò quasi una intera giornata
Me lo ricordo bene quel dicembre del 2009: visitare Le Macchiole è stata un’esperienza unica perché da illustre sconosciuto quale ero (e continuo ad essere), Cinzia Merli mi dedicò quasi una intera giornata
il vignaiolo dei Colli Berici Andrea Mattiello possiede nella sua azienda un bellissimo vigneto di carmenère, vitigno confuso per anni con il cabernet franc, grazie al quale da vita a questo vino che riesce a coniugare egregiamente la speziatura e la nota vegetale tipica della varietà con l’anima schietta e sincera del territorio veneto.
La storia dei Tissot inizia nel 1962 quando André e Mireille decidono di iniziare a produrre vini in Jura, esattamente a Montigny les Arsures (pochi chilometri da Arbois), con l’obiettivo di produrre vini di qualità che valorizzassero al massimo le specificità del territorio.
Perchè I Veroni è un’azienda seria. Perchè bisognerebbe bere molto più Chianti Rufina visto la qualità che esprime. Perchè la 2014 non è stata una annata nefasta come molti pensano.
Ho conosciuto Federica Fina su uno dei tanti social network che un po’ tutte le aziende, con un minimo di lungimiranza, ormai usano per far conoscere i loro prodotti.
Non siamo né a Sauternes né a Barsac ma nel Canavese, dove la regina delle uve è l’erbaluce, che in versione passito dà vita a vini dolci che non hanno nulla da invidiare ai grandi muffati francesi.
Con Damiano Ciolli ci conosciamo da tanto tempo, ovvero da quando io ero un aspirante sommelier che frequentava l’AIS Roma mentre lui, timido e riservato, era un giovane vignaiolo che affrontava il grande pubblico di appassionati di vino che si radunava all’interno delle patinate sale dell’hotel Parco dei Principi.
Maledetta pioggia non fermerai la mia voglia di girare per le campagne di Matelica con l’obiettivo di raggiungere Aldo Cifola. che mi aspetta, ombrello munito, nei pressi di Contrada Monascesca, piccolo borgo lungo la statale per Fabriano che da enclave di un gruppo di monaci benedettini dell’ordine farfense in fuga dai longobardi è diventata oggi, dopo varie peripezie, sede di una delle più importante aziende vitivinicole italiane: La Monascesca.
La compravo per stupire quando ero adolescente, poi ho smesso e ora la ricompro di nuovo. Motivo? Perché questa Falanghina non ha più voglia di stupire, la forma si è tramutata sostanza e la popolarità in territorialità. Con questo caldo è meglio dell’aria condizionata. Prosit! www.feudi.it
Mi ricordo perfettamente, a metà anni ’90 quando iniziai ad appassionarmi di enogastronomia, che il riferimento ai Colli Tortonesi era scandito dalle “Tre M” ovvero Massa, Mariotto e Montebore. Per il timorasso, dopo decenni di oblio dove ha rischiato di scomparire a scapito del più produttivo cortese, quel periodo coincise con la sua definitiva riscoperta e consacrazione