Amarone 2009, Recioto e Valpolicella: parliamone ora!5 min read

A meno di un mese dall’anteprima dell’Amarone 2010 ( e con la possibilità a gennaio, per legge, di mettere in commercio il 2011) ha senso parlare dei risultati dei nostri assaggi che hanno visto in campo molti Amarone 2009 e un buon numero di annate precedenti? Per noi si!

Anche perché non di solo Amarone vive l’uomo winesurfista e così per la prima volta ci siamo dedicati ai Recioto, mentre siamo tornati nuovamente ad analizzare i Valpolicella “base”. Tutto questo grazie al Consorzio di Tutela, che ringraziamo ancora per l’ospitalità e la disponibilità. Ma veniamo ai vini.

 

Amarone 2009 e annate precedenti

A gennaio 2013 durante l’anteprima (vedi) avevo definito così l’annata 2009 “Certamente non grande annata, sarà contraddistinta da amaroni piacevoli ma non certo di grande profondità, almeno nella media.” A quasi un anno di distanza non posso che confermare la cosa. La media stelle di 2.75, indubbiamente alta ma leggermente più bassa del 2008 (2.78) sta a significare comunque una cosa: anche se le annate non sono spettacolose la possibilità dell’appassimento nonché l’aumento medio (piccolo ma costante) degli zuccheri residui riesce sempre a salvare molto bene la baracca.

L’Amarone 2009 è in media molto piacevole e bevibile, anche se dovrebbe essere bevuto e valutato almeno fra 5-6 anni per riuscire a capire le reali caratteristiche. Purtroppo per la critica ma per fortuna per i produttori  l’Amarone della Valpolicella è un vino che si vende benissimo  e quindi sarà praticamente finito prima di aver sviluppato tutte le sue caratteristiche. Che lo si venda bene  lo dimostra anche il fatto che per la prima volta quest’anno alcune importanti aziende ci hanno mandato in assaggio il loro 2010 ancor prima di presentarlo all’anteprima, perchè  hanno terminato il 2009. Noi li abbiamo assaggiati ma non recensiti per evitare un’ulteriore accelerazione nella corsa all’Amarone giovane.

A proposito….durante i giorni passati in Valpolicella siamo andati da Quintarelli. Lascio il resoconto della visita ad un articolo apposito; qui voglio solo sottolineare il fatto che l’Amarone di Quintarelli entra in commercio dopo 8-9 anni di affinamento. Questo non per un vezzo o perché così e sempre stato fatto, ma perché, come hanno tenuto a precisarci “L’ Amarone ha bisogno di anni per cambiare e diventare se stesso!”

In effetti gli Amarone assaggiati da Quintarelli erano molto diversi da tutti gli altri e la domanda che mi pongo è come potrebbero essere gli altri amarone se entrassero tutti in commercio dopo 7-8-9 anni. Oggi invece si cerca sempre più di accelerare i tempi di affinamento, con risultati anche buoni ma che non permettono alle reali complessità di questo vino di venire a galla. Complessità che emergono come vai un po’ indietro nel tempo (cosa regolarmente accaduto anche quest’anno in degustazione) e arrivi a prodotti con almeno 6-7 anni di affinamento. Insomma, i 2009 sono buoni ma in qualche modo i produttori dovrebbero cercare di rallentare l’immissione in commercio per dare a questo vino la possibilità di perdere la parte “piaciona” e sviluppare quelle complessità che ha nel proprio DNA.

Ma, cari produttori,  per farle sviluppare non c’è bisogno di metterli in bottiglie che sembrano sempre più obici da campagna! Oramai anche i Valpolicella DOC vengono foderati in vetri pesanti: anche vini da 4-5 euro…

Il pianeta, pardon volevo dire chi produce bottiglie, ringrazia.

 

 

Valpolicella 2012-2011

L’anno scorso l’avevamo detto e quest’anno lo confermiamo: il Valpolicella “base” è quasi un vino dimenticato e di cui ai produttori del Valpolicella importa ben poco. Molti lo fanno perché oramai ce l’hanno nella gamma ma ci credono ben poco. Eppure per noi resta un ottimo vino e lo dimostra il fatto che, pur non avendo ottenuto nessun voto superiore alle 3 stelle ha una media stelle di 2.5. Questo vuol dire che comunque il Valpolicella “base” è un vino piacevole, che oramai non ha problemi di vinificazione, che viene bene anche in annate non eccezionali e senza grandi attenzioni da parte dei produttori. Insomma, il classico vino quotidiano, profumato,  di media struttura che si riesce a bere con piacere a tavola a tutto pasto, mentre sulle possibilità di abbinamento di Amarone e “Ripassone” ho molti ma molti dubbi. Non abbiamo trovato vette ma, lo ripeto,  una bella serie di vini piacevoli e profumati che hanno il solo svantaggio di essere figli del boom dell’Amarone…..finchè dura.

 

 

Recioto della Valpolicella varie annate

Se il Valpolicella è un vino dimenticato il Recioto è un vino fantasma. La produzione totale non supera il 2-3% del vino prodotto in zona e sicuramente, in tempi in cui i vini dolci hanno grossi problemi di mercato, venderlo è una delle cose più difficili. Ma, se dio vuole, la tradizione è dura a morire e molti produttori non se la sentono di perdere le proprie radici. Questo spiega perché, stupendoci noi per primi, abbiamo ricevuto un buon numero di recioto, anche se di annate che coprono un lustro abbondante.  Anche qui vale il discorso dell’Amarone: più andavamo indietro negli anni e più i recioto cambiavano in meglio. Assumevano note olfattive di grande finezza e profondità, erano più complessi e armonici in bocca..insomma miglioravano non poco, tanto da arrivare all’assaggio di alcuni campioni di assoluta bontà, vini che meriterebbero quasi la genuflessione.  Se il Recioto della Valpolicella oggi ha un compito non è tanto quello di essere un grande vino da meditazione ma da “meditazione interna” dei produttori, che vedendo come invecchiano bene, possano capire come la stessa cosa accadrebbe anche per gli Amarone. Quindi cari produttori della Valpolicella, cominciate veramente a dare valore al tempo, dando la possibilità ai vostri vini di punta di essere apprezzati per quello che realmente sono; per fare questo dovete dargli tempo, molto tempo. Nel frattempo proponete quel grande vino che è il Valpolicella, che tra i molti pregi ha anche quello di costare poco. Cosa dite? L?Amarone ce lo portano via di cantina quasi con la forza? Vabbè, fate voi…finche dura…

Carlo Macchi

Sono entrato nel campo (appena seminato) dell’enogastronomia nell’anno di grazia 1987. Ho collaborato con le più importanti guide e riviste italiane del settore e, visto che non c’è limite al peggio, anche con qualcuna estera. Faccio parte di quel gruppo di italiani che non si sente realizzato se non ha scritto qualche libro o non ha creato una nuova guida sui vini. Purtroppo sono andato oltre, essendo stato tra i creatori di una trasmissione televisiva sul vino e sul cibo divenuta sicuramente la causa del fallimento di una nota rete nazionale. Riconosco di capire molto poco di vino, per questo ho partecipato a corsi e master ai quattro angoli del mondo tra cui quello per Master of Wine, naturalmente senza riuscire a superarlo. Winesurf è, da più di dieci anni, l’ultima spiaggia: dopo c’è solo Master Chef.


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