Le date del 21 luglio 1967 e del 13 aprile 1987 per la maggior parte degli Italiani non hanno alcun significato. Per il popolo romagnolo del vino invece rivestono una certa importanza. Nel 1967 l’allora Presidente della Repubblica Saragat concesse lo status di vino DOC alla nostra Albana di Romagna e vent’anni dopo Cossiga fece dell’Albana il primo vino bianco DOCG italiano. Ma al di là di queste piccole notazioni cronologiche, vediamo un po’ meglio il vitigno. L’Albana è un vitigno a bacca bianca la cui area di coltivazione comprende poco più di una ventina di comuni dislocati nelle provincie di Ravenna (5 comuni), Forli-Cesena (10) e Bologna (7). Sulle origini, una volta depurata la cronaca da leggende tipo quella di Galla Placidia, resta ben poco: una su tutte è la prima citazione ufficiale ad opera di un cronista medievale, tal Pier de Crescenzi. Di una certa credibilità è l’ipotesi che il nome, e quindi l’origine, siano di provenienza laziale, dai colli Albani più precisamente, oppure che Albana voglia solamente dire “bianca”. Questo vitigno comunque ha dimostrato, esperimenti alla mano, di trovarsi a proprio agio solo in Romagna. I cloni di Albana sono oltre venti, anche se i più impiegati sono cinque: Bagarona, Compadrona, Gaiana, Serra o Forcella e Gentile di Bertinoro. Ad onor del vero la realtà è più articolata: una buona parte della produzione di Albana viene realizzata da aziende di piccole dimensioni che impiegano viti da sempre presenti nelle loro aziende, molto spesso non riconducibili a cloni ufficialmente riconosciuti.
Il suolo più adatto è quello del cosidetto “spungone” romagnolo, una vasta barriera di calcare con fossili marini che attraversa il cuore della Romagna, da Bertinoro (probabile culla d’elezione del vitigno) fino alle più avanzate propaggini dell’Imolese. Tuttavia si può certamente affermare che anche nei terreni più sabbiosi attorno alla zona di Santa Lucia nel faentino e verso le prime colline di Castelbolognese in località Serra, i vini ottenuti siano piuttosto interessanti. L’Albana ama le potature lunghe, a causa della poca fertilità delle gemme basali, e i sesti di impianto radi. Non è infrequente trovare vigneti con una densità di 1.800/2.200 piante ha, cosa che favorisce una circolazione ottimale dell’aria tra i filari, contrastando la sensibilità del vitigno all’oidio ed al marciume acido. Il grappolo assume diverse dimensioni: quello della Gentile di Bertinoro e della Compadrona è piuttosto grande, mentre quello della Serra è molto allungato. Il più piccolo è quello della Gaiana e tutti sono piuttosto spargoli con acini ricchi di zuccheri e tra buccia e vinaccioli è notevole anche la quantità di tannini. La vinificazione, specie nelle versioni secche non è facile, vista la facilità dei vini all’ossidazione. I migliori risultati sono quelli ottenuti con le versioni che ne valorizzano il potenziale zuccherino, quindi passite e in particolare quelle botritizzate. Il successo di pubblico di quest’ultime categorie con la successiva fortissima richiesta, ha certamente portato l’Albana alla notorietà internazionale ma ha avuto come conseguenza un troppo rapido aumento dei quantitativi prodotti, non sempre di quella qualità che il vitigno sa esprimere.
Le versioni in secco negli ultimi anni hanno subito un’ accelerazione qualitativa notevole, grazie a selezioni più attente e soprattutto a vinificazioni più tecnologiche rese possibili dal rinnovamento degli impianti di molte aziende. Pur essendo parecchie le tipologie previste (amabile, dolce, passito, passito riserva e spumante) la maggior quota spetta a quelle secche e passite, ed è un vero peccato che siano pochi a sfruttare la possibilità di utilizzare la versione spumante.
Un Albana secca ha colore giallo abbastanza carico che tende a dorarsi con il tempo, ha un naso con timbro floreale dai sentori di biancospino e ginestra, a volte arricchiti da note di albicocca, (marcatore tipico dell’albana) mela gialla e pesca. In caso di uve raccolta in fase di surmaturazione, profumi e sapori si complessano con cenni agrumati, rasentando a volte le note di frutta e fiori tropicali. Nella tipologia passita odori e sapori, certamente molto più progressivi e profondi, ricordano le confetture, il miele, l’albicocca passita e la scorza di agrumi. Frequenti anche i sentori di fiori d’arancio e fichi. Al gusto ci si aspetta dolcezza ed in effetti la si trova, ma non è stucchevole perché l’albana è fortemente supportata da una considerevole freschezza e sapidità. La persistenza è sempre lunga, molto equilibrata, ed il desiderio del riassaggio e’ garantito. Una esperienza interessante, per chi volesse cimentarsi in una degustazione di Albane, è quella di provare a cogliere le differenza, nelle versioni passito, tra quelle botritizzate e quelle non.
Orientarsi nella scelta d’acquisto di un’Albana non è difficile visto il buon standard qualitativo dei vini prodotti, tenendo conto che le versioni secche andrebbero bevute al massimo entro due anni dalla vendemmia per coglierne appieno le peculiarità. Quelle passito più invecchiano e più si arricchiscono di sfumature, ma se non amate ricchezza ed opulenza, bevetele pure giovani, sono comunque già pronte.