Campania Stories 2017, sempre più una certezza

Poche manifestazioni riescono a reggere il tempo senza modificare i propri obiettivi iniziali e Campania Stories festeggia i suoi dieci anni come meglio non potrebbe. I passi fatti in questi anni sono stati significativi nel dare un’immagine sempre più qualificata alla Campania del vino, basata su prodotti di grandissima qualità.

Merito sicuramente dei produttori, ma che senza un cassa di risonanza sarebbero forse ancora oggi in “cerca d’autore”. D’altronde l’ambizione di rappresentare uno spaccato significativo della realtà vitivinicola campana, viene fermamente rivendicato da Massimo Innaccone, che con Diana Cataldo dirige la Miriade & Partrners. Nel suo intervento d’apertura nello storico chiostro del Palazzo Caracciolo, alla presenza delle istituzioni regionali che da quest’anno sembrano essere entrate più in sintonia con gli organizzatori, Massimo ha sottolineato la necessità di entrare a far parte di un tavolo di programmazione regionale che comprenda anche i piccoli produttori e non solo di vino, che anno dopo anno hanno sempre sostenuto il progetto.

Napoli è la Campania

Quest’anno la manifestazione sì è svolta a Napoli e non poteva esserci scelta migliore perché Napoli è la Campania nel bene e nel male. Il breve percorso che portava dall’hotel di Palazzo Caracciolo al polo museale Donna Regina, nel popolare quartiere di San Lorenzo, luogo delle degustazioni, esemplifica meglio delle parole l’assoluta e stupefacente alternarsi di “miseria e nobiltà” che solo una città come Napoli sa rappresentare ed evocare. Un contrasto continuo, costante, assillante, gioioso, festoso e minaccioso allo stesso tempo, questa è Napoli.

Le degustazioni

Ne scriveremo molto più dettagliatamente nella nostra guida in cui ci sarà un resoconto completo dei vini in degustazione, ma qualche accenno generale va fatto almeno sulle prime impressioni. Diciamo subito che nonostante qualcuno abbia sottolineato come il “campione” in termine statistici sia esiguo per tirare delle impressioni di carattere generale (75 aziende presenti per poco più del 10% del totale), a me sembra che la qualità delle aziende possa e debba rappresentare un spaccato più che soddisfacente. Certo si potrà dire che alcune grandi realtà hanno disertato la manifestazione, ma in questa sede non ci interessa indagare sulla loro non presenza e sul concetto che le valutazioni risentono della loro assenza, perché crediamo che l’assoluta concentrazione di aziende di spessore, abbia ampiamente compensato ogni assenza.

La Campania dei bianchi

La Campania è terra soprattutto di bianchi e lo conferma con una serie di vini il cui livello qualitativo é fuori discussione. Non parlo solo degli Irpini, belle interpretazioni sono arrivate anche dalla Falanghina dei Campi Flegrei (La Sibilla, Contrada Salandra, Astroni, Anagnum) e poi da quelle del Beneventano(Mustilli e Fontanavecchia).

Tornando all’Irpinia dei bianchi con i Fiano (l’annata 2016 è stata considerata dall’Assoenologi tra il buono e l’ottimo) sottolineo una rassegna di grande qualità che ha confermato nomi ormai noti (Villa Raiano,Urciolo, Castelfranci, Pietracupa, Traerte, Villa Diamante, Tenuta Sarno 1860, Rocca del Principe, Feudi di San Gregorio, I Favati, Di Meo). Riguardo ai Greco belle realizzazioni di Di Marzo, Sertura e poi ancora Feudi di San Gregorio, Villa Raiano, I Favati e Di Meo).

La Campania dei rossi

Sul fronte dei rossi un sorprendente Piedirosso dei Flegrei 2015 di Agnanum (ma non è una novità) ed ancora: Portolano (2015), La Sibilla (2014) , Astroni e Contrada Salandra (2013)

Per il Lacryma Christi vino dalla grande bevibilità ed eleganza cito: Setaro e Sorrentino.

Per il Palagrello una bella precisione in Terre del Pricipe (Piancastelli) ma anche il Verro e Sclavia mi sembrano abbiano mostrato una buona aderenza.

Sulla Costiera Amalfitana domina Furore con un Marisa Cuomo Riserva 2013 di grande espressività, seguito da Sammarco Monache Riserva 2013.

I Taurasi

Solo Luigi Tecce con il suo Poliphemo ha presentato il 2013 (ancora troppo giovane per darne un giudizio meditato). Molti hanno portato il 2012, che ci è sembrata un’annata decisamente felice e riconferma i nomi delle aziende che hanno dato lustro in questi anni alla zona (Pietracupa, Villa Raiano, Contrade di Taurasi, Antico Castello).

Per il 2011: Feudi e Antica Hirpinia mentre per il 2008 segnalo un bellissimo Taurasi di Di Meo, il Vigna Olmo Riserva (elegante, fresco e dai tannini che ancora mordono, ma dolcemente).

Conclusioni

Riporto qui delle considerazioni personali maturate in questi anni di frequentazione della manifestazione. Credo che dalla tensostruttura del Castello di Taurasi dei primi anni al Palazzo Caracciolo il salto qualitativo sia stato enorme, non solo in termini d’immagine (che ovviamente rafforza) ma di contenuti.

Il progetto delineato nei primi tempi sta in questi ultimi anni definendosi sempre più chiaramente, grazie anche all’intervento delle istituzioni e di partner di livello che ne supportano l’attività.

Si apre una nuova fase per i giovani (ma non invecchiano mai?) di Miriade & Parners, che li vedrà muoversi in un contesto complesso, ma sicuri di avere una storia ormai consolidata alle spalle.

Come al solito devo ringraziare l’organizzazione che è stata ineccepibile sotto tutti gli aspetti. La squadra in campo si muove come conviene ai grandi club, con naturalezza e consumata esperienza ed autorità.

Al prossimo anno dunque.

Pasquale Porcelli

Non ho mai frequentato nessun corso che non fosse Corso Umberto all’ora del passeggio. Non me ne pento, la strada insegna tanto. Mia madre diceva che ero uno zingaro, sempre pronto a partire. Sono un girovago curioso a cui piace vivere con piacere, e tra i piaceri poteva mancare il vino? Degustatore seriale, come si dice adesso, ho prestato il mio palato a quasi tutte le guide in circolazione, per divertimento e per vanità. Come sono finito in Winesurf? Un errore, non mio ma di Macchi che mi ha voluto con sé dall’inizio di questa bellissima avventura che mi permette di partire ancora.


LEGGI ANCHE